Jobs act: l’annunciata (ma falsa) abolizione del precariato

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Nicola Coccia e Giovanni Furfari, sul Fatto Quotidiano Online, spiegano come, secondo loro, il Jobs Act ha abolito solo a parole il precariato

L’obiettivo primario del Jobs Act è creare nuova occupazione stabile. Il contratto a tempo indeterminato diventa finalmente la forma di assunzione privilegiata.

Quella di sopra è una delle frasi introduttive che campeggiano in bella vista sul sito predisposto dal Governo dedicato esclusivamente alla riforma del lavoro portata a termine dal Ministro del Lavoro Poletti e dal Presidente del Consiglio Renzi comunemente denominata Jobs Act.

Non sono propriamente di questo avviso gli avvocati e giuslavoristi Nicola Coccia e Giovanni Furfari, che per la rubrica “Area pro labour Giuristi per il lavoro” sul Fatto Quotidiano Online, hanno scritto un utilissimo articolo con il quale spiegano come, secondo loro, il Jobs Act ha abolito solo a parole il precariato.

Jobs act e l’annunciata (ma falsa) abolizione del precariato: il ‘lavoro intermittente’

di Nicola Coccia e Giovanni Furfari

Nei proclami della vigilia il Jobs Act avrebbe perseguito il rilancio dell’occupazione attraverso uno scambio: la rinunzia alla tutela reintegratoria in caso di licenziamento illegittimo a fronte del superamento delle forme contrattuali atipiche e dell’ingresso nel mondo del lavoro con il contratto a tempo indeterminato per tutti. In effetti, con il contratto a tutele crescenti l’articolo 18 Statuto dei Lavoratori sembra definitivamente archiviato. Ci si aspettava, quindi, la cancellazione delle forme più plateali di lavoro precario e, sul piano delle affermazioni di principio, il decreto legislativo 81/2015, attuativo della delega in materia di riordino delle forme contrattuali, sembra partire bene: “Il contratto a tempo indeterminato costituisce la forma comune del rapporto di lavoro”.

Proseguendo la lettura si scopre però che si può liberamente assumere a tempo determinato – senza necessità di alcuna particolare esigenza (causale) – fino a 36 mesi e con il solo limite del 20% dell’organico, con possibilità di utilizzare largamente al contempo lavoratori somministrati. Per di più i limiti percentuali non valgono, ad esempio, per avvio di nuove attività, sostituzioni, intere categorie di lavoratori quali quelli di età superiore a 50 anni.

Continua a leggere su: www.ilfattoquotidiano.it

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

Altri articoli interessanti