Forum Giovani, oltre 10 mila cervelli in fuga

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Secondo l'indagine FNG-CNEL più di 10 mila i giovani professionisti tra il 1997 e il 2010 hanno lasciato l'Italia per cercare fortuna all'estero

Sono più di 10 mila i giovani professionisti che tra il 1997 e il 2010 hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero. A rivelarlo è la ricerca “Dall’Italia all’Europa, dall’Europa all’Italia. Giovani professionisti in movimento”, condotta dal Centro Studi del Forum Nazionale dei Giovani in collaborazione con il CNEL presentata oggi a Roma presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

Il Presidente del CNEL On. Prof. Antonio Marzano sintetizza così i dati contenuti nella ricerca:

«Il peso della prolungata crisi economica è caduto sulle spalle non solo, ma soprattutto, dei giovani: tassi di disoccupazione più alti, ed una prospettiva che, per la prima volta, si presenta economicamente meno soddisfacente rispetto a quella delle generazioni giovanili precedenti, testimoniano questa realtà, spesso costituita da precarietà ed incertezza.

Da tutto ciò non sono esenti i giovani professionisti. Migliorarne le condizioni sotto il profilo dell’accesso alle professioni, della meritocrazia, che deve essere alla base del loro successo e delle garanzie di base per le fasi iniziali del loro rapporto di lavoro e della loro mobilità, sono forse i temi che chiedono più attenzione.

L’importanza delle professioni, e dei rispettivi “Ordini”, va analizzata anche al di là del contingente del dibattito sulla loro riforma. Un aspetto centrale di questa riforma è quello del miglioramento della condizione dei giovani professionisti. La conquista di una solida reputazione è il primo problema di ciascuno di essi. Questo tipo di reputazione non può essere assolta attraverso i soli rapporti di parentela con i professionisti già affermati: sarebbe una soluzione impropria, non inclusiva, privilegiata e non meritocratica».

La situazione è quindi drammatica, non è solo questo studio a rivelarcelo, ma questi dati ci devono far riflettere se pensiamo che la Cina ad esempio investe oltre il 20% del PIL in Ricerca e Sviluppo; senza andare troppo lontano la Germania è uscita dalla sua crisi puntando tutto sulla conoscenza e la cultura. L’Italia invece continua a tagliare in una continua rincorsa al ribasso inspirandosi, non si capisce bene a quale modello di sviluppo! Senza contare infine la mancanza cronica di merito in tutti gli ambiti scolastici e lavorativi del Bel Paese.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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