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Lavoro e Diritti » Leggi, normativa e prassi » Polizia locale e body cam, parere negativo: sicurezza sul lavoro sì, ma con garanzie

Polizia locale e body cam, parere negativo: sicurezza sul lavoro sì, ma con garanzie

Privacy, sicurezza e tutela dei lavoratori al centro del provvedimento
Antonio Maroscia23 Febbraio 20264 Mins Read
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Body cam alla Polizia locale, stop del Garante: cosa cambia per lavoro, sicurezza e diritti dei lavoratori pubblici.

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Agenti della Polizia locale con body cam sul petto durante il servizio, focus sul dispositivo di registrazione.
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Quando si parla di body cam per la Polizia locale si affronta un tema che tocca da vicino il lavoro degli agenti, la loro sicurezza operativa e, allo stesso tempo, i diritti fondamentali dei cittadini ripresi.

Il recente parere negativo del Garante privacy sul progetto del Comune di Pescara riporta al centro una questione delicata: innovazione tecnologica sì, ma senza sacrificare tutele e garanzie.

E questo riguarda non solo l’ente pubblico, ma anche i lavoratori coinvolti.

Indice:
  • Body cam: uno strumento di tutela anche per gli agenti
  • Il nodo privacy: trattamento ad alto rischio
  • Rischio trasferimento dati fuori dall’Unione europea
  • Cosa significa per i lavoratori della Polizia locale?
  • Un messaggio chiaro agli enti pubblici
  • Sicurezza sì, ma con diritti garantiti

Body cam: uno strumento di tutela anche per gli agenti

Le videocamere operative individuali vengono spesso presentate come strumenti utili per:

  • documentare interventi critici;
  • prevenire aggressioni;
  • fornire elementi di prova in caso di reati;
  • tutelare l’operatore da accuse infondate.

In molti contesti le body cam rappresentano quindi anche una forma di protezione per il lavoratore pubblico, che opera in situazioni di tensione, conflitto o pericolo.

Nel caso di Pescara, il progetto prevedeva l’utilizzo delle body cam durante attività di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, con registrazioni utilizzabili anche a fini probatori.

Fin qui, nulla di anomalo.

Il problema nasce sul piano della protezione dei dati e della gestione tecnica del sistema.

Il nodo privacy: trattamento ad alto rischio

Il trattamento dei dati effettuato tramite body cam rientra tra quelli ad elevato rischio, perché comporta:

  • riprese video di persone identificabili;
  • registrazione di eventi potenzialmente legati a reati;
  • raccolta di dati di geolocalizzazione;
  • possibile utilizzo in ambito giudiziario.

In questi casi la normativa europea impone una valutazione d’impatto molto rigorosa e misure di sicurezza adeguate.

Secondo il Garante, nel progetto esaminato sono emerse diverse criticità:

  • incertezze sul quadro normativo di riferimento;
  • mancanza di indicazioni precise sulla conservazione dei log di accesso;
  • presenza di SIM nelle body cam senza adeguata motivazione tecnica;
  • carenze nella documentazione sulle misure di cifratura.

Ma il punto più delicato riguarda il fornitore del servizio cloud.

Rischio trasferimento dati fuori dall’Unione europea

Il sistema scelto dal Comune prevedeva la gestione dei dati tramite una piattaforma fornita da un’azienda statunitense.

Qui si inserisce un tema centrale:

nei trattamenti effettuati per finalità di prevenzione e repressione dei reati, il trasferimento di dati verso Paesi extra UE è soggetto a regole particolarmente stringenti.

Il Garante ha rilevato che non sono state fornite garanzie tecniche sufficienti per escludere:

  • la possibilità che il fornitore acceda ai dati in chiaro;
  • l’eventuale accesso remoto da fuori Unione europea;
  • un trasferimento di fatto verso Paesi terzi non autorizzati.

Per trattamenti di “law enforcement” queste situazioni non sono ammissibili senza precise garanzie giuridiche.

Cosa significa per i lavoratori della Polizia locale?

Il parere negativo non è un no definitivo alle body cam in sé. È piuttosto un richiamo forte agli enti pubblici: non si possono introdurre strumenti tecnologici senza una progettazione solida sul piano della protezione dei dati.

Dal punto di vista del lavoro, questo tema si intreccia con almeno tre aspetti fondamentali:

Tutela dell’operatore

Le body cam possono essere uno strumento di difesa per l’agente, ma solo se il sistema è:

  • sicuro;
  • controllato dall’amministrazione;
  • immune da accessi esterni non autorizzati.

Un sistema tecnicamente fragile espone anche il lavoratore a rischi.

Responsabilità disciplinare e uso delle immagini

Le registrazioni potrebbero essere utilizzate in procedimenti penali o disciplinari.
Per questo è essenziale che siano garantiti:

  • tracciabilità degli accessi;
  • regole chiare di conservazione;
  • limiti precisi all’utilizzo dei dati.

In mancanza di certezze tecniche, si creano zone grigie che possono incidere anche sulla posizione del dipendente pubblico.

Clima lavorativo e sorveglianza

L’introduzione di sistemi di ripresa individuale incide sul modo di lavorare e sul rapporto tra datore pubblico e lavoratore.

Anche se la finalità dichiarata è la sicurezza, è necessario evitare che lo strumento si trasformi in una forma indiretta di controllo non proporzionato dell’attività lavorativa.

Un messaggio chiaro agli enti pubblici

Il provvedimento rappresenta un precedente importante per tutti i Comuni che stanno valutando l’adozione di body cam.

Il messaggio è chiaro:

  • la tecnologia non può essere improvvisata;
  • la sicurezza informatica deve essere dimostrabile;
  • i trasferimenti di dati verso Paesi terzi devono essere esclusi o rigorosamente regolati;
  • la valutazione dei rischi deve essere concreta, non formale.

Sicurezza sì, ma con diritti garantiti

Nel dibattito pubblico si tende spesso a contrapporre sicurezza e privacy. In realtà, soprattutto nel lavoro pubblico, le due dimensioni devono camminare insieme.

Gli agenti hanno diritto a strumenti che li proteggano durante il servizio. I cittadini hanno diritto a che i loro dati non finiscano fuori dall’Unione europea senza garanzie. Le amministrazioni hanno il dovere di progettare sistemi conformi alla normativa.

Il caso di Pescara dimostra che l’innovazione tecnologica, quando entra nei luoghi di lavoro e nelle attività di polizia, richiede massima attenzione giuridica e tecnica.

Perché al centro non ci sono solo i dispositivi, ma le persone che lavorano e quelle che vengono riprese.

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