Malgara: intervista a Milena Sega, delegata di fabbrica Fai Cisl

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Per capirne qualcosa in più, sulla crisi che si è abbattuta sulla fabbrica di pasta fresca, "Malgara Chiari e Forti", nel trentino abbiamo intervistato Milena Sega, delegata di fabbrica della Fai – Cisl

Qualche settimana fa, abbiamo raccolto l’appello degli operai della “Malgara”, ex Paf di Borghetto Avio, che, chiedevano ascolto e, soprattutto solidarietà per fronteggiare la crisi di una azienda fino a non molto tempo fa sana, che oggi, ha messo in cassa integrazione i suoi operai.

Per capirne qualcosa in più, abbiamo intervistato la combattiva Milena Sega, delegata di fabbrica della Fai – Cisl (che ringrazio sin d’ora per il tempo concessomi).

Nel frattempo, la mobilitazione degli operai ha prodotto qualche primo intervento: nella odierna giornata, l’assessore all’industria Olivi, si recherà presso l’azienda per parlare con i lavoratori della situazione della Malgara. Se vi va, potete seguire la protesta sulle pagine facebook operai malgara e cig alla Malgara.

Qual è attualmente lo stato della Malgara ex Paf e dei suoi dipendenti?

La Malgara ex Paf è attualmente una fabbrica che produce pasta fresca ripiena (tortellini e ravioli per il mercato delle private label). Da lunedì 19 aprile siamo in cassa integrazione ordinaria per un totale di 13 settimane, ciò a causa di una importante perdita di una commessa per il mercato inglese, ASDA.

Sarà possibile recuperare la perdita della commessa e tornare alla produzione di sempre?

Il fatto che la ditta possa recuperare la commessa persa di ASDA, sia che possa trovare altri  possibili clienti sul mercato è di auspicio per tutti, anche se attualmente nessun dato certo ci è stato comunicato. L’unico investimento per recuperare mercato che attualmente è stato prospettato e che stà già muovendo i primi passi è una nuova linea di pasta liscia.

Cosa prevede l’accordo sulla CIG, fortemente voluta dalle rappresentanze sindacali?

I sindacati hanno fatto ciò che di prassi viene fatto, ossia firmare un accordo per la CIG chiedendo la rotazione per tutti i dipendenti. Per ottenerla, noi delegati ci siamo battuti in prima persona poichè, la direzione, all’inizio, aveva persino creato gruppi di lavoratori esclusi dalla cassa, o, cosa ancora peggio, professionalità e ruoli di ”comando” ad hoc. Ciò avrebbe creato discriminazioni sugli operai. Per dirla breve, molti di loro avrebbero dovuto fare molte settimane di casse, altri pochissime, o forse nessuna, con tutte le conseguenze economiche che ciò comporta.

I sindacati hanno messo comunque sull’accordo della cassa l’ottenimento dei ratei garantito. Ma ciò che ha creato più malumore e lo stà creando ancora oggi, è tutta una situazione alle spalle che non funziona: stipendi che arrivano invece che al 10 al 20 del mese o, ancora più tardi (22-26); ritardi pesanti con il versamento da parte dell’azienda delle rate per la previdenza complementare (130.000 euro di arretrati). Persino le tessere sindacali, abbiamo saputo, non vengono versate (l’azienda le trattiene, ma non le versa) e questa situazione di disagio per i lavoratori stà avvenendo da 2 anni ormai.

L’azienda vi ha dato delle notizie su come intende agire o meglio, esiste un dialogo tra i lavoratori e l’azienda?

Le notizie tra azienda e lavoratori spesso sono frammentarie o poco se non per nulla,verificabili nell’immediato. Troppo spesso hanno detto che pagavano e non l’hanno fatto; troppo spesso hanno promesso..e non l’hanno fatto. La chiarezza non è una dote che appartiene a molti purtroppo,come la correttezza di conseguenza!

Gli organi istituzionali (provincia regione) e i partiti vi sono stati vicino in questa vertenza?

Gli organi istituzionali, in generale, e questo non lo penso o dico solo io, si muovono solo quando è troppo tardi, o quando qualcuno solleva il problema. Per i partiti politici non cambia nulla, tant’è che solo la Lega, finora si è mossa..e noi come operai ne abbiamo approfittato per avere visibilità. Da parte dell’opposizione abbiamo ottenuto attenzione solo dopo che la Lega si è esposta con un’interrogazione in provincia.

La gente vuole concretezza e attenzione di fronte a problemi importanti come l’insicurezza per la perdita del proprio lavoro.Vorrebbe organi istituzionali più presenti,che non significa erogare contributi e basta, ma monitorarli, dialogare con gli imprenditori, analizzare le situazioni.

Quali sono le prospettive per uscire da questa situazione?

Noi operai possiamo solo avere idee; le istituzioni possono avere anche soluzioni. L’anello mancante è la proprietà che dovrebbe dire cosa ha intenzione di fare, aprirsi al dialogo e cercare con tutti gli interlocutori delle possibili strategie, per poter uscire concretamente da questa situazione,come tutti auspichiamo possa accadere.

Vi siete lamentati anche nel gruppo facebook che “siete stati lasciti soli”; al proposito come volete comportarvi?

Ci siamo lamentati che siamo stati lasciati soli..e di sicuro era necessario rompere il muro di silenzio che spesse volte accompagna certe solitudini..tanto da non renderlo,come spesso accade, patologico.

Esponendoci, questo muro, si è comunque abbattuto. Ora, finita quella che può essere la sintomatologia di una situazione di grave disagio che ha radici, come già detto, più profonde e che, non è solo figlia della cassaintegrazione, dobbiamo cercare dialogo e aiuti per capire come affrontare la questione. Questo passaggio dovrà in primis avere come protagonista l’azienda e la proprietà per capire se e come siano le effettive volontà di quest’ultima.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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