La bozza del Jobs Act di Matteo Renzi

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Ecco cosa prevede il Jobs Act, il piano per il lavoro proposto dal neo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi

Come ben sanno i nostri lettori, raramente parliamo di politica e di ciò che vi ruota intorno. In questo inizio 2014 però si fa un gran parlare della proposta del neo segretario del PD Matteo Renzi, sul lavoro, il cosiddetto Jobs Act. Abbiamo ritenuto opportuno quindi andarlo a leggere per capire bene quanto questa proposta possa essere valida, dal nostro modestissimo punto di vista.

La proposta di Renzi, pubblicata sul suo sito personale in data 8 gennaio, è composta da 3 parti, o macroaree che riguardano la capacità di fare impresa in Italia, la creazione di posti di lavoro tramite appositi piani industriali e la riforma delle regole in materia di diritto del lavoro e legislazione sociale.

Le proposte, che trovate a fondo pagina, appaiono abbastanza condivisibili, anche se molto generiche, ma ovviamente si tratta di una prima bozza, che a quanto scrive il segretario sarà sottoposta ad una discussione nei prossimi giorni.

Visto che la discussione è già iniziata ci permettiamo di dire la nostra, almeno per quanto riguarda le regole, ovvero sulla terza parte della proposta.

  1. Ok alla semplificazione delle norme, sembra evidente vista la situazione attuale. Quello che ci piacerebbe vedere sarebbe un Parlamento e un Governo che che danno poche e semplici indicazioni e che il resto delle regole siano lasciate alla contrattazione collettiva. Per prima cosa però sarebbe bello accorpare in pochi e semplici CCNL tutti i contratti nazionali ora vigenti, per evitare i doppioni ma anche per escludere a priori le differenza a volte macroscopiche fra tutele e diritti dei lavoratori appartenenti a settori produttivi simili ma con diversi CCNL di riferimento.
  2. Si alla riduzione dei contratti, anche se riteniamo impossibile utilizzare una solo tipologia contrattuale per ogni tipo di rapporto di lavoro esistente. Ottima l’idea del contratto d’inserimento a tutele crescenti, ma forse già c’è ed è sottoutilizzato, si chiama apprendistato.
  3. Per quanto riguarda l’assegno universale nulla di nuovo oltre il nome, la Riforma Fornero ha introdotto l’ASpI che passata questa fase di transizione sarà operativa ed estesa un po’ a tutti. Comunque risolvendo il problema delle tipologie contrattuali si risolverebbe anche il problema dell’estensione del diritto all’assegno.
  4. Sul punto 4 penso ci sia poco da discutere, visto che non è una proposta generica ma molto specifica.
  5. Ben venga questa benedetta riforma dei Centri per l’Impiego, basta che non sia l’ennesima operazione di maquillage.
  6. Una più ampia riforma del sistema sindacale italiano non sarebbe male.

Infine ci permettiamo di sottolineare che non si parla di contribuzione e relativi sgravi, nonchè di pensioni. Forse contributi e pensioni rientreranno in un prossimo piano sul welfare ok, ma, a nostro avviso, non si può tralasciare in un grande piano per il lavoro, il sistema degli sgravi contributivi e incentivi fiscali alle assunzioni che avrebbero anch’essi bisogno di un’ampia revisione.

Di seguito la bozza di Jobs Act così come pubblicata sul sito di Matteo Renzi:

Parte A – Il Sistema

  1. Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell’Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).
  2. Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.
  3. Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.
  4. Azioni dell’agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.
  5. Eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.
  6. Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.
  7. Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.
  8. Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

Parte B – I nuovi posti di lavoro

Per ognuno di questi sette settori, il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro.

  1. Cultura, turismo, agricoltura e cibo.
  2. Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers)
  3. ICT
  4. Green Economy
  5. Nuovo Welfare
  6. Edilizia
  7. Manifattura

Parte C – Le regole

  1. Semplificazione delle norme. Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero.
  2. Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.
  3. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.
  4. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.
  5. Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
  6. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.
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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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