Mamme che diventano prostitute per colpa della crisi

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Storie di mamme – prostitute che, per necessità e come alternativa alla crisi e, al conseguente “stato di bisogno” che, in molte famiglie la crisi stessa innesca, hanno “scelto” di vendere il proprio corpo.

Il Mattino di Padova, riporta nelle sue pagine, la storie di mamme – prostitute che, per necessità e come alternativa alla crisi e, al conseguente “stato di bisogno” che, in molte famiglie la crisi stessa innesca, hanno “scelto” di fare il mestiere più vecchio del mondo. Tutto questo accade nel padovano ma, facilmente potrebbe accadere in ogni parte d’Italia.

Daria (nome di fantasia) racconta al giornale: “Prima ho lavorato come operaia anche in un allevamento di maiali. Diciamo che, visto ciò che faccio ora, non è poi così diverso. Le donne italiane che si prostituiscono per colpa della crisi sono tante. Non si notano perché molte lavorano in casa”. “Nessuna vergogna – replica un’amica di Daria – Io non spaccio e non rubo. Ciò che faccio non ha nulla a che fare con la mia dignità. E l’affitto bisogna pagarlo”.

Cosi, si legge nell’articolo, “c’è la mamma di due bimbi che esce la sera dicendo ai figli che lavora come barista in un locale notturno. La veronese accompagnata dal marito rimasto senza lavoro. La ragazza della Bassa padovana che incrocia le dita ad ogni auto che si ferma sperando che non sia un conoscente. Dicono tutte la stessa cosa: «abbiamo perso il lavoro, questa è l’unica alternativa”.

“Daria si prostituisce per mettere insieme il pasto con la cena. La sua collega, invece, per dare un futuro alla figlia che «è brava a scuola» e che non sa nulla di ciò che fa sua mamma per guadagnare soldi. «Le ho detto che lavoro come badante da una signora anziana. Anch’io ero operaia fino a qualche mese fa. Ho lavorato in ditte dell’Alta padovana. Ora sono a casa”

Beh, non so voi, ma a me leggere questa notizia non mi ha schoccato o scandalizzato, mi ha solo reso molto triste. Certo, molti potranno pensare: “ beh facile, è solo una scorciatoia perchè nessuno ha più voglia di lavorare”; pensiero rispettabilissimo ma, probabilmente è il caso di vederla diversamente. “Scegliere” significa letteralmente “optare tra più cose, soluzioni o persone quella che secondo un determinato criterio sembra la migliore”.

Ci vuole molto più coraggio a fare una scelta del genere che non a scegliere di restare inermi e sulla soglia della povertà quando hai i figli di crescere, il mutuo e le bollette da pagare e qualcosa da presentare su un tavolo per il pranzo o per la cena!

Abbiamo più volte pubblicato statistiche sulle condizioni lavorative delle donne italiane e quindi conosciamo bene le difficoltà che una mamma di famiglia incontra nel rientrare nel circuito lavorativo; pertanto non meravigliamoci nel venire a conoscenza di questi fenomeni.

Come pensate possa sentirsi una Daria o qualunque altra quando rientra a casa dal marito e dai figli, dopo una notte passata a “vendere il suo corpo”?  E’ un macigno che ti annienta e ti schiaccia l’anima; è un segno che ti accompagnerà per tutta la vita e con cui sarai costretto a vivere! Se questa è una scelta tra un male minore, allora vuol dire che in Italia c’è veramente qualcosa di molto serio che non va!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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