Tari cos’è, come si calcola e chi la paga

A partire dal 2015, con la Legge di stabilità, la vecchia Tares è stata sostituita con la nuova tassa sullo smaltimento dei rifiuti, ossia la Tari. Vediamo nello specifico chi è soggetto al pagamento della Tari, come si effettua il calcolo, le scadenze da rispettare

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A partire dal 2015, con la Legge di stabilità, la vecchia Tares è stata sostituita con la nuova tassa sullo smaltimento dei rifiuti, ossia la Tari. La Tari è un’imposta comunale sui rifiuti solidi urbani che deve essere versata da tutti coloro che a qualsiasi titolo (proprietario, usufruttuario, locatario) detengono o dispongono di un immobile suscettibile di produrre rifiuti urbani.

Ma vediamo nello specifico chi è soggetto al pagamento della Tari, come si effettua il calcolo, le scadenze da rispettare per il versamento dell’imposta, come può essere versata, le sanzioni in caso di mancato pagamento nei termini di scadenza e i casi in cui è possibile ottenere delle esenzioni o riduzioni .

Chi è soggetto al pagamento della Tari

La Tari è dovuta da tutti i proprietari di un immobile o di aree scoperte: da coloro che usufruiscono di un immobile, avendo trasferito nello stesso la loro residenza oppure da coloro che hanno, con regolare contratto di locazione, preso in affitto un immobile ad uso abitativo o commerciale, purché il contratto di locazione abbia una durata superiore a 6 mesi.

Quindi, presupposto necessario per l’applicazione dell’imposta non è tanto la proprietà quanto l’effettiva detenzione di locali o di aree scoperte situate sul territorio comunale e che potenzialmente sono suscettibili di produrre rifiuti. In caso di multiproprietà (ossia quando esistono più proprietari dello stesso immobile) o in caso di una pluralità di detentori tutti sono solidalmente responsabili del versamento del tributo.

Ciò significa che se un soggetto ha locato un proprio immobile a più persone, il Comune può richiedere l’intero pagamento della Tari ad uno solo di essi, salvo il diritto di quest’ultimo di richiedere successivamente a ciascuno dei coinquilini il pagamento delle rispettive quote spettanti ad ognuno. La Tari non deve essere invece versata sulle pertinenze dell’immobile a uso abitativo (balconi, terrazze, posti auto scoperti) o aree comuni condominiali quali scale, androni e ascensori.

Come si calcola la Tari, scadenze e rimborsi

Per procedere al calcolo della Tari è necessario come prima cosa sapere che esiste una parte fissa ed una variabile. La quota fissa viene calcolata moltiplicando il numero dei metri quadri del locale (comprensivo delle pertinenze) per la tariffa fissa unitaria. Quella variabile dipende dal numero degli occupanti. Per fare un esempio pratico: la tariffa fissa unitaria applicata dal comune, sulla base di un numero di occupanti pari a 3, per l’anno 2018, è pari a all’1,87797 per metro quadrato.

Il detentore di un’abitazione di 100 metri quadri dovrà moltiplicare 100×1,87797 ottenendo 187,797 a cui andrà aggiunta la quota variabile che per un numero di occupanti pari a 3 è di 128,5899. Quota fissa e variabile andranno poi sommati 187,797+128,5899= 313,3869 (questa sarà l’importo dovuto a titolo di Tari). Le scadenze per il versamento della Tari variano da Comune a Comune ma nella maggior parte dei casi si prevedono tre rate:

  • prima rata entro la fine del mese di aprile;
  • seconda rata entro la fine del mese di luglio;
  • ultima rata (saldo) entro il 31 dicembre.

Se erroneamente è stato pagato un importo non dovuto o una somma in eccesso il contribuente può richiedere il rimborso utilizzando l’apposito modulo e indicando:

  • le proprie generalità;
  • l’importo erroneamente versato con allegazione delle fotocopie che attestano l’avvenuto versamento;
  • l’importo effettivamente dovuto;
  • la somma richiesta a titolo di rimborso;
  • domanda di accredito sul conto corrente del richiedente o richiesta di poter compensare l’importo versato in eccesso con un futuro debito d’imposta.

Pagamento della Tari e sanzioni in caso di mancato versamento nei termini

La Tari va versata entro le scadenze stabilite dai vari Comuni utilizzando tre diverse modalità di pagamento differenti:

  • modello F24 sul quale deve essere riportato il codice 3944;
  • con bollettino postale;
  • con MAV.

Chi non effettua il pagamento entro i termini stabiliti, va incontro ad interessi e sanzioni. Queste sono notevolmente ridotte in caso di ravvedimento operoso ossia quando il contribuente pur non versando l’importo entro i termini lo fa entro un anno dalla scadenza. Infine dopo l’anno le sanzioni sono molto più salate. Ma vediamo nello specifico cosa succede in caso di mancato versamento nei termini, ovvero se il provvedimento avviene:

  • entro 14 giorni dalla scadenza, al contribuente verrà applicata una sanzione pari allo 0,1% giornaliero;
  • tra i 15 e i 30 giorni dalla scadenza del termine al contribuente verrà applicata una sanzione pari all’1,50% della somma da versare;
  • avviene tra i 30 e i 90 giorni dalla scadenza del termine al contribuente verrà applicata una sanzione pari all’1,67% della somma da versare;
  • se il ravvedimento avviene dopo 90 giorni dalla scadenza del termine previsto ma comunque entro l’anno al contribuente viene applicata una sanzione pari al 3,75% della somma da versare;
  • dopo un anno dalla scadenza prevista per il pagamento il contribuente è soggetto ad una sanzione salatissima pari al 30% dell’imposta dovuta.

Esenzioni e riduzioni della Tari

Molti Comuni prevedono per i propri cittadini la possibilità di ottenere una riduzione sull’impoto da versare a titolo di Tari, tra cui:

  • il mancato svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti da parte del Comune; o una violazione nello svolgimento dell’attività di raccolta prevede una riduzione fino all’80% dell’imposta dovuta;
  • la lontananza del punto di raccolta rifiuti, non agevolmente raggiungibile dal contribuente gli da diritto ad una riduzione fino al 40% dell’importo dovuto a titolo di Tari.

Inoltre, i regolamenti di alcuni Comuni prevedono ulteriori ipotesi di riduzione o esenzione dal tributo nel caso di immobili occupati da un’unica persona:

  • case che rimangono disabitate per almeno sei mesi l’anno
  • oppure case vacanze che vengono sfruttate solo pochi mesi nel corso dell’intero anno,
  • immobili abitati da famiglie economicamente disagiate,
  • luoghi di culto e immobili appartenenti ad Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus).
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