Chiusura partita IVA con compensi ancora da incassare: ecco cosa fare

Chiusura della partita IVA in pendenza di fatture e compensi da incassare. L'Agenzia delle entrate detta le regole per non commettere errori.


Il professionista che vuole chiudere la partita iva ma ha ancora dei compensi da incassare può procedere allo loro imputazione all’ultimo reddito da dichiarare o sarà costretto a riaprire la partita iva per fatturarli al momento dell’incasso. In pratica la Partita Iva deve essere attiva fino alla chiusura delle operazioni pendenti.

In sintesi sono queste le indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la risposta ad interpello n° 218 del 26 aprile 2022.

Come chiudere la Partita IVA se ci sono compensi da incassare

La questione posta all’attenzione dell’Agenzia delle entrate riguarda un professionista che si è trasferito all’estero.

Nello specifico, il professionista ha deciso di chiudere la partita iva italiana ancorchè fossero ancora pendenti dei rapporti da definire. Al professionista in questione infatti, dopo la chiusura della partita iva, sono stati liquidati dei compensi.

Da qui, si chiede all’Agenzia delle entrate come debbano essere documentate le prestazioni nonchè i suddetti compensi ricevuti dopo la chiusura della partita iva.

Quali sono le indicazioni del Fisco

Secondo l’Agenzia delle entrate, la questione da analizzare verte sulle regole fissate in materia di Iva dal DPR 633/72 circa la chiusura della partita iva. Non è invece in dubbio il fatto che la prestazione sia riconducibile al lavoro autonomo. Che sia abituale o occasionale poco importa dal punto di vista civilistico. Mentre dal punto di vista fiscale:

  • il primo (lavoro autonomo abituale) è produttivo di redditi  da professione in senso stretto, ex articolo 53 del DPR 917/86 (TUIR),
  • mentre il secondo (lavoro autonomo di tipo occasionale) è produttivo di redditi diversi, ex articolo 67 del medesimo TUIR.

Nello specifico, secondo quanto disposto al terzo e quarto comma dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, infatti, in caso di cessazione dell’attività, il contribuente deve farne dichiarazione all’ufficio entro 30 giorni e tale termine decorre dalla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione. Fermo restando le disposizioni relative al versamento dell’imposta, alla fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione.

Dunque, il professionista che non svolge più l’attività professionale non può cessare la partita IVA in presenza di compensi alla stessa attività riconducibili e ancora da fatturare.

Dunque, nel caso specifico le soluzioni sono le seguenti:

  • imputazione con fattura anticipata dei compensi che non abbiano ancora avuto manifestazione finanziaria al momento della chiusura della posizione IVA ai redditi relativi al 2021, ultimo anno di attività professionale, oppure,
  • mantenimento della partita iva fino all’ultimazione di tutte le operazioni fiscalmente rilevanti, permettendo così l’emissione della fattura e la dichiarazione dei redditi nell’anno di imposta in cui si realizza l’incasso (principio di cassa).

Per incassare i compensi bisogna riaprire la partita IVA

Laddove il professionista abbia chiuso la partita iva senza imputare al reddito dell’ultimo anno di attività i compensi non ancora incassati, dovrà:

  • procedere alla richiesta di riattivazione della propria posizione fiscale e, al momento dell’effettivo incasso dei singoli crediti, dovrà
  • emettere fattura per prestazione di lavoro autonomo.

Tali redditi andranno riportati nella dichiarazione riferita all’anno di incasso del compenso.

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