Obbligo del vaccino anti-covid nei rapporti di lavoro: l’azienda può imporlo?

Il dibattito sull'obbligo del vaccino anti-covid nei rapporti di lavoro è entrato nel vivo. Si può obbligare il lavoratore a vaccinarsi?

In queste ultime settimane, insieme alle confortanti notizie relative alla creazione del vaccino anti-covid e alla prossima distribuzione in buona parte del globo, tema dominante è la discussione sull’eventualità di introdurre un obbligo del vaccino nei rapporti di lavoro. Non deve stupire che, anche per il vaccino covid-19, vi sia chi è favorevole e chi è contrario, come già accaduto in passato per altri vaccini.

Di mezzo c’è infatti, sempre e comunque, il diritto alla salute di ciascun individuo, ma non solo. Rilevano anche delicati aspetti legati al rapporto di lavoro tra azienda e lavoratore, ed è proprio l’argomento su cui vogliamo soffermarci di seguito.

Può il datore di lavoro consigliare caldamente il vaccino al dipendente e spronarlo a farlo, prospettando – in caso di suo rifiuto – il licenziamento? L’azienda può imporre l’obbligo di vaccinarsi ai dipendenti? Cerchiamo di capirlo, anche se il dibattito è aperto e la risposta non è scontata.

Obbligo del vaccino e no-vax: il contesto di riferimento

Prima di vedere più da vicino la questione dell’obbligo vaccinale con riferimento ai rapporti di lavoro, spendiamo qualche parola sul dibattito tra favorevoli e contrari.

Come accennato, il sì al vaccino anti covid non è un fatto scontato. Come per altri vaccini del passato, si moltiplicano infatti i gruppi No Vax, ovvero coloro che manifestano la loro contrarietà alla vaccinazione; gli stessi fanno una campagna tesa a convincere le persone che, per tutelare la propria salute, è meglio non fare il vaccino. Il loro principale mezzo di diffusione sono i vari social network.

Vero è che i vaccini anti-covid sono invenzione recentissima e, secondo alcuni, non ancora suffragati da un numero sufficiente di test e verifiche, idonei ad individuare eventuali effetti collaterali e/o controindicazioni. Tanto che non sarebbe opportuno parlare, già ora, di obbligo del vaccino.

D’altronde i No Vax sostengono che i vaccini in generale costituiscono dei medicinali pericolosi per la salute o che nascondono possibili effetti collaterali, di cui per convenienza non se ne dà notizia. Chi invece sostiene l’utilità del vaccino e dell’obbligo del vaccino, afferma che farlo contribuirebbe a raggiungere la cosiddetta ‘immunità di gregge’; la quale farebbe uscire definitivamente dal tunnel.

I dati forniti dall’eurobarometro alla Commissione europea sono significativi e delineano con chiarezza il quadro della popolazione. Nella penisola:

  • circa la metà della popolazione italiana ritiene che i vaccini possano produrre dei gravi effetti collaterali (46%);
  • mentre un terzo che possa invece indebolire il sistema immunitario (32%);
  • ben il 34% della popolazione pensa che dire sì all’obbligo del vaccino potrebbe causare nuove patologie.

Insomma, numeri che fanno riflettere e che fanno capire quanto il dibattito sia ancora lontano dalla conclusione.

Obbligo del vaccino anti-covid nei rapporti di lavoro: è possibile il licenziamento nella PA?

Se chi si sottoporrà al vaccino covid, indipendentemente da un obbligo di vaccino, ovviamente non rischierà nulla, sul piano del rapporto di lavoro, è piuttosto chi intende non farlo, che potrebbe subire delle ripercussioni sul piano professionale.

Proprio in questi giorni si è ipotizzato l’obbligo del vaccino per i lavoratori del settore pubblico. La Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ha subito escluso la possibilità, definendo ‘assurdo’ il metodo coercitivo nei confronti degli impiegati pubblici.

In verità, si è parlato anche di una sorta di ‘patentino di immunità’, ovvero un’idea che è stata lanciata inizialmente da alcune compagnie aeree: si tratterebbe di “passaporto vaccinale”, un patentino, una app per distinguere chi ha fatto il vaccino covid e chi no, indipendentemente dal suo status di lavoratore.

Per questa via, il dibattito sull’obbligo del vaccino sarebbe superato, ma c’è chi delinea problemi di incostituzionalità, perchè la popolazione sarebbe divisa tra vaccinati e non, con la differenza che chi non si vaccina, non potrebbe avere accesso ad alcune attività tipiche della vita di relazione, come ad es. andare al cinema o prendere un aereo.

Obbligo vaccinale nella PA: il pensiero di Ichino

Per quanto riguarda il lavoro del settore pubblico, il noto giurista Pietro Ichino ha recentemente spiegato che la tesi del licenziamento per chi si oppone all’obbligo del vaccino, non è azzardata.

Infatti, secondo il professore, rendere il vaccino obbligatorio contro il coronavirus “non solo si può, ma in molte situazioni è previsto”. L’articolo 2087 del codice civile lo permette, perché di fatto:

obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda o presso una Pubblica Amministrazione.

