Cosa significa essere occupabili

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Favorire l’ingresso nel mondo del lavoro e gestire i passaggi da un lavoro ad un altro con sistemi integrativi del reddito e politiche attive per la formazione

In questi giorni le parti sociali ed il Governo hanno aperto il tavolo delle trattative sulle principali questioni inerenti il mercato del lavoro. I temi chiave sono senz’altro quelli di come favorire l’ingresso nel mondo del lavoro e di gestire i passaggi da un lavoro ad un altro non solo con sistemi integrativi del reddito, ma anche con politiche attive che favoriscano la formazione e l’aggiornamento dei lavoratori.

Al di là delle polemiche sul posto fisso, è indispensabile prendere atto che la situazione in cui si trovano ad operare le aziende è quella di un mercato altamente instabile, imprevedibile e di conseguenza anche l’andamento del mercato del lavoro è piuttosto incerto. Le imprese infatti in un contesto critico tendono a ridurre la propria propensione ad assumere. Nel momento in cui decidono di investire nella risorsa più preziosa, cioè quella umana, esse devono essere consapevoli di quanto sia importante puntare sulla qualità, ossia sul valore aggiunto che la persona è in grado di apportare all’organizzazione.

Riteniamo che le aziende avranno sempre più bisogno di personale qualificato, flessibile, pronto a lavorare per obiettivi e per progetti e soprattutto capace di dare un contributo che sia superiore al costo sostenuto dall’azienda. Dal punto di vista di chi cerca lavoro, la parola chiave del nuovo sistema che si sta delineando è quello della cosiddetta “employability” (occupabilità).

Si tratta della capacità delle persone di muoversi agilmente nel mercato, cambiando più volte posizione e/o azienda nel corso della propria carriera, non subendo la situazione, ma gestendola a proprio vantaggio. Essere occupabili infatti significa possedere non solo capacità tecniche ed esperienze spendibili sul mercato, ma anche la capacità di pro-muoversi, ossia di muoversi in modo proattivo alla ricerca di opportunità sempre più interessanti e soddisfacenti.

Che cosa serve quindi per avere maggiori possibilità di occupazione?

A nostro avviso sono 4 gli elementi fondamentali che è necessario curare e sviluppare:
1. Competenze
2. Formazione
3. Relazioni
4. Promozione

1. Le competenze, ossia le nostre conoscenze, capacità e abilità rappresentano il nucleo delle nostre risorse professionali ed indicano ciò che siamo in grado di fare.

Le competenze a loro volta possono essere distinte in:
a. Competenze di base, che costituiscono il “sapere minimo” di un individuo (un tempo si diceva “leggere, scrivere e far di conto”)
b. Competenze tecnico-professionali, che raccolgono invece tutti quei saperi specifici, riguardo a modelli, strumenti, tecniche e procedure che consentono di fare uno specifico tipo di lavoro (pensiamo ad esempio a tutto ciò che serve sapere per redigere un bilancio oppure per progettare un appartamento)
c. Competenze trasversali (dette anche soft skills, per usare un inglesismo) che sono quelle che fanno veramente la differenza nell’utilizzo della altre competenze e in generale hanno un forte impatto sul nostro percorso professionale. Si tratta di abilità applicabili in contesti e in ruoli anche molto diversi tra loro: pensiamo ad esempio alla capacità di comunicare, di lavorare in gruppo, di organizzazione delle attività, ecc.

2. La Formazione: in un mondo che cambia velocemente come quello attuale è fondamentale essere in grado di apprendere, di aggiornarsi e di evolversi continuamente.
Essere formati non significa soltanto frequentare corsi di formazione o Master, spesso molto costosi, ma anche “formarsi” da autodidatti e “informarsi” attraverso libri, ebook, riviste, ecc.
Se l’aggiornamento riguarda soprattutto quelle che abbiamo definito sopra come competenze tecniche, la formazione riguarda anche e soprattutto lo sviluppo delle competenze trasversali: investire sulla propria crescita personale ha un ritorno anche sul lavoro e la carriera.

3. Le relazioni sono essenziali non solo nella vita personale ma anche professionale, in quanto costituiscono quella rete sociale da cui si può ricevere non solo aiuto e supporto, in caso di necessità, ma anche stimoli e informazioni preziose. I nostri contatti sociali rappresentano pertanto una vera e propria risorsa per il lavoro e la carriera, alla pari delle competenze tecniche. Detto in altri termini, anche se siamo molto esperti in un determinato settore ma non abbiamo buoni rapporti con i colleghi all’interno dell’azienda oppure viviamo “isolati” dal mondo esterno, sarà sicuramente più difficile per noi crescere professionalmente all’interno del nostro contesto lavorativo o trovare nuove e più stimolanti opportunità nel mercato del lavoro.

