Buoni Lavoro, studio della UIL: Voucher, questi ex sconosciuti

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


La UIL ha rilasciato un'interessante studio sui voucher o buoni lavoro dal titolo Voucher “buoni(?)lavoro” Questi ex sconosciuti.

Il 26 febbraio scorso la UIL ha rilasciato una interessante guida sul lavoro occasionale di tipo accessorio e sui voucher o buoni lavoro dal titolo Voucher “buoni(?)lavoro” Questi ex sconosciuti.

Attraverso questo studio la UIL, cerca di dimostrare – spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL – come il lavoro accessorio attraverso l’utilizzo del voucher o buono lavoro sia cresciuto, anno dopo anno, dal 2008 al 2015 rappresentando al momento la più grande forma di precariato in Italia.

Lo studio analizza la diffusione e la quantità dei buoni lavoro dal 2008 (535 mila voucher venduti) al 2015 (115 milioni circa) dimostrando come la costante crescita sia strettamente legata alle modifiche normative che hanno portato questo istituto dall’uso per lavori occasionali come il piccolo giardinaggio o le lezioni private ad una vera e propria forma di lavoro nei più svariati settori, fra i più usati il settore commercio e il turismo.

In ultimo il Jobs Act ha persino innalzato il tetto di utilizzo a 7 mila euro che non farà altro che ridurre ulteriormente i potenziali rapporti di lavoro subordinato a favore dell’utilizzo di questo poco tutelante istituto per il lavoratore. Questo nel tempo produrrà, oltre che instabilità lavorativa senza nessuna tutela, pensioni minime, bassa professionalità, e infine ma non meno importante un buco fiscale nelle casse dello Stato, sia perchè questi redditi non vanno dichiarati al fisco, sia perchè i voucher sono esentati dal contributo per indennità disoccupazione e non danno diritto a essa.

Voucher o buoni lavoro, questi ex sconosciuti

Introduzione

Quando nel 2003 fu introdotto nel nostro ordinamento il “lavoro occasionale accessorio”, retribuito attraverso i “buoni lavoro” (voucher), in pochi contestarono la volontà del legislatore di tentare di regolare, in forma semplice e non burocratica, prestazioni di lavoro oggettivamente residuali e, appunto, occasionali.

Ci si rivolgeva, in particolare, a quelle prestazioni brevi, saltuarie, accessorie, discontinue per le quali era, e purtroppo in gran parte ancora oggi è, in uso il pagamento in nero: piccoli lavori domestici, giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi, monumenti, insegnamento privato supplementare (ripetizioni), consegna porta a porta, che spesso non vedevano forme “regolate” e “regolari” di lavoro.

Si trattava, essenzialmente, di quelle attività (purtroppo non da sole) dove si potevano più facilmente annidare sacche di lavoro nero.

Ed era questa la finalità principale per la quale nacque questo istituto: andare a coprire quella fetta di mercato occupazionale “nascosta” che sarebbe potuta rimanere tale anche in presenza delle nuove forme contrattuali flessibili nate nello stesso anno (co.co.pro., lavoro a chiamata, contratti di inserimento, somministrazione, etc).

[…]

Continua a leggere lo studio della UIL

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

Altri articoli interessanti