Nokia Siemens Jabil: crisi o politiche di profitto?

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Pubblichiamo la storia dei lavoratori Nokia-Siemens che lottano per il loro posto di lavoro, contro le logiche delle multinazionali

Diamo voce ai lavoratori di Jabil e Nokia Siemens Networks che, ormai da tempo, stanno lottando per non perdere il proprio posto di lavoro. Lo scorso 28 settembre, alcuni lavoratori della Jabil e della Nokia, hanno protestato davanti i cancelli delle fabbriche  proprio perchè la Jabil ha ufficialmente dichiarato la cessazione di tutte le attività lavorative nel sito Nokia- Siemens di Cassina dè Pecchi per il prossimo 12 dicembre e chiesta la mobilità per tutti i 32 dipendenti.

Quello che fa indignare è che, come in innumerevoli altri casi, più che di crisi, si deve parlare di operazioni societarie speculative dove, a vincere anche sulle tragedie umane è sempre la logica del profitto.

Anna Lisa Minutillo, ci ha portato a conoscenza della situazione e ci ha fatto un resoconto della storia: quattro anni fa, dalla joint venture tra Nokia e Siemens veniva creato  Nokia Siemens Networks Italia (NSN). In questi quattro anni, il numero dei lavoratori è diminuito dalle 3000 unità a 1000, tra incentivi all’esodo, mobilità, cessione delle produzioni.

Una prima vertenza nel 2008, al termine del quale  la NSN si impegnava a mantenere in piena attività i siti italiani, a mantenere e potenziare la Ricerca e Sviluppo, a garantirne l’occupazione ed ad affidare a Jabil (multinazionale Americana acquisitrice dei reparti produttivi i nuovi prodotti e le nuove prototipazioni;

Jabil si impegnava a garantire i livelli occupazionali e il mantenimento e il rilancio industriale dei siti attraverso la ricerca di nuovi clienti.

A fine anno però la NSN ha iniziato ha ridurre la propria presenza, attraverso il ricorso sistematico agli esodi “spontanei” incentivati ed operazioni di cessione di rami d’azienda.

Niente di buono neanche per il settore ricerca e Sviluppo: “Nel 2007 nel settore ricerca e sviluppo di Cinisello lavoravano circa 900 persone, a maggio 2010 NSN ha chiuso il sito e trasferito il personale “superstite” (184 lavoratori), attraverso una procedura di cessione di ramo d’azienda, ad una società che si occupa di consulenza nel settore di sviluppo software”.

Il sito di Cassina dè Pecchi (Milano), poteva considerarsi una eccellenza nella ricerca con 1200 dipendenti e una produzione che copriva più del 20% del consumo mondiale dei Ponti Radio (MicroWave). C’era all’interno tutta la filiera : progettazione, prototipazione , produzione, vendita e manutenzione.

Ufficialmente NSN indica quello di Cassina come sito di riferimento mondiale per il MicroWave.

“ In realtà:

  • E’ stata ceduta a Jabil la fabbrica, mentre NSN ha avviato la produzione di un nuovo prodotto in una ex fabbrica Siemens in Germania ed è stata approntato ultimamente un nuovo sito produttivo in India.
  • E’ stata perseguita una politica di ridimensionamento dei ricercatori e la totale scomparsa del personale che si occupava della commercializzazione all’ estero.
  • Una parte del prodotto (IDU) molto importante e strategica delle attività di ricerca è stata trasferita a Shangai, dove è stato creato un polo di ricerca e sviluppo che ad oggi dopo due anni dall’ apertura occupa più di un centinaio di ricercatori;
  • E’ stato creato un reparto “confino” (Support Function), ufficialmente per trasferire le competenze a Shangai, ma di fatto per fare un contenitore di lavoratori della ricerca predisponendo così la loro fuoriuscita . isolandoli utilizzando forti pressioni psicologiche , come la richiesta di cassa integrazione, motivata da una non ben definita crisi congiunturale di mercato;
  • E’ stata deciso di “abbandonare la sede storica (di proprietà) a Cassina dè Pecchi per trasferirsi in una unica sede in affitto in un centro direzionale;
  • NSN sta valutando di cedere anche la ricerca e sviluppo del Microwave concludendo in questo modo la trasformazione di questo sito da “Centro di Competenza Internazionale” a semplice “Local Company” distruggendo definitivamente quanto costruito faticosamente e orgogliosamente in 50 anni”..

In merito alla Jabil, Annalisa scrive: “ A metà 2010 Jabil vende a Competence (società del fondo Mercatech) i siti produttivi italiani totalizzando purtroppo in soli 7 mesi ben 70 milioni di euro di debiti. A seguito dell’udienza del Tribunale di Milano che avrebbe dovuto sancire lo stato di insolvenza di Competence con la conseguente messa in amministrazione straordinaria ; Jabil inaspettatamente ritorna proprietaria dell’intero pacchetto azionario di Competence .

Ci auguriamo che questa bizzarra e onerosa mossa della multinazionale americana prefiguri la reale intenzione di tornare a investire nel nostro paese dal punto di vista industriale. Ma il presente e il domani non si gioca sulle dichiarazioni rassicuranti e sulle buone intenzioni espresse. Per il sindacato “è indispensabile che la ‘nuova’ proprietà presenti un piano industriale credibile rispetto al rilancio dell’attività e alla salvaguardia di tutti i posti di lavoro. Fino a quando questo non accadrà, le lavoratrici e i lavoratori di Cassina de Pecchi, resteranno in assemblea con presidio permanente come dichiarato dalla RSU JABIL”.

Alcune considerazioni finali di chi ci scrive:

“La scelta della multinazionale di cedere le produzioni, scorporare parti considerate non strategiche, smantellare la forza di vendita specifica, trasferire parte della ricerca a Shangai, non avviare ricerche per nuovi prodotti, cancellerà un patrimonio industriale e professionale che per oltre mezzo secolo ha portato l’azienda ad essere leader mondiale del mercato delle telecomunicazioni.

A Cassina ci sono ancora le competenze per ritornare sul mercato Microwave a pieno titolo, purchè la multinazionale compia scelte diverse che passino dal rilancio di nuovi prodotti atti a restituire capacità produttiva a tutte le società presenti nel sito e dalla ripresa dei rapporti con l’università e con il territorio, recuperando la ricerca e sviluppo proprio sui nuovi progetti strategici riprendendo così un ruolo nel settore delle telecomunicazioni a livello mondiale.

NSN non può continuare a guardare solo i risultati finanziari a breve termine senza avere un progetto a medio/lungo termine se non quello mai dichiarato di totale dismissione .

Anche rispetto agli investimenti Governativi (statali e regione Lombardia) sul digital divide e la banda larga, la tecnologia dei ponti radio sviluppata e prodotta a Cassina può integrare le connessioni in fibra ottica in alcune zone del nostro paese (montagne, colline, zone isolate) limitando drasticamente i costi.

Per questo i lavoratori contestano la strategia aziendale che prevede lo smantellamento graduale di NSN e JABIL , la perdita di risorse e competenze, la “distruzione” graduale di un patrimonio industriale così importante per il paese”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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