Rotondi dice no alla pausa pranzo

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"La pausa pranzo è un danno per il lavoro ma anche per l'armonia della giornata", così ha esordito il ministro per l'Attuazione del programma di governo, ieri, 23 novembre, sostenendo che le ore lavorative più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a mangiare.

“La pausa pranzo è un danno per il lavoro ma anche per l’armonia della giornata”, così ha esordito il ministro per l’Attuazione del programma di governo, ieri, 23 novembre, sostenendo che le ore lavorative più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a mangiare.

Il ministro continua affermando che “chiunque svolga un’attività in modo autonomo abolirebbe la pausa pranzo”.

Quando ho sentito la notizia sono rimasta allibita; per fortuna queste parole sono solo una opinione personale del ministro. Saltare la pausa pranzo è una scelta del tutto personale e non sindacabile. Infatti la scelta se pranzare o meno dipende da numerosi fattori; dipende intanto, dall’ora in cui si inizia a lavorare e soprattutto dal tipo di lavoro che si svolge.Un libero professionista o lavoratore autonomo è libero di stabilire l’orario in cui pranzare, lo stesso non si può certo dire per un operaio che ha iniziato il proprio turno lavorativo alle cinque del mattino. Provate ad immaginare di lavorare dall’alba senza mettere nulla sotto i denti; beh allora si che avremmo un bel calo di produttività!

Il nostro ordinamento regola la materia del tempo lavorativo e, all’art.8 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce che:

Qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini del recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo. Nelle ipotesi di cui al comma 1, in difetto di disciplina collettiva che preveda un intervallo a qualsivoglia titolo attribuito, al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra l’inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo.

Seppur l’affermazione del Ministro Rotondi rappresenta il suo pensiero e quindi, come tale va rispettato, ciò non ci impedisce dal dissentire. Cerchiamo di avere maggior rispetto del lavoratore prima che della produttività di una azienda!

Voi cosa ne pensate?

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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