Blocco dei licenziamenti per 2 mesi, fra le misure urgenti del Dl Cura Italia

Il datore di lavoro non può procedere con il licenziamento collettivo o individuale per motivi economici, per una durata di 60 giorni

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Blocco dei licenziamenti collettivi e individuali per coronavirus, questo in sintesi è quanto si può leggere nel Decreto Cura Italia Dl 18/2020, che ha introdotto una norma in favore dei lavoratori che potrebbero trovarsi improvvisamente senza lavoro a seguito di licenziamento.

Per evitare che aumentino i licenziamenti durante l’emergenza sanitaria che sta attraversando l’Italia a causa del COVID-19, il governo ha introdotto una sorta di blocco dei licenziamenti: i licenziamenti collettivi ai sensi della L. n. 223/1991, nonché i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3, della L. n. 604/1966.

La durata dello stop ai licenziamenti è di 60 giorni, decorrenti dal 17 marzo 2020. Ergo, il divieto vale, al momento in cui scriviamo, fino al 16 maggio 2020. Sono soggetti alla predetta novità tutti i datori di lavoro indipendentemente dal numero dei dipendenti. Ma vediamo nel dettaglio cosa c’è da sapere.

Blocco dei licenziamenti collettivi Dl Cura Italia

Nel caso dei licenziamenti collettivi, la preclusione alla apertura della procedura ha effetto:

  • sull’art. 4 della L. n. 223/1991 che riguarda le imprese, le quali, al termine del periodo di integrazione salariale straordinaria, non sono in grado di assicurare la ripresa piena dell’attività alle loro maestranze e non sono in grado di ricorrere a misure alternative;
  • sull’art. 24 della L. n. 223/1991 che concerne le imprese che, in conseguenza di una riduzione o di una trasformazione di attività, intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio della stessa provincia.

Esempio

Dunque, se ad esempio un datore di lavoro volesse aprire una procedura per cessazione di attività, non potrà farlo ora, ma dovrà attendere lo spirare dei sessanta giorni richiamati dalla norma.

Il provvedimento ha, invece, fatto salve le procedure collettive iniziate prima: conseguentemente, esse possono essere portate a compimento senza alcuna difficoltà.

Leggi anche: Licenziamento per malattia: cosa c’è da sapere

Blocco dei licenziamenti individuali Dl Cura Italia

Il blocco dei licenziamenti, come precisato in premessa, opera anche in relazione ai licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo.

Sono soggetti a tale norma tutti i datori di lavoro a prescindere dal numero dei dipendenti in forza.

La sospensione temporanea dei licenziamenti individuali concerne:

  • ragioni inerenti l’attività produttiva;
  • ragioni inerenti il regolare funzionamento della stessa.

Non si può quindi licenziare per riduzione di personale per chiusura reparto o per motivi economici, ovvero con motivazioni legate al coronavirus.

Leggi anche: Maxi decreto Coronavirus: testo del Dl Cura Italia in Gazzetta Ufficiale

Licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo

Pertanto, restano fuori dal blocco – ad esempio – i licenziamenti per giusta causa che non consentono la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.

Ma non solo: anche i licenziamenti per giustificato motivo soggettivo, ivi compresi quelli di natura disciplinare, oltre ai licenziamenti per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia.

Inoltre, sono esclusi i licenziamenti:

  • per la fruizione del pensionamento per la “quota 100”;
  • dovuti al superamento del periodo di comporto;
  • per inidoneità;
  • dei lavoratori domestici, in quanto, in tali casi, il recesso è “ad nutum”.

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