Bonus Iscro Inps: cos’è e come funziona la cassa integrazione autonomi

Cos'è e come funziona l'ISCRO, la nuova cassa integrazione INPS per i lavoratori autonomi iscritti in via esclusiva alla Gestione separata.


Cos’è e come funziona l’ISCRO, la nuova indennità a favore dei lavoratori autonomi con partita IVA iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS. La Legge di bilancio 2021 (Legge numero 178 del 30 dicembre 2020) ha previsto all’articolo 1, commi dal 386 al 400, una Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (in sigla ISCRO) erogata dall’INPS a beneficio dei lavoratori autonomi, iscritti via esclusiva alla Gestione separata ed in possesso di determinati requisiti reddituali e contributivi.

La misura, nelle more di una riforma degli ammortizzatori sociali, ha lo scopo di introdurre, in via sperimentale per il triennio 2021-2023, una sorta di “Cassa integrazione” per gli autonomi colpiti da una contrazione del giro d’affari.

Con circolare numero 12 del 5 febbraio 2021 l’INPS ha già recepito tale norma introducendo apposita addizionale sulla contribuzione dovuta dai professionisti senza cassa iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS pari allo 0,26% per 2021 e 0,51% per per il 2022 e il 2023.

Analizziamo nel dettaglio la misura.

A chi spetta l’ISCRO

ISCRO è pensata per essere una sorta di “Cassa integrazione”, istituita in via sperimentale per il triennio 2021 – 2023. E’ quindi un nuovo ammortizzatore sociale in costanza di lavoro, per i periodi di sospensione dell’attività lavorativa autonoma.

Spetta ai soggetti iscritti in via esclusiva alla Gestione separata INPS che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo (cosiddetti professionisti senza cassa).

L’indennità spetta in presenza dei seguenti requisiti:

  • Essere iscritti in via esclusiva alla Gestione separata (esclusi pertanto i pensionati nonché loro che sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie perché ad esempio lavoratori dipendenti);
  • Non ricevere il Reddito di cittadinanza;
  • Aver generato, nell’anno precedente la presentazione della domanda, un reddito da lavoro autonomo inferiore al 50% della media dei redditi della stessa specie conseguiti nei tre anni precedenti;
  • Nell’anno precedente la presentazione della domanda aver totalizzato un reddito inferiore a 8.145,00 euro;
  • Essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali obbligatori;
  • Titolari di partita IVA (attiva) da almeno quattro anni alla data di presentazione della domanda.

Con riferimento all’ultimo punto, la partita IVA dev’essere stata aperta per lo svolgimento dell’attività, in virtù della quale il soggetto è iscritto alla Gestione separata.

Al fine di continuare a percepire il sussidio, i requisiti contributivi e reddituali devono essere mantenuti nel periodo di fruizione. In caso di cessazione della partita IVA l’indennità viene revocata.

Quanto è l’importo mensile

L’ammontare dell’indennità straordinaria è pari al 25% (su base semestrale) dell’ultimo reddito denunciato all’Agenzia delle entrate. Ad ogni modo, la somma mensile non potrà essere superiore a 800 euro né inferiore a 250.

Le somme percepite non hanno alcuna valenza ai fini contributivi né fiscali. Queste infatti non concorrono alla formazione del reddito complessivo del percipiente.

Esclusa infine la contribuzione figurativa.

Altri benefici: formazione professionale gratuita

In parallelo rispetto alla fruizione delle somme è prevista anche la partecipazione a corsi di aggiornamento professionale. Scopo della previsione è quello di accompagnare al sussidio economico lo svolgimento di attività mirate ad incrementare i compensi del beneficiario.

Sul punto, il comma 440 della Legge di bilancio prevede l’adozione, entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, di un Decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Dicastero dell’economia e delle finanze, che definisca i criteri e le modalità operative dei percorsi di aggiornamento professionale, oltre a disciplinarne il finanziamento.

La partecipazione ai corsi sarà monitorata dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL).

Come fare domanda di ISCRO

Al momento si è in attesa di apposita circolare INPS che comunicherà le modalità di invio della domanda di ISCRO. La domanda di ISCRO dovrà essere presentata una sola volta per l’intero triennio, entro il 31 ottobre di ogni anno (2021, 2022 o 2023).

L’istanza sarà inoltrata all’INPS, presumibilmente, secondo le modalità che saranno oggetto di futura comunicazione da parte dell’Istituto.

L’INPS, una volta acquisita la domanda, comunicherà all’Agenzia delle entrate i riferimenti anagrafici dell’interessato, al fine di consentire a quest’ultima i controlli sul possesso dei requisiti.

Accolta la richiesta di sussidio, questo avrà decorrenza a partire dal giorno successivo la data di presentazione della domanda.

Aliquote Gestione separata ISCRO

La misura di sostegno economico in parola sarà finanziata aumentando i contributi dovuti alla Gestione separata INPS da parte dei lavoratori autonomi, potenzialmente destinatari di ISCRO.

Come accennato in premessa, con la circolare numero 12 del 5 febbraio 2021, l’INPS ha reso note le aliquote addizionali per l’anno in corso dovute dagli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata.

Queste saranno pari a:

  • Aliquota contributiva per invalidità, vecchiaia e superstiti in misura pari al 25%;
  • addizionale 0,72% destinata a finanziare le prestazioni di maternità, assegni nucleo familiare, degenza ospedaliera, malattia e congedo parentale;
  • addizionale 0,26% prevista ex novo a finanziamento di ISCRO.

Nel complesso l’aliquota INPS sarà pari per il 2021 al 25,98%. Per gli anni 2022 e 2023, interessati dalla misura sperimentale, il contributo dello 0,26% passerà a 0,51% per ciascuna annualità.

Leggi anche: Gestione separata INPS contributi 2021: aliquote, minimali e massimali

Versamento contributi con F24

A differenza di quanto avviene per i collaboratori, in cui il versamento dei contributi viene effettuato dall’azienda committente, per i professionisti è diverso: sono questi ultimi a dover farsi carico del pagamento con modello F24, nel rispetto delle scadenze fiscali relative alle imposte sui redditi (saldo 2020, primo e secondo acconto 2021).