Lavorare da casa: quando serve la partita IVA

Anche per lavorare da casa bisogna essere in regola con fisco e contributi; vediamo quando è necessario aprire una partita IVA e quando si può farne a meno

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Lavorare da casa è il sogno di molti, quante volte bloccati in mezzo al traffico ci detti quanto sarebbe bello poter svolgere il lavoro, direttamente da casa propria. Naturalmente non tutti i lavori possono essere svolti fra le proprie mura domestiche, ma in molti casi questo sogno può diventare realtà seguendo pochi piccoli accorgimenti.

Complice la tecnologia che ci rende sempre più connessi anche se lontani fisicamente, alcune categorie di lavoratori hanno ora la possibilità di poter svolgere le loro mansioni direttamente da casa. Ma quando c’è bisogno di rivolgersi ad un commercialista per aprire una partita IVA e mettersi in regola con il Fisco? Prima di rispondere a questa domanda vediamo subito quali sono i casi in cui non è necessario essere autonomi, perchè semplicemente il lavoro dipendente si svolge da casa.

Lavoro dipendente da casa

Sono nate nuove figure lavorative che non hanno la necessità di stare fisicamente in ufficio, ci sono delle aziende che assumono delle persone permettendo loro di lavorare da casa per tutto il tempo, oppure parte della loro giornata; alcuni devono recarsi in ufficio in determinati giorni, il lavoro diventa sempre più flessibile cercando di conciliare le esigenze dell’azienda con quelle del lavoratore.

Sempre più aziende ricorrono al cosiddetto Smart Working, solitamente sono aziende visionarie, che riescono a superare l’idea di dover controllare il dipendente e di tenerlo a tutti i costi in un ufficio; si tratta quindi di ripensare il modo di lavorare guardando ai risultati prima di tutto.

Queste aziende riescono quindi ad organizzarsi creando questa formula che permette loro di far lavorare la gente da casa ed ottenere dei risultati. Ci sono infatti numerosi studi che dimostrano un miglioramento in termini di prestazioni, e che i soggetti, anche se non “controllati”, portano comunque a termine i compiti che gli vengono affidati. In questo caso al lavoratore viene riconosciuto il merito del lavoro svolto e non le ore trascorse in ufficio.

Lavorare da casa come free lance: partita IVA o no

Ma veniamo ora all’oggetto della nostra guida, ossia il lavoratore da casa autonomo. Questa figura viene normalmente denominata con un termine inglese, ovvero Freelance. Wikipedia li definisce come “soggetti che operano come liberi professionisti per diverse società o organizzazioni, senza avere alcun rapporto contrattuale di dipendenza con esse”.

Anche se liberi e senza dipendenze, sono comunque soggetti alla tassazione e in Italia esistono delle regole che vanno rispettate.

Molto spesso si fa l’errore di pensare che la Partita Iva vada aperta se si supera la soglia di 5.000,00 euro; in realtà l’apertura non dipende dall’importo, ma dal tipo di attività e tenendo conto se il lavoro è abituale e continuativo nel tempo.

Leggi anche: Partita Iva: cos’è e a cosa serve

Se traduco testi e mi viene commissionato un lavoro di 8.000,00 euro per la traduzione di un libro e faccio l’insegnante di inglese, e svolgo quel lavoro nel mio tempo libero, non dovrò aprire la Partita Iva, ma pagherò le tasse, per essere in regola con il fisco.

Attualmente le prestazioni occasionali fino a 5.000,00 sono soggette ad una ritenuta d’acconto del 20%; le somme che superano questa cifra per la parte eccedente sono soggette ad iscrizione all’Inps alla gestione separata.

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Lavorare da casa, come mettersi in regola con Fisco e INPS

Vediamo quindi quali sono gli adempimenti per fisco e previdenza per mettersi in regola quando la ritenuta d’acconto non basta più.

Apertura della Partita IVA

Se riteniamo che il nostro lavoro è svolto professionalmente e in modo continuativo e che le condizioni sopra non rispecchiano la nostra casistica, è il momento di prendere il considerazione l’apertura della Partita Iva. Tra l’altro molti committenti hanno la necessità di lavorare con persone da cui possono ricevere regolare fattura; di conseguenza, in alcuni casi, questa diventa uno strumento per poter accedere a determinati contratti.

Tecnicamente l’apertura della partita Iva è semplice, basta inviare un modello messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, tramite intermediario abilitato entro un paio d’ore potrete ottenere il vostro numero ad 11 cifre.

In realtà l’apertura della Partita Iva, implica un’altra seria di adempimenti burocratici da effettuare che dipendono dal tipo di attività che si andrà a svolgete. A seconda del lavoro si può essere soggetti all’iscrizione alla camera di commercio, o a determinati albi professionali.

Esiste un sito Ateco in cui inserendo i codice dell’attività che intendiamo svolgere, mostrerà la normativa di riferimento, e l’iter da rispettare.

Leggi anche: Aprire una partita IVA: come fare e quali costi sostenere

Iscrizione alla Camera di Commercio

Le attività di commercio, artigianali, e di intermediazione sono soggette all’iscrizione alla camera di commercio. Le attività professionali no.

L’iscrizione alla Camera di Commercio solitamente si fa contestualmente all’apertura della Partita Iva, l’iscrizione comporta il pagamento di un diritto annuale che è di circa 65 euro.

Iscrizione all’INPS: artigiani, commercianti e gestione separata

I soggetti obbligati all’iscrizione camerale vengono devono iscriversi anche all’Inps e pagheranno i contributi a seconda della categoria a cui appartengono.

I professionisti sono soggetti all’iscrizione alla cassa previdenza di appartenenza, ad esempio i Consulenti del Lavoro si iscrivono all’ENPACL. In mancanza di una cassa previdenziale specifica devono iscriversi alla gestione separata INPS.

Tassazione

Chi lavora da casa ha la possibilità di dedurre le spese relativi all’immobile (locazione, utenze, manutenzione) al 50% per la propria attività. Questo indipendentemente dalla porzione di immobile utilizzata; ciò significa che anche se utilizzi 25 mq di un appartamento di 100 mq, potrai dedurre il costo dell’energia elettrica per il 50%.

Molto spesso i Freelance possono accedere al regime Forfettario, un regime di tassazione agevolato, che dal 2019 ha aumentato il limite del volume d’affari per poterne usufruire; tranne per cambiamenti dell’ultimo minuto per il 2019 il limite massimo per poter rimanere nel regime forfettario è di euro 65.000,00. Fino a quest’anno invece era di 35.000,00 per le professioni e 50.000,00 per il commercio.

Oltre ad avere una tassazione agevolata, il regime forfettario, ha anche delle agevolazioni burocratiche: ad esempio sono gli unici esclusi dalla fatturazione elettronica nel 2019, non presentano dichiarazione Iva, e pagano le tasse calcolandole sul volume d’affari, ma non possono detrarre gli oneri e le spese.

Privacy

Anche chi lavora da casa deve essere in regola anche con la normativa in materia di Privacy.

Consulenza

Bisogna sempre rispettare la normativa vigente. Quindi anche per lavorare da casa si ha bisogno di consultare un professionista che ci aiuterà a scegliere le soluzioni migliori.

Leggi l'informativa privacy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679
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