Stipendio non pagato: 6 cose da fare subito

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Le vicende dello stipendio non pagato è ormai diventato all'ordine del giorno, quindi vediamo come procedere per evitare questo problema.

A causa della crisi che perdura in Italia da diversi anni, si corre il rischio che molte aziende non procedono al pagamento dello stipendio. Casi di lavoratori con stipendio non pagato sono ormai diventati all’ordine del giorno, quindi vediamo come procedere per evitare questo problema.

Sicuramente se stai leggendo questo articolo, il tuo datore di lavoro non procede al regolare pagamento della mensilità. La legge per evitare queste problematiche ha previsto una serie tutele per il dipendente.

Stipendio non pagato: Non firmare la busta paga

Ogni azienda contemporaneamente al pagamento dello stipendio, procede alla compilazione della busta paga. Tale documento attesta il pagamento della mensilità ricevuta dall’azienda.

La busta paga dovrà essere firmata per due motivi:

  • confermare il ricevimento della busta paga;
  • conferma dell’avvenuto pagamento dell’importo.

La seconda firma è considerata molto importante, poichè se il dipendete firmerà la cosiddetta quietanza, attesterà che il datore di lavora ha effettuato il pagamento. Quindi se il vostro datore di lavoro non ha corrisposto la cifra indicata all’interno della busta paga, è assolutamente sconsigliato firmare la busta paga per quietanza.

Di conseguenza, se il lavoratore procederà alla firma della busta paga per quietanza, automaticamente confermerà l’avvenuto pagamento, ed automaticamente la sua tutela in tribunale in caso di non pagamento, sarebbe più lunga e complicata.

Le 6 cose da fare per lo stipendio non pagato

Da come abbiamo potuto capire, una delle cose più importanti da fare in caso di uno stipendio non pagato, è quello di non firmare la quietanza della busta paga.

Qui di seguito andremo a vedere le 6 cose più importanti da conoscere se non si riceve lo stipendio dal proprio datore di lavoro.

  • Non firmare la quietanza della busta paga: Tale discorso è stato spiegato precedentemente;
  • Non far decorrere la prescrizione: Secondo la legge, il diritto alla retribuzione si prescrive nel termine di cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro, mentre rimane sospesa durante il rapporto lavorativo;
  • Inviare la messa in mora da soli: Molti dipendenti pensano che solo con l’aiuto di un sindacato o un avvocato è possibile ricevere il proprio pagamento. Non serve obbligatoriamente l’aiuto di una figura professionale, la messa in mora potrà essere inviata direttamente dal lavoratore con un fax oppure tramite PEC.
  • Possibilità di conciliazione: La legge italiana consente al lavoratore di rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro (DTL). Il lavoratore potrà presentare personalmente e gratuitamente una richiesta scritta di convocazione della Commissione di conciliazione.
  • Richiedere l’intervento degli ispettori: Se il dipendente vuole procedere in modo più incisivo, può presentarsi presso la Direzione e richiedere una conciliazione monocratica;
  • Causa: Se le procedure precedenti sono fallite è possibile avviare una causa nei confronti dell’azienda, richiedendo in ultimo anche il fallimento del datore di lavoro.

Dimissioni per giusta causa e indennità di disoccupazione NASpI

In ultimo, ma non meno importante, è bene sapere che in caso di reiterato mancato pagamento delle retribuzioni (in genere basta saltare due pagamenti), il lavoratore può dare le dimissioni per giusta causa.

In caso di dimissioni per giusta causa per mancato pagamento dello stipendio il lavoratore ha diritto a richiedere la NASpI, ovvero l’indennità di disoccupazione.

Inoltre per le dimissioni per giusta causa non è necessario dare il preavviso, si possono cioè dare le dimissioni in tronco.

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