Il lavoro in ambienti freddi rappresenta una criticità crescente per la salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile.
Con una nota pubblicata il 16 gennaio 2026, INAIL richiama l’attenzione su un approfondimento tecnico dell’EU-OSHA, che fornisce linee guida operative per la prevenzione dei rischi legati all’esposizione al freddo.
Stress da freddo: quando il rischio inizia prima dello zero
Lo stress da freddo si verifica quando l’organismo perde calore più rapidamente di quanto riesca a produrlo, compromettendo le funzioni fisiologiche. Sebbene il pericolo sia comunemente associato a temperature inferiori ai +5 °C, le evidenze scientifiche mostrano che già sotto i 20 °C possono manifestarsi cali prestazionali e rischi per la sicurezza.
I settori maggiormente coinvolti sono:
- edilizia e agricoltura (lavori outdoor),
- industria alimentare e farmaceutica (ambienti indoor refrigerati),
- logistica del freddo e celle frigorifere.
Effetti del freddo sull’organismo e sulla destrezza manuale
La risposta naturale del corpo al freddo include vasocostrizione periferica e brividi, meccanismi di difesa che proteggono gli organi vitali ma riducono l’afflusso di sangue a mani e piedi. Questo comporta una perdita progressiva di sensibilità e controllo motorio.
I dati indicano che:
- sotto i 22 °C di temperatura cutanea la destrezza manuale cala sensibilmente,
- sotto i 15 °C la capacità di eseguire lavori di precisione diventa critica.
Il risultato è un aumento del rischio di infortuni, congelamenti e patologie croniche a carico degli arti.
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Freddo e sicurezza: la “teoria della distrazione”
Il freddo non agisce solo sul piano fisico ma anche su quello cognitivo. Secondo la cosiddetta teoria della distrazione, il disagio termico costringe il cervello a concentrare risorse sulla termoregolazione e sul dolore, sottraendole all’attenzione operativa.
Le conseguenze includono:
- tempi di reazione più lunghi,
- minore accuratezza decisionale,
- incremento degli errori procedurali.
Studi condotti in Italia e Spagna evidenziano un aumento medio del 4% del rischio di infortunio in condizioni di freddo, aggravato da superfici scivolose, scarsa visibilità e ingombro dei DPI.

Patologie da freddo: non solo congelamento
Le malattie da esposizione al freddo si distinguono in:
- lesioni localizzate (congelamento, geloni, piede da trincea),
- rischi sistemici, primo fra tutti l’ipotermia, che insorge sotto i 35 °C di temperatura corporea interna.
Particolare attenzione è rivolta allo stress cardiovascolare: la vasocostrizione aumenta pressione arteriosa e viscosità del sangue, imponendo un sovraccarico al cuore e innalzando il rischio di infarto e ictus, soprattutto nei lavoratori più anziani o con patologie preesistenti.
Valutazione del rischio: il protocollo in tre fasi
Secondo le norme ISO 15265 e ISO 15743, la valutazione del rischio da freddo deve seguire un percorso strutturato:
- Osservazione
Coinvolgimento diretto dei lavoratori per individuare i pericoli evidenti. - Analisi quantitativa
Utilizzo di indici tecnici come:- IREQ (isolamento richiesto dell’abbigliamento),
- DLE (durata limitata dell’esposizione).
- Valutazione specialistica
Misurazioni avanzate e calibrazione delle misure preventive sulle reali condizioni microclimatiche.
Prevenzione: prima tecnica e organizzazione, poi i DPI
La gerarchia della prevenzione privilegia:
- soluzioni tecniche: barriere frangivento, isolamento delle superfici, deumidificazione;
- misure organizzative: turni con cicli lavoro–riposo in ambienti riscaldati, possibilità di self-pacing per adattare il ritmo di lavoro.
Questi interventi riducono l’esposizione e favoriscono il recupero termico, limitando lo stress cardiovascolare e respiratorio.
DPI contro il freddo: ultima linea di difesa
I dispositivi di protezione individuale restano fondamentali, ma rappresentano l’ultima barriera. Devono essere conformi a standard come la EN 342 per il freddo intenso e scelti con attenzione.
Elementi chiave:
- abbigliamento a strati,
- adeguata traspirabilità,
- corretta vestibilità.
Indumenti troppo stretti o bagnati di sudore possono infatti accelerare il raffreddamento anziché prevenirlo.
Formazione e consapevolezza: il vero moltiplicatore di sicurezza
In uno scenario di cambiamento climatico che rende gli eventi freddi più estremi e imprevedibili, formazione specifica e sorveglianza sanitaria mirata diventano essenziali. Riconoscere precocemente i segnali di ipotermia e stress da freddo non è solo una buona pratica: è una leva strategica per ridurre infortuni, assenze e costi sociali.
Fonte principale: INAIL – rielaborazione su dati EU-OSHA (OSHwiki, “Working in the cold”).
