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Lavorare al freddo: rischi per la salute e strategie di prevenzione secondo INAIL

Antonio Maroscia20 Gennaio 20264 Mins Read
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Rischi, patologie e prevenzione del lavoro al freddo: indicazioni INAIL su stress termico, DPI, valutazione del rischio e sicurezza.

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Lavoratore in cantiere con giubbotto ad alta visibilità e casco, accanto a un termometro che segna 0 gradi, logo INAIL in alto a sinistra, contesto sicurezza sul lavoro e temperature rigide.
Indice:
  • Stress da freddo: quando il rischio inizia prima dello zero
  • Effetti del freddo sull’organismo e sulla destrezza manuale
  • Freddo e sicurezza: la “teoria della distrazione”
  • Patologie da freddo: non solo congelamento
  • Valutazione del rischio: il protocollo in tre fasi
  • Prevenzione: prima tecnica e organizzazione, poi i DPI
  • DPI contro il freddo: ultima linea di difesa
  • Formazione e consapevolezza: il vero moltiplicatore di sicurezza

Il lavoro in ambienti freddi rappresenta una criticità crescente per la salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in un contesto climatico sempre più instabile.

Con una nota pubblicata il 16 gennaio 2026, INAIL richiama l’attenzione su un approfondimento tecnico dell’EU-OSHA, che fornisce linee guida operative per la prevenzione dei rischi legati all’esposizione al freddo.

Stress da freddo: quando il rischio inizia prima dello zero

Lo stress da freddo si verifica quando l’organismo perde calore più rapidamente di quanto riesca a produrlo, compromettendo le funzioni fisiologiche. Sebbene il pericolo sia comunemente associato a temperature inferiori ai +5 °C, le evidenze scientifiche mostrano che già sotto i 20 °C possono manifestarsi cali prestazionali e rischi per la sicurezza.

I settori maggiormente coinvolti sono:

  • edilizia e agricoltura (lavori outdoor),
  • industria alimentare e farmaceutica (ambienti indoor refrigerati),
  • logistica del freddo e celle frigorifere.

Effetti del freddo sull’organismo e sulla destrezza manuale

La risposta naturale del corpo al freddo include vasocostrizione periferica e brividi, meccanismi di difesa che proteggono gli organi vitali ma riducono l’afflusso di sangue a mani e piedi. Questo comporta una perdita progressiva di sensibilità e controllo motorio.

I dati indicano che:

  • sotto i 22 °C di temperatura cutanea la destrezza manuale cala sensibilmente,
  • sotto i 15 °C la capacità di eseguire lavori di precisione diventa critica.

Il risultato è un aumento del rischio di infortuni, congelamenti e patologie croniche a carico degli arti.

Leggi anche: Assenze dal lavoro per neve: ecco cosa fare e cosa dice la legge

Freddo e sicurezza: la “teoria della distrazione”

Il freddo non agisce solo sul piano fisico ma anche su quello cognitivo. Secondo la cosiddetta teoria della distrazione, il disagio termico costringe il cervello a concentrare risorse sulla termoregolazione e sul dolore, sottraendole all’attenzione operativa.

Le conseguenze includono:

  • tempi di reazione più lunghi,
  • minore accuratezza decisionale,
  • incremento degli errori procedurali.

Studi condotti in Italia e Spagna evidenziano un aumento medio del 4% del rischio di infortunio in condizioni di freddo, aggravato da superfici scivolose, scarsa visibilità e ingombro dei DPI.

Come comportarsi se al lavoro fa freddo eccessivamente?
Come comportarsi se al lavoro fa freddo eccessivamente?

Patologie da freddo: non solo congelamento

Le malattie da esposizione al freddo si distinguono in:

  • lesioni localizzate (congelamento, geloni, piede da trincea),
  • rischi sistemici, primo fra tutti l’ipotermia, che insorge sotto i 35 °C di temperatura corporea interna.

Particolare attenzione è rivolta allo stress cardiovascolare: la vasocostrizione aumenta pressione arteriosa e viscosità del sangue, imponendo un sovraccarico al cuore e innalzando il rischio di infarto e ictus, soprattutto nei lavoratori più anziani o con patologie preesistenti.

Valutazione del rischio: il protocollo in tre fasi

Secondo le norme ISO 15265 e ISO 15743, la valutazione del rischio da freddo deve seguire un percorso strutturato:

  1. Osservazione
    Coinvolgimento diretto dei lavoratori per individuare i pericoli evidenti.
  2. Analisi quantitativa
    Utilizzo di indici tecnici come:

    • IREQ (isolamento richiesto dell’abbigliamento),
    • DLE (durata limitata dell’esposizione).
  3. Valutazione specialistica
    Misurazioni avanzate e calibrazione delle misure preventive sulle reali condizioni microclimatiche.

Prevenzione: prima tecnica e organizzazione, poi i DPI

La gerarchia della prevenzione privilegia:

  • soluzioni tecniche: barriere frangivento, isolamento delle superfici, deumidificazione;
  • misure organizzative: turni con cicli lavoro–riposo in ambienti riscaldati, possibilità di self-pacing per adattare il ritmo di lavoro.

Questi interventi riducono l’esposizione e favoriscono il recupero termico, limitando lo stress cardiovascolare e respiratorio.

DPI contro il freddo: ultima linea di difesa

I dispositivi di protezione individuale restano fondamentali, ma rappresentano l’ultima barriera. Devono essere conformi a standard come la EN 342 per il freddo intenso e scelti con attenzione.

Elementi chiave:

  • abbigliamento a strati,
  • adeguata traspirabilità,
  • corretta vestibilità.

Indumenti troppo stretti o bagnati di sudore possono infatti accelerare il raffreddamento anziché prevenirlo.

Formazione e consapevolezza: il vero moltiplicatore di sicurezza

In uno scenario di cambiamento climatico che rende gli eventi freddi più estremi e imprevedibili, formazione specifica e sorveglianza sanitaria mirata diventano essenziali. Riconoscere precocemente i segnali di ipotermia e stress da freddo non è solo una buona pratica: è una leva strategica per ridurre infortuni, assenze e costi sociali.

Fonte principale: INAIL – rielaborazione su dati EU-OSHA (OSHwiki, “Working in the cold”).

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