Di crisi si muore: 32 imprenditori suicidi da inizio anno

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Secondo uno studio CGIA di Mestre sono 32 gli imprenditori suicidi dall'inizio dell'anno. Un dato tristissimo che deve far rifletterere

Crisi Suicidi Cgia Mestre

Dall’inizio dell’anno, la crisi ha ucciso 32 imprenditori che, hanno preferito il suicidio al fallimento della propria azienda.

E’ questo il tristissimo calcolo, seppur approssimativo e, di sicuro provvisorio, realizzato dalla CGIA di Mestre. La regione più colpita è il Veneto con 10 suicidi, seguita dalla Puglia e dalla Sicilia, con 4 suicidi e dalla Toscana con 3.

Difficile dare una risposta esaustiva delle cause di queste tragedia; tuttavia, sottolinea la CGIA, “la mancanza di liquidità è il denominatore comune che si riscontra in quasi tutti questi drammi: senza contare che molti imprenditori, a seguito del mancato pagamento da parte dei committenti, sono sprofondati nella crisi più profonda senza riuscire a risollevarsi”.

Per questo la CGIA chiede, così come è già stato fatto qualche settimana fa dalla Regione Veneto,  di istituire a livello nazionale un fondo di solidarietà per l’erogazione di mutui in favore di piccoli e medi imprenditori in chiara situazione di difficoltà economica e finanziaria e privi di accesso al credito bancario o ai quali sono stati revocati affidamenti da parte di banche o intermediari creditizi e noi di Lavoro e Diritti ci accodiamo all’appello.

Tra il 2008 ed il 2010, sempre secondo uno studio della CGIA di Mestre, i suicidi per motivi economici sono aumentati del 24,6%, mentre i tentativi di suicidio, sempre legati alle difficoltà economiche, sono cresciuti leggermente meno: + 20%.

In termini assoluti, a fronte di 150 suicidi per ragioni economiche registrati nel 2008, nel 2010 (ultimo anno disponibile) i gesti estremi per motivi economici sono saliti a 187, mentre i tentativi di suicidio sono passati da 204 a 245.

L’ultimo gesto estremo in ordine di tempo è di ieri, 3 maggio, quando un ex imprenditore di 54 anni, si è barricato negli uffici dell’Agenzia delle Entrate di un paesino Lombardo, ha tenuto in ostaggio 15 persone per poi, al termine della giornata, liberarli e consegnarsi ai Carabinieri. “Non ho soldi, mi ammazzo, sono disperato, o mi uccido o faccio una strage”.

Queste non sono proprio il genere di notizie che vorrei dare, ma ho sentito il dovere di farlo, fosse solo come forma di denuncia e perchè, tacere queste cose, non parlarne aumenterebbe solo l’assordante silenzio che circonda chi si trova in questa triste situazione.

Qualcuno faccia qualcosa, le istituzioni, le banche, il governo, prendano provvedimenti perchè, se è vero che, come ha detto Monti, per la crescita ci vuole tempo, le imprese o meglio, gli imprenditori che hanno i conti in rosso, che sono costretti a chiudere la baracca, non possono più aspettare.

Non possono aspettare neanche i lavoratori che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro e, con esso, anche la dignità.

Si intervenga prima che il nostro paese diventi un paese di zombi che vagano per la città senza prospettive e senza futuro. Politici che andate in vacanza spendendo migliaia di mila euro e che, per non fare praticamente nulla state dissanguando il vostro paese, passatevi una mano sulla coscienza.

“Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi”. John Fitzgerald Kennedy

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • antonio

    Le tasse, le devono pagare solo quelli che hanno una vera capacità contributiva e non anche i poveracci…le leggi attuali sono ingiuste e violano altre leggi ma purtroppo non esiste giustizia

  • ANTONINO TROVATO

    Per questi imprenditori, Monti e compagnia, la colpa è stato l’art.18 oppure la chiusura del credito da parte delle banche che, come sempre, sono al servizio del grande capitale? Questo era ed è un problema da risolvere urgentemente, se volete dare respiro agli investimenti per creare sviluppo e lavoro!