Rapporto sulla coesione sociale 2013

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Quarto rapporto sulla Coesione Sociale in Italia nel 2013 a cura del Ministero del Lavoro, Inps e Istat.

Fine anno è sempre momento di conti e di bilanci. Un bilancio della nostra Italia l’hanno fatto anche il Ministero del lavoro, l’Istat e l’Inps, presentando lo scorso 30 dicembre, il quarto Rapporto sulla Coesione sociale. Nessuna sorpresa, purtroppo, è leggere dal rapporto che l’Italia è un paese vecchio, precario e sempre più sulla soglia della povertà.

I disoccupati sono 2 milioni 744 mila, 636 mila rispetto al 2011. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4 punti percentuali in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 35%.

Negli ultimi quattro anni (2010-2013) si assottiglia la quota di lavoratori dipendenti under30, dal 18,9% al 15,9%. Aumenta il peso relativo della quota femminile, dal 40,9% del 2010 al 41,9% del 2013. Il contratto a tempo indeterminato  diventa sempre più un miraggio: il numero medio di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2013 è diminuito rispetto all’anno precedente (-1,3%) attestandosi a quota 10.352.343. Il fenomeno ha riguardato soprattutto i lavoratori under30 che sono diminuiti del 9,4%.

Aumentano del 72,6% per converso, il numero di lavoratori stagionali che, nel primo semestre  2013 passano da 79.269 a 136.817. Su questo forte aumento gioca molto la Riforma Fornero del lavoro dato che, secondo l’Istat il forte incremento del numero di lavoratori stagionali è dovuto alla previsione normativa di escludere tale tipologia di lavoratori dal contributo addizionale dell’1,4% dell’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi), introdotto dalla riforma Fornero per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato.

Il lavoro a tempo parziale riguarda in prevalenza l’universo femminile: nelle forme tipiche di part- time, orizzontale verticale e misto, le donne rappresentano nel 2013 rispettivamente il 71,9%, il 68,4% e il 75,0% dei lavoratori con contratto a orario ridotto.

Povertà

Nel 2012 il 12,7% delle famiglie residenti in Italia (+1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8% degli individui (+2,2 punti) si trova in condizione di povertà relativa. Sono i valori più alti dal 1997.La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%).

La condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, in cui convivono più generazioni. Fra queste ultime una famiglia su tre è relativamente povera e una

Nel 2012 l’indicatore sintetico “Europa 2020”, che considera le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, ha quasi raggiunto in Italia il 30%, soglia superata, tra i paesi dell’Europa a 15, solo dalla Grecia.

Pensionati

Al 31 dicembre 2012 i pensionati sono 16 milioni 594mila; di questi, il 75% percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs), il restante 25% riceve pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni Ivs.

Sotto il profilo geografico, il 28,3% dei pensionati risiede nel Nord-ovest, il 20,1% rispettivamente nel Nord-est e nel Centro, il 21,3% nel Sud e il 10,2% nelle Isole. La classe di età più numerosa è quella degli ultraottantenni, con circa 3 milioni 900 mila pensionati, seguono quella dei 65-69enni, con circa 2 milioni 912mila pensionati e quella dei 70-74enni con 2 milioni 893mila individui; l’8,1% dei pensionati ha meno di 55 anni.

Quasi un pensionato su due (46,3%) ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro. Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati diminuisce mediamente dello 0,68%, mentre l’importo annuo medio aumenta del 5,4%.

Il rapporto completo lo trovate su www.lavoro.gov.it, sul sito dell’Istat e dell’Inps.

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti