Se la Fiat va via dall'Italia

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Marchionne vorrebbe lasciare l'Italia; interviene il governo, la fiat cuore e mente italiana.

E’ di venerdi scorso la notizia, data da Marchionne del possibile trasferimento della Fiat in territorio americano. Apriti cielo! Fioccano le polemiche, nascono allarmismi e, anche il governo italiano che molto spesso è sembrato essere assente, inizia a muoversi, affinchè ciò non accada.

A dirla tutta, non c’è nessuna norma che vincoli il Lingotto al paese natio, se non una questione di opportunità o meglio, un “vincolo morale”, un debito di riconoscimento. In effetti già la nostra costituzione all’art. 41 che al suo primo comma afferma chiaramente che “ L’iniziativa economica privata è libera”.

Certo, lo spostamento negli Stati Uniti della societa’ che sorgerebbe dalla fusione tra Fiat Spa e Chrysler potrebbe avere notevoli ripercussioni, soprattutto economiche sia per il nostro paese e, per moltissimi lavoratori fiat, ma anche per la stessa società e i suoi azionisti.

Il ministro Sacconi è stato il primo a contattare telefonicamente Marchionne dopo la notizia e,  nel corso del colloquio, il dottor Marchionne ha spiegato il senso delle ipotesi formulate con esclusivo riferimento a futuri e possibili, ma assolutamente non decisi, assetti societari, senza alcun riferimento ne’ per l’oggi ne’ per il domani a una diversa localizzazione delle funzioni direzionali e progettuali della società.

Anche il Ministro Romani, in un colloquio con il Corriere della Sera, ha affermato che la Fiat deve restare una multinazionale italiana e che, per questo, “l’esecutivo vigilerà al “massimo livello.”
”La testa della casa automobilistica deve restare a Torino”, ha affermato Romani,  “non solo la direzione generale ma anche il centro delle decisioni sui programmi e sulle strategie. La Fiat “deve continuare a essere una multinazionale italiana”.

Per il segretario della Cisl, Bonanni: «La Fiat non è un’azienda municipalizzata è un grande gruppo multinazionale. È scontato che abbia più punti e più teste, ma è fondamentale che tutto quello che già è stato concordato venga confermato e resti in Italia»

La Camusso ribadisce la tardività dell’intervento del governo, richiesto già da molto tempo dalla CGIL: “da lungo tempo la CGIL reclama l’illustrazione “in termini generali” del piano industriale FIAT, e non solo le ricadute sui singoli stabilimenti”. Il problema è “dove saranno la progettazione, la ricerca e le strategie, cioè la testa del gruppo”.

Per sabato mattina è previsto un incontro tra Fiat e Governo; saranno presenti Marchionne, Berlusconi,  Sacconi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, quello dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

Staremo a vedere cosa accadrà.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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