Malattia durante il preavviso: quali conseguenze

Quali conseguenze ci sono per il dipendente che va in malattia durante il periodo di preavviso? Vediamo come ci si deve comportare

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Cosa accade se il lavoratore va in malattia durante il preavviso? La data di fine rapporto rimane invariata o si sposta? Quali obblighi ha il soggetto (azienda o dipendente) che intende risolvere il contratto di lavoro?

Andiamo con ordine e vediamo cosa si intende per periodo di preavviso e quando è obbligatorio darlo o riceverlo.

Periodo di preavviso: cos’è e come funziona

Nel rapporto azienda – dipendente chi dei due matura la decisione di interrompere il contratto deve comunicare la sua scelta alla controparte con congruo anticipo (cosiddetto “periodo di preavviso”), così da permettere:

  • Al lavoratore di trovare un’altra occupazione nel caso in cui a voler risolvere il contratto sia l’azienda (licenziamento);
  • All’azienda di trovare un sostituto o di riorganizzare l’attività produttiva laddove sia il dipendente a maturare l’intenzione di cessare il rapporto (dimissioni).

Sono i contratti collettivi a determinare la durata del periodo di preavviso. Questa può variare a seconda del livello del dipendente, dei suoi anni di permanenza in azienda o dal fatto che si tratti di dimissioni o licenziamento. Ad esempio, il CCNL Commercio e Terziario – Confcommercio prevede per i dipendenti con anzianità in azienda non superiore a 5 anni inquadrati nel 2° livello:

  • In caso di licenziamento un periodo di preavviso di 30 giorni di calendario decorrenti dal 1° o dal 16° giorno del mese;
  • In caso di dimissioni il preavviso scende a 20 giorni di calendario sempre con decorrenza dal 1° o dal 16° giorno del mese.

Leggi anche: Preavviso dimissioni: come fare e tempi da rispettare

Da quando decorre il preavviso

Il preavviso decorre dal momento in cui la scelta di interrompere il rapporto è comunicata alla controparte:

  • In caso di licenziamento si prende a riferimento la data in cui il dipendente riceve la comunicazione aziendale;
  • In caso di dimissioni fa fede la data in cui il dipendente trasmette al datore via pec (tramite il portale www.cliclavoro.gov.it) il modulo standard dove è riportato l’ultimo giorno di lavoro.

Di conseguenza, il preavviso coincide con il periodo di tempo intercorrente tra la data in cui chi intende recedere dal contratto comunica la propria decisione e l’ultimo giorno di lavoro in azienda. Durante il preavviso il rapporto prosegue regolarmente. Non cambiano obblighi e doveri in capo ad azienda e dipendente.

Leggi anche: Licenziamento senza preavviso: cause e conseguenze

Può accadere che durante il preavviso il dipendente non possa svolgere l’attività lavorativa perché ad esempio assente in malattia. Vediamo nello specifico cosa succede in questi casi.

Malattia durante il preavviso: cosa accade

Se il dipendente si ammala durante il periodo di preavviso cosa succede? Il periodo di preavviso semplicemente si interrompe e riprende a decorrere dalla fine della prognosi indicata dal medico nel certificato. Di conseguenza, l’ultimo giorno di lavoro si sposta in avanti in misura corrispondente alla durata della malattia.

Facciamo l’esempio di un dipendente con preavviso di 20 giorni di calendario decorrenti dal primo del mese. L’ultimo giorno sarebbe stato il 20 marzo 2019 ma il dipendente si è assentato per malattia per 5 giorni di calendario. In questo caso l’ultimo giorno di lavoro non sarà più il 20 bensì il 25 marzo 2019.

Cosa fare se il lavoratore si ammala nel preavviso

In caso di malattia intercorsa durante il periodo di preavviso:

  1. il dipendente deve informare il datore della propria assenza e farsi rilasciare il certificato dal medico, il quale provvede a trasmetterlo telematicamente all’INPS. L’azienda potrà visionare l’attestazione della prognosi direttamente sul sito INPS ovvero richiederne l’invio al proprio indirizzo pec. Ove non risulti possibile l’inoltro telematico del certificato, il lavoratore dovrà attivarsi per far pervenire la documentazione all’INPS e all’azienda entro due giorni dal rilascio della stessa.
  2. A seguito della prognosi
    1. il datore dovrà fare i dovuti calcoli e posticipare l’ultimo giorno di lavoro. In questi casi non è necessario consegnare una nuova lettera di licenziamento dal momento che mantiene validità la comunicazione già firmata dal dipendente per ricevuta.
    2. Parimenti, il dimissionario non è costretto a inviare un nuovo modulo o modificare quello già inoltrato all’azienda via pec.

Ciò che fa fede per certificare l’ultimo giorno di lavoro effettivo è la comunicazione di cessazione che il datore deve inviare al Centro per l’Impiego con modello “Unilav”.

All’interno del modello dovrà essere indicata la data di cessazione corrispondente all’ultimo giorno di lavoro effettivo, per intenderci quello posticipato a seguito della malattia.

Il modello dovrà essere inviato entro i 5 giorni successivi all’evento, decorrenti dall’ultimo giorno di lavoro.

Trattamento economico di malattia

Il prolungamento del preavviso non far venir meno il diritto del lavoratore ad essere retribuito.

Per i periodi di assenza spetta il normale trattamento previsto per la malattia. Sono a carico dell’azienda i giorni di malattia che coinvolgono i lavoratori con la qualifica di impiegato o quadro, esclusi i dipendenti del settore terziario.

Per tutti gli altri dipendenti (compresi appunto gli impiegati del terziario) l’INPS eroga un’apposita indennità dal 4° giorno di malattia fino ad un massimo di 180 giorni in un anno solare. I primi 3 giorni (cosiddetta “carenza”) sono totalmente a carico del datore.

L’indennità è pari al 50% della retribuzione per i giorni di malattia dal 4° al 20° (escluse domeniche e festività per gli operai e le sole festività cadenti di domenica per gli impiegati). Il trattamento sale al 66% della retribuzione dal 21° giorno in poi.

Per i dipendenti di pubblici esercizi e laboratori di pasticceria l’indennità è pari all’80% per l’intero periodo id malattia.

Ai soggetti disoccupati o sospesi dal lavoro spetta un importo ridotto di due terzi rispetto alla percentuale normalmente prevista.

I contratti collettivi prevedono di norma un trattamento a carico dell’azienda che integri l’indennità INPS fino a raggiungere la retribuzione che il dipendente avrebbe ricevuto in caso di normale attività lavorativa.

Eccezion fatta per i casi di pagamento diretto da parte dell’INPS (ad esempio dipendenti di aziende fallite) l’indennità è anticipata dal datore in busta paga per poi essere da questi recuperata sul totale dei contributi dovuti all’Istituto con modello F24.

Leggi anche: Periodo di comporto per malattia: significato e regole

Come elaborare la busta paga

Le somme spettanti a titolo di lavoro ordinario e indennità di malattia durante il periodo di preavviso devono essere riportate nel Libro Unico del Lavoro e nel cedolino paga da consegnare al dipendente all’atto della corresponsione della retribuzione.

Nei documenti citati dovrà essere riportato l’ultimo giorno di lavoro effettivo oltre a segnalare nelle note il prolungamento del preavviso a seguito della malattia.

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