4. La promozione di sé stessi comprende rappresenta la capacità di farsi conoscere e farsi apprezzare. I canali e gli strumenti possono essere molteplici e dipendono sia dalla nostra identità professionale sia dal contesto all’interno del quale ci muoviamo. Promuoversi infatti significa proprio muoversi “avanti”, attivarsi per entrare in contatto con le persone e le aziende che ci interessano dal punto di vista professionale. Ci si promuove attraverso un CV ed una Lettera di Presentazione ben fatti, attraverso un sito web o blog, per mezzo dei social network, ma anche attraverso la nostra rete di contatti formali e informali, diretti e indiretti.

Analizzando questi 4 elementi si nota chiaramente come essi siano intrinsecamente connessi gli uni agli altri. Infatti, per promuovere sé stessi è importante da una parte creare e a coltivare relazioni, dall’altra anche essere consapevoli di cosa si è in grado di offrire, ossia delle proprie competenze. Le competenze a loro volta non sono statiche ma vanno accresciute e aggiornate attraverso un processo di formazione continua.

Se iniziamo a lavorare bene su uno di questi elementi per volta, noteremo che ne beneficeranno anche gli altri e se sapremo coltivarli in modo integrato, la nostra occupabilità aumenterà esponenzialmente.

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Sull'Autore

Psicologa del Lavoro con esperienza nella Selezione, Formazione e Sviluppo presso la Direzione HR di aziende multinazionali. Mi occupo nello specifico di Orientamento professionale, Coaching per il lavoro, Career Coaching (Consulenza di Carriera) e Business Coaching (per l’avvio di nuove attività).

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  • Questo articolo non riguarda la polemica sul posto fisso, ne si parla di politica. Sono ben accetti commenti che riguardano l'argomento trattato dall'articolo e ciò che realmente con esso si vuole esprimere. I commenti sarcastici, offensivi o polemici non sono ben accetti e vengono cancellati a nostro insindacabile giudizio. Senza, per favore, suscitare ulteriori polemiche. Grazie, Antonio

  • Andrea

    è tutto correttamente esposto, sicuramente dobbiamo fare i conti con quello che succede già da un bel pò di tempo
    chi lavora nel privato ne ha avuto percezione da diversi anni, qualcosa stava cambiando
    anche i più giovani però sono restii a prenderne atto e organizzarsi di conseguenza
    è vero ci sono mille difficoltà ma se questo vale per un "appena laureato" per un cinquantenne come me dovrebbe rimanere solo il suicidio!!!
    personalmente dopo piccole esperienze ed oltre venti anni a costruire e far crescere un'azienda, mi sono trovato a passeggio e sicuramente complice un pizzico di fortuna, essenziale in certi frangenti, quì in Puglia, ho lavorato in altre tre aziende, la terza delle quali è quella in cui sono attualmente, avendo in tutto solo due mesi di buco; non male se si pensa che sono pronto a …..cambiare ancora per migliorare chiaramente
    saluti
    Andrea

  • Lidia

    Salve, volevo farvi una domanda; io sono stata assicurata da Febbraio 2010 a febbraio 2011, quindi da quanto si emerge sopra io non posso presentare domanda per la disoccupazione a requisiti ridotti. questo perchè non sono stata assicurata nell'anno 2012? ma mi serve anche solo un giorno purchè io posso entrare nella disoccupazione?
    Certi di un V.s riscontro vi porgo distinti saluti.

  • Maria Rita

    Buongiorno,

    in 30 anni di esperienza lavorativa ho maturato competenza da vendere, ma quello che interessa di piu' alle aziende e' avere il massimo e pagare il meno possibile, non c'e' al momento il giusto riconoscimento meritorio. Il mio CV la dice lunga ma a quanto pare le mie competenze, e capacita' di adattamento non fanno breccia alcuna. Pertanto per conservare la mia dignita' ho intrapreso a 50 anni una carriera universitaria in Medicina, almeno li' i meriti vengono riconosciuti. Maria

    • Buongiorno Maria Rita,
      ti rispondo con una leggera provocazione: se le aziende possono avere il massimo pagandolo di meno, perchè non dovrebbero farlo? Come quando noi facciamo la spesa al supermercato…non cerchiamo forse i prodotti che hanno il migliore rapporto qualità/prezzo? Cosa ci può spingere quindi ad acquistare prodotti che costano di più come ad esempio quelli di marca? la risposta è una sola: la QUALITA'!
      Dobbiamo cioè essere in grado di far percepire ai nostri potenziali datori di lavoro che la nostra qualità è superiore o comunque differente da quella degli altri, tanto che valga davvero la pena "pagarci" di più!

      Un'altra questione da considerare è il "canale di vendita": se siamo un prodotto di elevato valore (e prezzo) e cerchiamo di farci notare in un discount…probabilmente avremo poche chances!
      Diverso è invece il caso in cui ci posizioniamo all'interno di un negozio "di nicchia"!
      Tradotto in altri termini, il canale della risposta ad annunci (tra altre migliaia di CV) probabilmente funziona poco, mentre magari proporsi con autocandidatura o meglio ancora proporsi come consulente esterno, potrebbe fare la differenza!

      Detto questo cara Maria Rita, non mi resta che farti i miei migliori auguri per la tua carriera universitaria!