Bankitalia: il 65% delle famiglie è in difficoltà economica

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Per Bankitalia il 65% delle famiglie italiane ha isufficenza di reddito. Più colpiti i nuclei famigliari giovani e con casa in affitto e con il capo famiglia operaio o disoccupato

E’ un’Italia povera e in forte difficoltà economica quella che descrive la Banca d’Italia in due pubblicazioni, “Le difficoltà del risparmio nelle valutazioni delle famiglie italiane e “Il risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi”; due quaderni di Economia e Finanza, pubblicati in questi giorni da Via Nazionale.

Il 65% delle famiglie valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario. Una situazione che riguarda soprattutto i nuclei famigliari che vivono in affitto, in cui il capo-famiglia è operaio oppure disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale.

“Nel complesso emergono chiari segnali di difficoltà delle famiglie nel riuscire a risparmiare la quantità di risorse desiderata, in presenza di una marcata contrazione del reddito disponibile e del contestuale obiettivo di contenerne l’impatto sul proprio tenore di vita.

In particolare, sono aumentate, fino a toccare il 90% nell’ultimo quinquennio (dal 75% degli anni precedenti), le famiglie che ritengono opportuno risparmiare, plausibilmente per motivi precauzionali legati alla fase ciclica recessiva.

Tali giudizi sono meno diffusi tra i lavoratori autonomi e riguardano senza distinzione le varie tipologie di struttura familiare (ad esempio per età del capo-famiglia e grado di istruzione). La quota di famiglie che ritengono di avere effettive possibilità di risparmio si è collocata su livelli storicamente bassi, intorno al 30% dalla metà dello scorso decennio (era sul 50% all’inizio degli anni novanta)”.

Tra il 2008 e il 2010 il tasso di risparmio è sceso dal 4,5 allo 0,6 per cento.Sebbene la riduzione della propensione al risparmio sia un fenomeno di lungo periodo, la crisi sembra aver colpito duramente le famiglie più povere; in precedenza questi nuclei avevano avuto un tasso di risparmio prossimo a zero solo durante la recessione del 1993.

Chi ha più difficoltà  nella propensione al risparmio sembra essere le famiglie in affitto: tra il 2008 e il 2010, il tasso di risparmio degli affittuari è diminuito dal 5 all’1 per cento del reddito; per i proprietari invece la propensione al risparmio si è ridotta solo di un punto.

In passato il risparmio di proprietari e affittuari era più simile: nel 1991 gli affittuari avevano una propensione al risparmio pari al 21 per cento, nettamente superiore a quella delle famiglie nel primo quartile di reddito, pari al 6 per cento, e solo di cinque punti inferiore a quella dei proprietari.

A far le spese della crisi sono le famiglie con capofamiglia di età inferiore a 35 anni: la propensione al risparmio è scesa dal 17,8 al 13,5 per cento del reddito tra le due ultime rilevazioni.

Nei venti anni precedenti si era già evidenziato un crescente divario rispetto al tasso di risparmio registrato per i nuclei con capofamiglia tra i 35 e i 54 anni, sceso di 6,5 punti tra il 1991 e il 2010 (dal 25 al 18,5 per cento), a fronte di una riduzione quasi doppia (di 11,3 punti) per le famiglie giovani (dal 24,8 al 13,5 per cento).

Molte famiglie non riescono a risparmiare. La percentuale di nuclei con reddito inferiore ai consumi (risparmio negativo) è aumentata di quasi 3 punti tra il 2008 e il 2010, fino a raggiungere il 22 per cento. Nello stesso periodo, anche tra le famiglie in affitto è cresciuta la quota di quelle con risparmio negativo, dal 44 al 49 per cento.

Particolarmente consistente è stato l’aumento, dal 31 al 43 per cento, registrato per le famiglie che non detengono attività finanziarie e sono, pertanto, più esposte alle oscillazioni del reddito.

L’aumento degli squilibri , continua lo studio di Bankitalia, è segnalato anche dall’incremento della concentrazione della ricchezza: tra il 2008 e il 2010 la quota di ricchezza netta posseduta dai tre quartili di reddito più bassi è diminuita a vantaggio della classe più elevata. L’esigua frazione di ricchezza detenuta dai nuclei giovani, si è ridotta ulteriormente.

Un peggioramento quindi delle condizioni di vita che,” tra il 2008 e il 2010 ha riguardato particolarmente accentuata giovani e gli affittuari. Nel 2010 le famiglie povere di reddito e di ricchezza al netto dell’abitazione di residenza erano l’8,8 per cento, in lieve aumento rispetto al 2008; tra quelle giovani, l’incidenza della povertà è invece aumentata di quasi tre punti tra le due rilevazioni, fino a raggiungere il 15,2 per cento, un valore ben più elevato di quello della popolazione nel suo complesso.

Per gli affittuari la percentuale è ancora maggiore, pari al 26,1 per cento, in aumento di 3,5 punti tra le ultime due rilevazioni”.

Per approfondimenti potete leggere i due studi ai seguenti link: le difficoltà del risparmio nelle valutazioni delle famiglie italiane e Il risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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