Sacconi torna ad attaccare l'art.18 e lo Statuto dei lavoratori

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Sacconi conferma la volontà di cambiare lo statuto dei lavoratori nei prossimi tre anni. Entro maggio nuovo testo alle Camere.

Dalla platea di confidustria, il Ministro del lavoro torna ad attaccare l’art.18 e lo Statuto dei lavoratori. Già lo scorso 27 marzo il ministro aveva annunciato la volontà del governo di portare all’esame del Parlamento un ddl delega per cambiare lo Statuto dei lavoratori.’ Ora ribadisce il concetto dinanzi alla platea di Confindustria: “Entro maggio  presenterò un testo nuovo”.

L’ obiettivo è di : «completare la liberazione dall’oppressione burocratica, da tutto quel che genera conflitto e dall’incompetenza che minaccia l’occupabilità», chiaro riferimento all’arbitrato per i licenziamenti.

Tornando sull’art. 18,   e sul ddl lavoro respinto da Napolitano, Sacconi ha ribadito l’utilità dell’arbitrato “Aggiusteremo velocemente quel testo, confermando l’utilità di un arbitrato che è una opportunità in più per i lavoratori e le imprese rispetto al grande contenzioso esistente”.

La nuova legislazione che ha in mente il ministro riguarderà anche gli scioperi ed il cercare di far scendere la conflittualità nelle aziende, nonchè il  sistema di formazione professionale e al sistema di contrattazione alla ricerca di regole valide a livello nazionale.

“Occorre lavorare anche sulla cultura dei giovani: bisogna aiutarli ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche il più umile, purché sia regolare. Solo così si potrà difendere la vera cultura del lavoro”. Rivalutando il lavoro manuale, si potrà “battere il nichilismo delle generazioni degli anni ’70 che sono entrate nei mestieri dell’educazione, della magistratura e dell’editoria non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casematte del potere, quanto, come si dice a Roma, per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare”.

Ma il ministro vive in Italia o su Marte? forse non si è ancora reso conto che in Italia i giovani hanno già la cultura del lavoro e che, fior fiori di laureati e non già si sono adattati a fare i lavori più umili perchè non si possono di certo permettere di stare ad ascoltare parole sensa senso di chi ci governa e, stare ad aspettare che i nostri dipendenti (perchè tali sono i politici) si decidano a compiere qualcosa di buono per il nostro paese quando, a momenti, non riescono neanche a garantirsi “un tozzo di pane” per vivere e, sono in coninuo equilibrio precario tra bollette, mutui, finanziarie, cassa integrazione, mobilità etc.

E’ intervenuto anche il Presidente del consiglio: “Noi siamo convinti che occorre modernizzare l’Italia, che bisogna liberare cittadini e imprese da oppressioni fiscale, burocratica e giudiziaria e stiamo lavorando in molti direzioni. Un esempio? La digitalizzazione completa della pubblica amministrazione”.

Consiglierei al Presidente di evitare di continuare a parlare “per proclami”; vorrei infatti ricordare a Berlusconi che la digitalizzazione della P.A. è legge da un bel pò di anni che, di riforma fiscale ne parla da quando “è sceso in campo” ma non si vede ancora nulla e, per quanto riguarda la riforma giudiziaria, nessun cittadino la vede come oppressione poichè la giustizia è il perno di ogni stato di diritto. A meno che, non la si voglia riformare con continue leggi ad personam; ma di questo credo che a un popolo di disoccupati, cassa integrati e precari importi poco!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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