Lo Statuto dei lavoratori compie 40 e per Sacconi può anche andare in pensione

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Mentre la legge 300/70, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori compie 40 anni, il Ministro Sacconi ha deciso, che deve essere riformato, con il passaggio ad uno “statuto dei lavori”.

Oggi la legge 300/70, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori compie 40 anni e, il Ministro Sacconi ha deciso, che così com’è non va più bene e  deve essere riformato; il progetto che ha in mente è il passaggio ad uno “statuto dei lavori”.

In pratica, nel nuovo “Statuto dei Lavori”, spiega il ministro in una intervista al Corriere della Sera, “troveranno conferma i diritti inderogabili di legge, mentre per le tutele varrà il principio della sussidiarietà”. E le parti sociali “dovranno adattare ai diversi territori, settori, situazioni d’impresa le tutele per renderle effettive, combinandole con obiettivi di competitività e occupazione”.

In pratica, l’idea è quella di una legge più “leggera”, più “essenziale”, che disciplini i diritti fondamentali che vanno riconosciuti a tutti e che lasci alle parti sociali il compito di adattare l’organizzazione delle singole tutele ai diversi territori, settori e aziende. Le prime indicazioni saranno contenute nel piano triennale del lavoro che proporrò alla consultazione con le parti sociali. Poi il Governo varerà un disegno di legge delega per lo Statuto”.

Della stessa idea è anche Schifani il quale ha dichiarato: “ è indispensabile” garantire una “tutela piena del lavoro” in tutte le sue forme e anche in quelle, molto diffuse, della precarietàc ed è necessario “che le forze politiche e sociali si interroghino sui passi necessari  per giungere, sulla scorta del pensiero di Marco Biagi, da uno Statuto dei lavoratori ad un Statuto dei “lavori”.

Non molto d’accordo i sindacati: Epifani, boccia il progetto del ministro: il passaggio a uno “Statuto dei lavori”, avverte, comporterebbe “la sostanziale equiparazione dei diritti dei lavoratori dipendenti con quelli dell’impresa e la riduzione degli spazi di libertà per i lavoratori”. E necessario salvaguardare “l’impianto della legge del ’70 dagli attacchi che sta subendo”. Anche se è possibile, dice Epifani, “ragionare su eventuali modifiche che ne rendano il contenuto più adeguato alla realtà attuale è impensabile mettere mano ai diritti dei lavoratori”.

Concordano invece Cisl e Uil: Giorgio Santini (Cisl) ha dichiarato che seppur lo Statuto ha “un nucleo di forte attualità con principi riconosciuti anche nella Carta europea dei diritti fondamentali dei lavoratori, servono modifiche, integrazioni affinché l’impianto che resta valido venga aggiornato per stare al passo con la realtà che è mutata”. Per la Uil basta vedere l’intitolazione del convegno per la celebrazione dei 40 anni dello Stauto per capire la posizione:”Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori”.

Beh noi, non possiamo far altro che attendere di vedere come e in che modo il caro Statuto dei lavoratori verrà “aggiornato” ai nostri tempi!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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