Quando ad essere precari sono i medici

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Lettera di denuncia di un medico per la condizione di precarietà negli ospedali siciliani e non solo.

Siamo tutti precari e questa non è una gran novità; questa condizione che sta segnando una intera generazione, quella di noi trentenni e quarantenni, non esclude nessuna tipologia lavorativa. Ci sono precari nella scuola o tra i ricercatori universitari, tra “le vocine dei call center”, tra gli economisti, i giuristi, e ci sono poi i precari della sanità.

Nella sanità, consentitemi di dirlo, forse questa condizione di precarietà può essere ancora più pesante: rapporti a tempo determinato periodicamente rinnovati, contratti di collaborazioni professionale coordinata e continuativa ed altri rapporti di lavoro atipici sono arrivati a costituire una modalità precaria di lavoro che vede interessati oltre 10mila medici (fonte cgil).

C’è anche da dire che nel nostro paese (e probabilmente soprattutto al Sud), la Sanità è sempre stato un punto cruciale per l’avidità di politici con pochi scrupoli che, tra lo scegliere di assicurare un buon livello (se non l’eccellenza) di cure nei propri ospedali e, al contrario, considerare le strutture e gli incarichi sanitari “merce di scambio”, preferiscono la seconda opzione. Con la conseguenza che molti abbandonano il nostro bel paese e, molti altri sono costretti a spostarsi in ogni dove, su e giù per lo Stivale pur di coltivare prima che un lavoro una vera passione per il prossimo.

Per questo oggi pubblichiamo una lettera scritta da un nostro lettore, Gianluigi Morello, Dirigente Medico U.O.C. Anestesia e Rianimazione Ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela (PRECARIO) che è una lettera di denuncia e di rabbia per la condizione di precarietà negli ospedali siciliani ma che, calza perfettamente per tutta la realtà nazionale. Gianluigi ha anche creato una pagina facebook che vuole raccogliere in un solo grido la voce di tutti i medici precari italiani: dirigenti medici incazzati dove, se volte, potete iscrivervi.

Vi lascio alle parole di Gigi, ringraziandolo sin da ora per la collaborazione.

“Un tempo si riteneva che la professione medica era una delle più stabili e remunerative nel panorama delle attività svolte dai laureati. Purtroppo oggi, in Sicilia, non è più così.

Sebbene sia aumentato il gap tra domanda (bisogno di salute della popolazione) e offerta (servizi erogati da istituti sanitari pubblici/privati), la professione medica attraversa attualmente un momento di crisi che è molto comune anche in altri ambiti lavorativi e che riguarda, in primo luogo, la stabilità del posto di lavoro.

È oramai abitudine consolidata, in Sicilia, quella di assumere i Medici nelle pubbliche aziende ospedaliere con contratti a tempo determinato. In altre parole il fenomeno del precariato è entrato da protagonista anche nel mondo dei camici bianchi. Da un paio di anni i Medici specialisti vengono assunti con incarichi semestrali/annuali e periodicamente sostituiti quando il contratto di lavoro non è più rinnovabile.

Accade così che un neospecialista inizi a lavorare a Lentini (SR), si sposti dopo sei mesi all’ospedale di Ragusa e, ogni semestre/anno cambi azienda ospedaliera al fine di non perdere la preziosa continuità di servizio. Molti colleghi Medici nel giro di 3 anni hanno cambiato ben 4-5 volte il luogo (l’ospedale) di lavoro.

Questo fenomeno non ha soltanto le conseguenze a carico del lavoratore, che perde ogni capacità di programmazione professionale e topografica della propria vita, ma incide anche e soprattutto sulla qualità del servizio sanitario erogato, in quanto il personale è in continuo turn-over e non si realizza quell’affiatamento tra i membri di un reparto, tipico del rapporto continuativo.

Sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia vengono pubblicati, mensilmente, avvisi per il conferimento di incarichi lavorativi, a tempo determinato, per Dirigenti Medici, segno che denota la assoluta carenza di organico da parte delle aziende sanitarie. Noi Medici ci domandiamo per quanto tempo sia ancora tollerabile questa situazione.

Molti colleghi hanno già preso la strada del nord, poiché è chiaro che a Gallarate, Lodi, Como, Asiago o Bassan del Grappa abbiano più mezzi, risorse e volontà per valorizzare e incentivare la nostra professione.

Noi, Medici rimasti in Sicilia, siamo stanchi, delusi e profondamente incazzati.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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