È partita ufficialmente la procedura per richiedere il bonus affitto destinato ai genitori separati o divorziati. Dalle ore 12 del 7 ottobre 2026 è attiva la piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso la quale è possibile presentare la domanda per ottenere il nuovo contributo per il sostegno abitativo.
La misura, finanziata con 20 milioni di euro l’anno, entra quindi nella sua fase operativa. La finestra per presentare la richiesta resterà però aperta soltanto per tre settimane: la scadenza è fissata alle ore 12 del 28 ottobre 2026.
Non si tratta di un click day. Presentare la domanda nei primi minuti non garantisce alcun vantaggio rispetto a chi la inoltrerà nei giorni successivi, perché la graduatoria sarà determinata sulla base dei criteri di priorità previsti.
È comunque consigliabile non aspettare gli ultimi giorni, sia per evitare eventuali problemi tecnici sia perché, dopo l’invio definitivo, la richiesta non potrà più essere modificata.
Vediamo quindi come presentare la domanda, cosa serve per accedere alla piattaforma e quali sono gli errori da evitare.
Domanda bonus affitto genitori separati: quando si può presentare
Per l’annualità 2026 la domanda può essere presentata esclusivamente online secondo questo calendario:
| Procedura | Data |
|---|---|
| Apertura delle domande | ore 12 del 7 ottobre 2026 |
| Scadenza | ore 12 del 28 ottobre 2026 |
| Modalità | esclusivamente online sulla piattaforma MIT |
I richiedenti hanno quindi 21 giorni a disposizione.
Un aspetto importante riguarda l’ordine di presentazione: il contributo non viene assegnato in base a chi arriva prima. Non è quindi necessario precipitarsi sulla piattaforma nelle prime ore di apertura perché data e orario di trasmissione non attribuiscono alcuna preferenza.
Questo non significa, però, che sia conveniente aspettare l’ultimo momento. Il Ministero invita espressamente a compilare e trasmettere la richiesta con congruo anticipo rispetto alla chiusura della piattaforma.
Come fare domanda per il bonus affitto
La richiesta deve essere presentata attraverso la piattaforma telematica “Sostegno abitativo genitori separati o divorziati”, predisposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Link piattaforma: https://sostegnoabitativogenitoriseparati.mit.gov.it/
L’accesso avviene esclusivamente mediante:
- SPID;
- Carta d’Identità Elettronica (CIE);
- Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
Prima ancora di poter proseguire con la compilazione vera e propria, la piattaforma presenta al richiedente l’elenco dei requisiti obbligatori.
Per andare avanti è necessario confermare di possederli tutti, spuntando le relative caselle. Solo dopo questa verifica preliminare viene abilitato il pulsante per continuare con la procedura.
Si tratta di un passaggio da non sottovalutare: le dichiarazioni vengono rese sotto la responsabilità del richiedente e il mancato possesso dei requisiti può comportare l’esclusione dal beneficio e il rigetto della domanda.
Quali requisiti bisogna confermare sulla piattaforma
La schermata iniziale della procedura permette di avere immediatamente un quadro delle condizioni necessarie per richiedere il contributo.
Il richiedente deve dichiarare:
- di essere genitore separato o divorziato e non assegnatario dell’abitazione familiare di proprietà;
- di essere in possesso del provvedimento di separazione o divorzio;
- di avere almeno un figlio di età inferiore a 21 anni alla data di pubblicazione dell’avviso;
- di essere titolare di un contratto di locazione regolarmente registrato e intestato al richiedente;
- di non possedere altri immobili residenziali nel Comune dell’abitazione familiare o nei Comuni limitrofi entro un raggio di 50 chilometri, fatta salva l’eventuale proprietà della stessa abitazione familiare;
- di essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli;
- di avere un reddito individuale non superiore a 35.000 euro risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi;
- di non beneficiare di altri sussidi pubblici aventi analoghe finalità di sostegno abitativo;
- di non essere assegnatario di un’abitazione di edilizia residenziale pubblica.
Solo dopo aver confermato tutte queste condizioni è possibile proseguire.
Per questa agevolazione, quindi, il parametro economico di riferimento non è l’ISEE, ma il reddito individuale risultante dall’ultima dichiarazione disponibile.
Attenzione a come si indica il reddito nella domanda
Un dettaglio operativo importante riguarda proprio l’indicazione del reddito.
Il valore deve essere inserito nella domanda senza decimali e arrotondato all’euro superiore.
Se, ad esempio, il reddito da dichiarare fosse pari a 24.350,20 euro, nella procedura andrebbe indicato l’importo di 24.351 euro.
È un particolare apparentemente secondario, ma è bene rispettare esattamente le istruzioni fornite dal Ministero anche perché il reddito assume rilevanza nella formazione della graduatoria.
Quali dati e documenti conviene preparare prima
Prima di iniziare la compilazione è consigliabile avere a portata di mano tutte le informazioni necessarie. Questo consente di completare la richiesta senza interruzioni e soprattutto di ridurre il rischio di errori.
Tra la documentazione da tenere disponibile rientrano in particolare:
- il provvedimento di separazione o divorzio;
- il contratto di locazione regolarmente registrato;
- l’ultima dichiarazione dei redditi;
- i dati relativi ai figli a carico;
- la documentazione utile a dimostrare il rispetto degli obblighi di mantenimento;
- i dati relativi all’abitazione familiare e alla propria situazione immobiliare;
- l’IBAN necessario per l’eventuale accredito del contributo.