Ichino inoltre sottolinea che “finché c’è un rischio apprezzabile di contagio”, l’art. 32 Costituzione sul diritto alla salute, non può essere violato dalla previsione di un obbligo del vaccino.

Insomma, la questione è aperta, e la discussione – anche dal punto di vista giuridico, e non soltanto politico – proseguirà nelle prossime settimane, in attesa dei prossimi passi del Governo in tema di vaccino covid.

Obbligo del vaccino covid: nel settore privato è possibile?

Ci si domanda contestualmente quali potrebbero essere le conseguenze per un dipendente del settore privato, in caso di opposizione all’obbligo del vaccino o comunque di suo rifiuto a riceverlo.

Ebbene, sono state date conclusioni non dissimili da quelle sopra viste per il settore pubblico. Infatti, qualche giorno fa Raffaele Guariniello, magistrato e giurista italiano, ha chiaramente parlato di possibilità di licenziamento dal proprio posto di lavoro in azienda.

“La legge prevede l’obbligo di allontanare il lavoratore e di adibirlo ad altra mansione, ma solo ove possibile”, ha ricordato il giudice; aggiungendo che, in questo periodo di smart working, “lo stato di emergenza non consente i licenziamenti, ma in futuro il problema potrebbe presentarsi”. Questo perché “qualcuno potrebbe lamentare la violazione della libertà personale di non sottoporsi al vaccino, ma per avere ragione dovrebbe prima cambiare la legge”. Parole sicuramente forti che e che alimenteranno il dibattito sull’obbligo del vaccino nei prossimi tempi.

Il punto ben inquadrato dai giuristi e che ha rilievo sia sul piano del lavoro pubblico, che sul piano del lavoro privato, è rappresentato dal fatto che, se è vero è che ogni individuo può decidere per sé cosa è meglio e cosa no, se si rientra in un contesto di collettività – come succede ovviamente in ufficio o in PA – la necessità primaria è quella della tutela della salute collettiva, ovvero delle altre persone.

In buona sostanza secondo la tesi dei giuristi, chiunque potrà dire no alla vaccinazione e all’obbligo del vaccino; ma se ciò metterà a rischio la salute di altri individui, lavoratori e non, il rifiuto rappresenterà un impedimento oggettivo alla continuazione del rapporto di lavoro. La ragione è semplice: la tutela dell’interesse personale alla prosecuzione del rapporto di lavoro pubblico o privato cede innanzi alla necessità di protezione della salute collettiva.

L’art. 32 della Costituzione e obbligo di vaccinazione

Nonostante quando detto sopra, la Costituzione italiana non impone ai cittadini di fare un vaccino: infatti nell’art. 32, insieme alla tutela della salute garantita dalla Repubblica sia per il singolo cittadino che per la collettività, con cure per gli indigenti, si trova scritto che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Attenzione però: il Professor Ichino, recentemente interpellato sul dibattito relativo all’obbligo del vaccino, fa notare che se la scelta di non curarsi determina un pericolo per la salute degli altri, a prevalere – nel bilanciamento tra le tutele – è la tutela di quest’ultima, ovvero della collettività. “Se sono un eremita sono liberissimo di non curarmi e non vaccinarmi. Se rischio di contagiare familiari, colleghi o vicini di posto in treno, no: lo Stato può vietarmi questo comportamento”, le parole usate dal giurista.

Quale potrebbe essere lo scenario dei prossimi mesi?

Come si può notare, il dibattito è tutt’altro che concluso. Mentre nel Governo si fa gradualmente largo il partito favorevole all’obbligo del vaccino, sarà fondamentale vedere come si evolverà la curva dei contagi e come sarà il comportamento delle persone in relazione al vaccino; ovvero se vi sarà una spontanea adesione di massa, oppure no.

Se gli avvertimenti e le raccomandazioni pro vaccinazione non saranno sufficienti, il rischio concreto è che tra qualche mese, con i vaccini ormai presenti in grandi quantità, il Governo potrebbe decidere per l’imposizione dell’obbligo del vaccino, ai comuni cittadini e, in particolare, ai lavoratori del settore pubblico e privato.

Lo Stato “Non solo può, ma deve farlo. Ovviamente se è ragionevole. In questo momento non lo sarebbe, perché non è ancora possibile vaccinarsi. Ma, via via che la vaccinazione sarà ottenibile per le categorie a rischio diventerà ragionevole imporre questa misura, finché l’epidemia di Covid sarà in corso”, fa notare Ichino.

Concludendo, se è vero che il dibattito sul possibile obbligo del vaccino è tutt’altro che sopito, è altrettanto vero che, a ben vedere, né nella legge, né tantomeno in Costituzione, sono stati individuati fattori di ostacolo all’introduzione di una obbligata vaccinazione di massa. Non resta dunque che seguire gli sviluppi della vicenda, tenendo d’occhio la curva dei contagi e i comportamenti degli italiani.

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