Con l’arrivo delle prime vere ondate di caldo dell’estate 2026 tornano anche le misure di tutela per chi lavora all’aperto. Diverse Regioni hanno infatti emanato ordinanze che limitano le attività svolte sotto il sole nelle ore più calde della giornata quando le condizioni meteorologiche raggiungono livelli di rischio elevati.
Si tratta di provvedimenti che riguardano soprattutto agricoltura, edilizia, cantieri stradali e altre attività particolarmente esposte alle alte temperature. Un tema che ogni anno assume un’importanza crescente, alla luce di estati sempre più lunghe e caratterizzate da frequenti picchi di calore.
Perché le Regioni intervengono contro il caldo
Le temperature elevate rappresentano un rischio concreto per la salute dei lavoratori. Colpi di calore, disidratazione, spossatezza e malori possono compromettere la sicurezza e, nei casi più gravi, provocare conseguenze molto serie.
Per questo motivo negli ultimi anni si è consolidato un sistema di prevenzione basato sulle previsioni elaborate dal progetto Worklimate, sviluppato da INAIL e CNR. Il sistema consente di individuare in anticipo le giornate in cui il rischio da esposizione al calore raggiunge livelli elevati per chi svolge attività fisiche intense all’aperto.
Le ordinanze regionali non si basano quindi esclusivamente sulle temperature registrate, ma tengono conto di diversi parametri meteorologici che determinano il livello effettivo di rischio per i lavoratori.
Quali obblighi hanno i datori di lavoro
Anche in assenza di specifiche ordinanze regionali, il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza dei dipendenti.
L’obbligo deriva dalle norme generali sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro e impone di valutare tutti i rischi presenti nell’attività lavorativa, compresi quelli legati alle condizioni climatiche.
Il rischio da stress termico deve quindi essere considerato all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), prevedendo misure organizzative e preventive adeguate.
La mancata valutazione del rischio o il mancato rispetto delle disposizioni regionali può comportare responsabilità e sanzioni per l’azienda.
Le ordinanze regionali sul caldo già attive nel 2026
Diverse Regioni hanno adottato provvedimenti differenti per durata, settori interessati e modalità applicative. Nella maggior parte dei casi il divieto riguarda le attività lavorative svolte all’aperto tra le 12:30 e le 16:00 quando il sistema Worklimate segnala un rischio elevato.
Lazio
L’ordinanza n. Z00001/2026 resta in vigore fino al 15 settembre 2026.
Il provvedimento riguarda:
- agricoltura;
- florovivaismo;
- edilizia;
- cave;
- logistica di piazzale;
- attività di consegna svolte dai rider.
Sono previste deroghe per interventi urgenti di pubblica utilità, protezione civile e servizi essenziali, purché vengano adottate adeguate misure di sicurezza.
Emilia-Romagna
L’ordinanza n. 72/2026 è valida fino al 15 settembre 2026.
Coinvolge:
- agricoltura;
- edilizia;
- cave;
- logistica di piazzale;
- rider.
Per i lavoratori delle piattaforme digitali è previsto che il rischio calore venga considerato nei sistemi di assegnazione delle consegne e nei tempi di percorrenza, evitando penalizzazioni economiche legate ai rallentamenti dovuti alle condizioni climatiche.
Puglia
L’ordinanza n. 321/2026 è una delle più estese sotto il profilo dei settori coinvolti.
Riguarda:
- agricoltura;
- settore forestale;
- serre e tunnel agricoli;
- edilizia;
- cave;
- cantieri stradali;
- ambienti confinati privi di adeguata ventilazione.
Il provvedimento richiama inoltre una particolare attenzione nei confronti dei lavoratori fragili e resta valido fino al 15 settembre 2026.
Piemonte
L’ordinanza n. 1/2026 interessa:
- agricoltura;
- edilizia;
- cave;
- rider.
Il divieto trova applicazione quando il rischio non può essere adeguatamente ridotto attraverso altre misure organizzative o tecniche.
Veneto
La Regione Veneto ha adottato un modello differente.
La deliberazione della Giunta regionale n. 376/2026 non introduce un divieto automatico delle attività, ma impone una rigorosa applicazione delle misure preventive previste dal protocollo regionale sul rischio da calore.
Particolare attenzione viene posta alla sorveglianza sanitaria, all’organizzazione dei turni e alla gestione delle pause.
Toscana
La Toscana ha emanato una specifica ordinanza per i settori maggiormente esposti alle alte temperature.
Le misure riguardano principalmente:
- agricoltura;
- florovivaismo;
- edilizia.
La validità è attualmente prevista fino al 31 agosto 2026.
Liguria
Anche la Liguria ha adottato un provvedimento per limitare le attività lavorative nelle ore più calde.
L’ordinanza interessa soprattutto:
- edilizia;
- agricoltura;
- attività all’aperto esposte direttamente alla radiazione solare.
La scadenza è fissata al 31 agosto 2026.