Non tutta questa documentazione deve necessariamente essere caricata durante la procedura. È però fondamentale possederla e conservarla.
Il Ministero si riserva infatti la possibilità di effettuare controlli a campione sulla documentazione relativa alle informazioni dichiarate nella domanda e potrà quindi richiederne successivamente la trasmissione.
Cosa succede dopo l’invio della domanda
Una volta completati tutti i campi è possibile procedere con la trasmissione definitiva.
Quando la procedura viene conclusa correttamente, sulla piattaforma compare una barra verde con il numero attribuito alla domanda e la dicitura “COMPLETATA”.
A quel punto è possibile scaricare anche un riepilogo dei dati trasmessi in formato PDF.
È consigliabile salvare il documento e conservare il numero identificativo della domanda, perché rappresentano la conferma dell’avvenuta presentazione.
La semplice compilazione, infatti, non basta: la domanda viene considerata validamente acquisita soltanto dopo il completamento della compilazione e la trasmissione finale attraverso la piattaforma.
Attenzione: dopo l’invio la domanda non si può modificare
Questo è probabilmente uno degli aspetti più importanti della procedura.
Una volta inviata, la domanda non può più essere modificata.
Prima della trasmissione definitiva conviene quindi ricontrollare attentamente tutte le informazioni inserite, con particolare attenzione al reddito, ai dati del contratto di locazione, alla situazione immobiliare, ai figli, alle eventuali condizioni che attribuiscono punteggio e agli altri dati richiesti.
Un errore scoperto dopo l’invio non potrà essere semplicemente corretto riaprendo l’istanza.
Cosa succede se si è in coda alle ore 12 del 28 ottobre
Il Ministero ha previsto una particolare procedura per gestire l’eventuale afflusso di utenti nelle ultime ore.
Alle ore 12 del 28 ottobre 2026 la piattaforma non consentirà più nuovi accessi. Chi però sarà già entrato nella coda telematica entro la scadenza potrà continuare la procedura rispettando l’ordine di ingresso registrato dal sistema.
In questo caso sarà possibile completare la trasmissione entro un massimo di 24 ore dalla scadenza dell’avviso.
C’è però una condizione importante: l’utente deve mantenere aperta la pagina e attiva la connessione fino al completamento della procedura.
Chiudere la pagina, disconnettersi, spegnere o riavviare il dispositivo oppure perdere la connessione potrebbe comportare la perdita della posizione acquisita nella coda. Se nel frattempo fosse già scaduto il termine ordinario, ciò potrebbe determinare anche l’impossibilità di presentare la domanda.
Proprio per questo il Ministero raccomanda di non aspettare le ultime ore.
Solo in caso di un blocco o di un malfunzionamento imputabile alla piattaforma potrà essere disposta una proroga del termine.
Il bonus non viene assegnato in ordine di domanda
La precisazione è particolarmente importante: non siamo davanti a un click day.
L’ordine di arrivo delle richieste non attribuisce alcuna preferenza.
Dopo la chiusura della procedura, la piattaforma elaborerà automaticamente una graduatoria per ciascuna area territoriale regionale sulla base dei dati dichiarati e dei punteggi previsti.
Tra gli elementi che incidono sul punteggio rientrano le condizioni familiari e personali individuate dal bando.
In caso di parità di punteggio verrà preso in considerazione il reddito del richiedente.
Inviare la domanda il 7 ottobre anziché, ad esempio, il 15 ottobre non consente quindi di scavalcare gli altri richiedenti. Resta però conveniente non attendere la scadenza per evitare inconvenienti tecnici.
Quanto si può ottenere con il bonus affitto
Il contributo può coprire il 50 per cento delle spese sostenute per l’affitto, entro il limite massimo di 6.000 euro per l’annualità, equivalente a un massimo teorico di 500 euro al mese.
L’importo effettivo dipende quindi dal canone sostenuto.
Con un affitto di 600 euro al mese, ad esempio, il 50 per cento corrisponde a 300 euro mensili. Con un canone di 1.200 euro, invece, la metà sarebbe pari a 600 euro, ma il contributo resterebbe fermo al tetto massimo previsto di 500 euro mensili.
Le somme saranno riconosciute nei limiti delle risorse disponibili.
Domanda bonus affitto 2026: cosa controllare prima di inviarla
Chi possiede i requisiti ha tempo fino alle ore 12 del 28 ottobre, ma la raccomandazione è di non concentrarsi soltanto sulla scadenza.
Prima di premere il pulsante per la trasmissione definitiva conviene verificare ancora una volta:
- il reddito indicato;
- gli estremi del contratto di locazione;
- la situazione relativa all’abitazione familiare e agli altri immobili;
- i dati dei figli;
- il rispetto degli obblighi di mantenimento;
- le informazioni utilizzate per determinare il punteggio;
- gli altri dati richiesti dalla procedura.
Dopo l’invio, infatti, non sarà possibile modificare la domanda.
La novità del 7 ottobre è quindi il passaggio definitivo dalla teoria alla fase operativa: il bonus affitto per i genitori separati e divorziati è finalmente richiedibile, ma per l’annualità 2026 la finestra a disposizione è relativamente breve. Meglio quindi preparare con attenzione i dati necessari e completare la procedura con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza.
