Siamo in una fase di profondo cambiamento per chi partecipa ai concorsi pubblici. Negli ultimi mesi, infatti, si stanno moltiplicando interventi normativi e decisioni dei giudici che stanno ridefinendo, in modo piuttosto netto, le regole sullo scorrimento delle graduatorie.
Due recenti pronunce – una del TAR Milano e una della Corte di Cassazione – offrono indicazioni molto chiare: lo scorrimento non è più una strada “automatica” e, soprattutto, non rappresenta un diritto per chi è risultato idoneo ma non vincitore. A questo quadro si aggiunge anche il ritorno, dal 2026, della cosiddetta “taglia idonei”, che rende le graduatorie più corte e le possibilità di assunzione ancora più limitate.
Vediamo cosa sta cambiando davvero e cosa devono aspettarsi i candidati.
Stop allo scorrimento automatico delle graduatorie: cosa ha detto il TAR Milano
Con la sentenza n. 1202 del 12 marzo 2026, il TAR Milano interviene su una questione molto dibattuta: l’obbligo per le amministrazioni di scorrere le graduatorie ancora valide prima di bandire nuovi concorsi.
Il caso nasce dal ricorso di una candidata classificata tra gli idonei, che contestava la scelta del Comune di non procedere allo scorrimento della graduatoria per coprire nuovi posti vacanti, preferendo invece altre soluzioni come la mobilità o nuove selezioni.
Il principio chiave: il concorso torna al centro
Il TAR chiarisce un punto fondamentale:
il concorso pubblico torna ad essere lo strumento principale e prioritario per assumere personale.
Questo significa che:
- lo scorrimento della graduatoria non è più “favorito” come in passato
- l’amministrazione può scegliere liberamente altre modalità di reclutamento
- non serve più una motivazione particolarmente rigorosa per non scorrere la graduatoria
In sostanza, viene superato quell’orientamento giurisprudenziale che negli anni aveva dato una sorta di “precedenza” allo scorrimento.
Nessun diritto all’assunzione per gli idonei
Un altro passaggio importante riguarda la posizione degli idonei.
Secondo il TAR:
- chi è idoneo ma non vincitore non ha un diritto all’assunzione
- esiste solo una aspettativa, non tutelabile come diritto pieno
Questo ridimensiona ulteriormente le possibilità di far valere pretese in giudizio.
Programmazione flessibile e niente vincoli per l’ente
Il TAR affronta anche un tema molto pratico: se un ente ha utilizzato la graduatoria in passato, è obbligato a continuare a farlo?
La risposta è no.
La programmazione del personale:
- può cambiare nel tempo
- non vincola l’amministrazione alle scelte precedenti
- può adattarsi a nuove esigenze organizzative
Anche sotto il profilo della presunta discriminazione (nel caso specifico legata a una gravidanza), i giudici hanno escluso qualsiasi irregolarità, ritenendo legittima la scelta dell’ente.
Lo scorrimento della graduatoria è una scelta discrezionale: cosa dice la Cassazione
A rafforzare questa linea era già intervenuta la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 217 di gennaio 2026.
La questione riguardava un candidato idoneo che rivendicava il diritto all’assunzione dopo la rinuncia della vincitrice.
Lo scorrimento non è automatico
La Cassazione è stata molto chiara:
- lo scorrimento non avviene automaticamente
- serve una nuova decisione dell’amministrazione
- ogni assunzione è una scelta autonoma
In altre parole, anche se si libera un posto, non scatta automaticamente la chiamata del candidato successivo.
Nessun diritto soggettivo per l’idoneo
La Corte ribadisce un principio ormai consolidato:
- l’idoneo non vincitore non ha un diritto soggettivo all’assunzione
- la sua posizione resta una semplice aspettativa
Anche in presenza di una graduatoria valida, l’amministrazione mantiene piena discrezionalità.
Lo scorrimento è una “nuova assunzione”
Uno dei passaggi più importanti è questo:
lo scorrimento viene equiparato, a tutti gli effetti, a una nuova decisione di assumere.
Questo comporta che:
- l’ente può valutare esigenze organizzative e finanziarie
- può decidere di non assumere
- può scegliere strumenti diversi (nuovi concorsi, mobilità, ecc.)
Scorrimento graduatorie concorsi pubblici: il quadro cambia ancora con la “taglia idonei” dal 2026
A rendere il quadro ancora più restrittivo interviene anche la normativa.
Dal 2026 torna infatti la cosiddetta “taglia idonei”, che incide direttamente sulla lunghezza delle graduatorie.
Cosa cambia in concreto
La regola prevede che:
- gli idonei non vincitori possano essere al massimo il 20% dei posti messi a concorso
Esempio pratico:
- concorso con 100 posti
- 100 vincitori
- massimo 20 idonei in graduatoria
Tutti gli altri candidati, anche se hanno superato le prove, restano esclusi.
Graduatorie più corte e meno opportunità
Questo comporta:
- meno candidati “in attesa”
- meno possibilità di scorrimento negli anni successivi
- maggiore importanza della posizione finale in graduatoria
Rispetto al passato, dove le graduatorie potevano essere molto ampie e utilizzate nel tempo, il sistema diventa molto più selettivo.
Cosa significa per chi partecipa ai concorsi
Mettendo insieme giurisprudenza e normativa, emerge un quadro piuttosto chiaro.
1. Lo scorrimento non è più una garanzia
Non basta essere idonei:
- non c’è un diritto all’assunzione
- non c’è obbligo per l’amministrazione di scorrere la graduatoria
2. Conta sempre di più arrivare tra i vincitori
Con graduatorie più corte e meno scorrimenti:
- la vera partita si gioca subito
- restare fuori dai posti disponibili riduce drasticamente le chance future
3. Le amministrazioni hanno più libertà
Gli enti pubblici possono:
- scegliere come assumere
- cambiare strategia nel tempo
- privilegiare nuove selezioni o mobilità
Una nuova fase per i concorsi pubblici
Le decisioni del TAR Milano e della Cassazione, insieme al ritorno della “taglia idonei”, segnano un cambio di passo importante.
Il sistema dei concorsi pubblici:
- diventa più selettivo
- riduce il peso delle graduatorie nel tempo
- rafforza la discrezionalità delle amministrazioni
Per i candidati, questo significa una cosa molto semplice ma decisiva:
non basta più “passare il concorso”, serve arrivare subito tra i primi.
E proprio su questo punto si gioca, oggi più che mai, il futuro di chi punta a lavorare nella pubblica amministrazione.