Calabria
La Calabria ha introdotto misure analoghe per i lavoratori maggiormente esposti al caldo.
Le limitazioni riguardano:
- agricoltura;
- edilizia;
- attività svolte in condizioni di forte esposizione al sole.
Anche in questo caso la validità è prevista fino al 31 agosto 2026.
Come organizzare il lavoro durante le ondate di calore
Le ordinanze rappresentano solo uno degli strumenti di tutela disponibili. Le aziende devono infatti adottare misure concrete per ridurre l’esposizione dei lavoratori alle alte temperature.
Tra le principali soluzioni rientrano la rimodulazione degli orari di lavoro, l’incremento delle pause, la predisposizione di aree ombreggiate o climatizzate e la disponibilità costante di acqua potabile.
Risulta particolarmente utile anche la rotazione del personale nelle attività più pesanti e la formazione sui sintomi che possono indicare l’insorgenza di un colpo di calore.
Sempre più spesso viene inoltre raccomandato il cosiddetto “sistema del compagno”, che prevede il controllo reciproco tra lavoratori per individuare tempestivamente eventuali segnali di malessere.
Caldo estremo: cosa devono fare i datori di lavoro
Per ridurre il rischio di malori e garantire condizioni di lavoro sicure durante le giornate più calde, i datori di lavoro dovrebbero:
- Controllare ogni giorno le previsioni di rischio caldo, consultando i bollettini e gli indici disponibili sui sistemi di monitoraggio dedicati.
- Riorganizzare gli orari di lavoro, privilegiando le attività più pesanti nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.
- Sospendere o rinviare le lavorazioni più rischiose nelle fasce orarie interessate dalle ordinanze regionali o quando il rischio caldo risulta elevato.
- Garantire pause frequenti, prevedendo zone ombreggiate, locali climatizzati o aree protette dove i lavoratori possano recuperare.
- Mettere sempre a disposizione acqua fresca e facilmente accessibile durante l’intera giornata lavorativa.
- Informare e formare il personale sui rischi legati alle alte temperature e sui comportamenti da adottare in caso di malessere.
- Prestare particolare attenzione ai lavoratori fragili, come persone con patologie croniche, lavoratori anziani, neoassunti o soggetti non ancora acclimatati al caldo.
- Predisporre procedure di emergenza, affinché colleghi e responsabili sappiano come intervenire rapidamente in caso di colpo di calore o altri malori.
Caldo estremo: cosa devono fare i lavoratori
Anche i lavoratori possono contribuire a prevenire situazioni pericolose seguendo alcune semplici regole:
- Bere acqua regolarmente durante tutta la giornata, senza aspettare di avvertire la sete.
- Utilizzare correttamente gli indumenti e i dispositivi di protezione forniti dall’azienda, seguendo le indicazioni ricevute.
- Approfittare delle pause previste, evitando di proseguire l’attività senza soste nelle ore più calde.
- Segnalare immediatamente eventuali condizioni di malessere, proprie o dei colleghi.
- Prestare attenzione ai sintomi più comuni dello stress termico, come vertigini, nausea, mal di testa, crampi muscolari, stanchezza eccessiva o difficoltà di concentrazione.
- Raggiungere subito una zona fresca e ombreggiata in presenza dei primi segnali di malessere.
- Non sottovalutare il caldo, anche se si è abituati a lavorare all’aperto, poiché le temperature elevate possono colpire chiunque.
- Collaborare con colleghi e responsabili, controllandosi reciprocamente durante le attività più impegnative e segnalando tempestivamente eventuali situazioni di rischio.
Un segnale positivo dalle Regioni
Un aspetto positivo emerso nel 2026 è la maggiore tempestività con cui molte Regioni hanno affrontato il problema. Diversamente da quanto accaduto in passato, diversi provvedimenti sono stati adottati già tra maggio e i primi giorni di giugno, consentendo a imprese e lavoratori di organizzarsi per tempo in vista delle ondate di calore estive.
Si tratta di un segnale importante, perché il caldo estremo non rappresenta più un fenomeno eccezionale ma una condizione sempre più frequente durante la stagione estiva. Proprio per questo auspichiamo che tutte le Regioni si dotino di ordinanze analoghe e coordinate, in modo da garantire livelli omogenei di tutela su tutto il territorio nazionale e offrire a lavoratori e aziende regole chiare e uniformi per affrontare il rischio da stress termico.
Verso regole nazionali uniformi?
La crescente diffusione delle ordinanze regionali evidenzia la necessità di una disciplina più omogenea a livello nazionale.
Le differenze tra territori, settori coinvolti e date di scadenza possono infatti creare difficoltà organizzative soprattutto per le imprese che operano in più Regioni.
Nel frattempo il messaggio per aziende e lavoratori è chiaro: il rischio da calore è ormai una componente strutturale della sicurezza sul lavoro e richiede una pianificazione preventiva sempre più accurata durante l’intera stagione estiva.
