Progetti italiani per aiutare le donne e le mamme lavoratrici

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Per fortuna non tutto il Governo la pensa come il Ministro Gelmini, che proprio il Primo Maggio ha dichiarato che "stare a casa dopo un parto è un privilegio"

Per fortuna non tutti in Italia la pensano come il Ministro Gelmini, che il Primo Maggio ha dichiarato che “stare a casa dopo un parto è un privilegio“, dichiarazioni sulle quali ancora non si placano le polemiche, l’ultima a rispondere al Ministro neo-mamma è stata Daria Bignardi. Molte infatti sono le iniziative portate avanti da pubblico e privato proprio per favorire ed aiutare il reinserimento lavorativo delle donne e le mamme italiane.

Dopo la carta per le pari opportunità, presentata lo scorso ottobre 2009 promossa da Fondazione Sodalitas, AIAF, AIDDA, Impronta Etica, UCID,  l’Ufficio Nazionale Consigliera di Parità e con l’adesione del Ministero del Lavoro, della Salute, e delle Politiche Sociali e il Ministero per le Pari Opportunità;  lo scorso 29 aprile è stato approvato  il pacchetto di misure contenute nel “Piano di conciliazione”per il sostegno alle madri che lavorano e all’occupazione femminile predisposto dal Ministero delle pari opportunità.

Il Piano di interventi per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro investe 40 milioni di euro del Fondo Pari Opportunità nelle baby sitter di condominio, dette tagesmutter, nell’implementazione dei servizi per la prima infanzia, nel telelavoro, nel reinserimento delle donne dopo il congedo per maternità.

La tagesmutter è una figura professionale molto diffusa nei Paesi del Centro e del Nord Europa e già utilizzata in alcune Regioni, che accudisce un massimo di cinque bambini di età compresa tra gli zero e i tre anni nel proprio domicilio.

Del Piano fanno parte anche misure per favorire il rientro in ufficio di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale tramite percorsi formativi e di aggiornamento; incentivi per il telelavoro mediante acquisto di attrezzature hardware, pacchetti software e attivazione di collegamenti ADSL; erogazione di  voucher per l’acquisto di servizi di cura offerti da strutture specializzate (nidi, centri estivi, ludoteche) o in forma di “buoni lavoro” da prestatori di servizio per le famiglie in difficoltà; diffusione di contratti a tempo parziale modellabili sulle esigenze delle famiglie; sostegno ad interventi sperimentali proposti dalle Regioni e dalle Province autonome, tra i quali gli albi comunali per babysitter e badanti.

Sempre nel sito del ministero delle pari opportunità ho trovato un chiaro esempio  di attuazione della legge (art. 70 della Finanziaria 2002) che consente l’allestimento di asili nei luoghi di lavoro. Si chiama Qui Quo Qua, il micro-nido del Ministero per le Pari Opportunità, ed è  struttura, collocata all’interno del Dipartimento, che può ospitare fino a 15 bambini in età compresa tra i tre mesi e i tre anni ed ha uno dei suoi punti di forza nell’orario (8.00 – 20.00) perfettamente compatibile con quello dei genitori.

I genitori hanno libero accesso al micro nido e, compatibilmente con i loro impegni lavorativi, possono trascorrere del tempo con i propri figli nei vari momenti della giornata (pappa, cambio, giochi, ecc) interagendo con le stesse educatrici.

Il ministero del lavoro ha dato il via lo scorso 3 maggio alla campagna di comunicazione “sicuramente noi” finalizzata  ad  informare i cittadini, e in particolare le donne che lavorano, sul ruolo delle Consigliere di Parità, che in ogni Regione e Provincia svolgono azioni concrete per promuovere l’occupazione femminile e la conciliazione tra lavoro e famiglia, intervenendo direttamente a sostegno delle pari opportunità, dell’uguaglianza e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’idea creativa si sviluppa a partire dalle più comuni situazioni a rischio che le donne lavoratrici si trovano a dover gestire: inserimento nel mondo del lavoro, avanzamento di carriera, stress correlato alla conciliazione lavoro-famiglia, garanzia di adeguate condizioni di sicurezza.

Un progetto molto più interessante mi sembra anche quello lanciato da Gi Group: moms@work, attivo per il momento sul territorio milanese, studiato per raggiungere un duplice obiettivo: da un lato aiutare donne qualificate e motivate a rientrare – o a trovare il proprio spazio – nel mondo del lavoro e dall’altro aiutare le aziende a capire e a cogliere i vantaggi, anche economici, del lavoro flessibile.

  • Si può proporre un orario flessibile in ingresso e in uscita dal lavoro su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale o  richiedere un part-time,
  • Si può proporre la creazione in azienda di una vera e propria “banca delle ore” (istituto contrattuale inserito in vari CCNL), che consente di accantonare, su un conto individuale, un certo numero di ore prestate in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro. Ore preziose che, entro periodo di tempo concordato, potranno essere usate per godere di riposi compensativi.
  • Si può richiedere il telelavoro.
  • Si può proporre una gestione più proattiva delle pause pranzo (solo mezz’ora, con la possibilità di uscire mezz’ora prima) ma anche chiedere permessi specifici in relazione alle esigenze famigliari dei genitori (montante permessi per colloqui scolastici, visite mediche, per esempio)
  • Si può contribuire ad ottimizzare i tempi proponendo di lavorare da casa per alcune ore al giorno o per alcuni periodi di tempo, pur non adottando la forma del telelavoro in toto

Molto deve essere ancora fatto, ma questo probabilmente, che che ne dica la Gelmini è un buon inizio.

Campagna di Comunicazione sulla sicurezza e la tutela del lavoro al femminile: il ruolo attivo delle Consigliere di Parità. “Sicuramente Noi

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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