Diritto alla disconnessione, il diritto di “staccare” dal lavoro

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Nell'era degli smartphone e dello smart working è fondamentale il diritto alla disconnessione, cioè il poter chiudere i contatti fuori dall'orario di lavoro

Il Diritto alla Disconnessione entra anche nell’Università dell’Insubria dallo scorso aprile 2017: il personale dipendente ha acquisito con regolamento dell’Ateneo, il diritto a non rispondere a mail, telefonate e messaggi dalle ore 20.00 alle ore 07.00. Nello scorso ottobre il Diritto alla Disconnessione aveva riempito le pagine dei giornali con l’avvento della “Loi du Travail” promossa dal Ministro francese Myriam EL Khomri, aprendo il dibattito ed un conseguente disegno di legge nel nostro paese che, purtroppo è ancora allo stato propositivo.

Disconnetersi dunque potrebbe diventare un diritto per il lavoratore dipendente dotato di strumenti aziendali, anche nell’attività di smart working.

Leggi anche: Lavoro agile o smart-working in Gazzetta Ufficiale, alcune considerazioni

Diritto alla Disconnessione, di cosa si tratta

Si rivendica il diritto al proprio tempo libero anche sulla scorta di quanto previsto sia dalla normativa in tema di orario di lavoro D. Lgs. 66/2003 che dalla tutela della salute T.U. 81/2008, ai temi della conciliazione casa-lavoro, svincolandosi insomma dall’incombente continua presenza del Datore di lavoro.

In effetti la dotazione della telefonia mobile al dipendente ha fatto sì che si instaurasse nel tempo, una sorta di legame diretto e continuo, fatto non solo di telefonate, ma anche di sms e messaggi, tramutandosi in uno stillicidio comunicativo che ha condotto in primis i paesi anglosassoni a ripensare ad una rieducazione dell’uso degli strumenti di lavoro, dopo aver considerato i pensanti esiti da stress rilevati.

Stress da collegamento costante con il lavoro

Lo studio sociologico condotto dall’Università di Harvard ha dimostrato che il lavoratore moderno abbia sviluppato patologie da stress, imputabili al dover essere sempre in collegamento con quanto accada in Azienda, producendo così alti livelli di cortisolo che lo inducono a vivere costantemente in uno stato di allerta, alla cui base si insinua il ricatto di coscienza di cosa potrebbe accadere se non rispondesse prontamente, a come potrebbe essere facilmente sostituito, all’incubo di perdere il posto di lavoro.

I numeri sono aumentati in modo vertiginoso negli ultimi tempi, complice la situazione economica occupazionale. Il lavoratore vivrebbe in una sorta di limbo, in cui viene rilevato il mancato riposo benefico neuronale.

Se il Dipendente gode dell’uso promiscuo del telefono aziendale come fringe benefit, al di fuori dell’orario di lavoro, sarebbe dunque libero di spegnere il dispositivo, o meglio, di non rispondere alle telefonate di lavoro, senza subire le conseguenze di una reprimenda datoriale.

Ciò vale in linea di principio, anche per il telefono personale, il cui numero deve essere a conoscenza del Datore di lavoro, solo ed esclusivamente per comunicazioni di giustificata urgenza.

Disconnessione e reperibilità

In quest’ottica, anche l’istituto della reperibilità aziendale dovrà essere rivisto, poiché se il dipendente ha il diritto alla disconnessione, il tempo reperibile dovrà forzatamente essere considerato coperto da una corrispondente indennità, stabilita in via continuativa o per turni.

Diverso ovviamente è il caso della reperibilità dei servizi essenziali e garantiti per i quali è già prevista un’indennità contrattuale, come per esempio per Il personale medico e paramedico.

Attendendo la normativa, le Aziende potranno nel frattempo, dotarsi di policy che comunichino ai propri dipendenti  l’uso, la reperibilità e la possibilità di disconnettersi dai tools aziendali.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro (Albo di Lodi) Laureata in Scienze Politiche ed in Lingua e Letteratura italiana indirizzo classico, presso l’Università Statale di Milano, Master in Diritto ed Organizzazione del Lavoro Ynsead Paris. Dopo aver maturato una significativa esperienza nel mondo delle Risorse Umane, sono approdata, sostenendo l’esame di stato, nel mondo del Diritto del Lavoro. Esercito in un importante studio di Milano, occupandomi di grandi imprese e clientela internazionale.

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