Indennità per il congedo di maternità e paternità e altre forme di congedi

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Per tutto il periodo del congedo di maternità e di paternità, spetta alle lavoratrici o ai lavoratori una indennità giornaliera, pari all’80% della retribuzione media percepita nel periodo di paga mensile immediatamente precedente l’inizio dell’astensione.Vi sono, poi altre forme di congedo legate alla maternità quali concedo per malattia e riposi di allattamento.

Continuiamo ad analizzare la normativa della maternità legata al mondo del lavoro. Ci eravamo lasciati sul congedo obbligatorio, ora vediamo quale trattamento economico spetta alle lavoratrici che usufruiscono del congedo e, quali sono le altre forme di congedo legate alla maternità.

TRATTAMENTO ECONOMICO

Per tutto il periodo del congedo di maternità e di paternità, spetta alle lavoratrici o ai lavoratori una indennità giornaliera, pari all’80% della retribuzione media percepita nel periodo di paga mensile immediatamente precedente l’inizio dell’astensione. Tale indennità può salire fino al 100% se il Contratto collettivo applicato dall’azienda prevede questa clausola.

L’indennità è anticipata dal datore di lavoro e deve essere calcolata con riferimento alla retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità.

L’INPS procede al pagamento diretto dell’indennità:

  • per le lavoratrici agricole;
  • per le domestiche;
  • per le lavoratrici a tempo determinato e le lavoratrici stagionali;
  • per le lavoratrici sospese senza trattamento di Cassa Integrazione e le lavoratici in CIGS a zero ore con pagamento diretto da parte dell’Istituto.

Il congedo di maternità è computabile ai fini della maturazione dell’anzianità di servizio, della tredicesima e delle ferie.

Il trattamento economico viene elargito anche nelle ipotesi di astensione disposta a tutela delle lavoratrici impegnate in lavori a rischio.

CONGEDI PARENTALI

Oltre al periodo di maternità (obbligatorio) è possibile richiedre ulteriori periodi di assenza dal lavoro per assitere il figlio; è la cd. Astensione facoltativa che può avere una durata massima cumulativa di 10 mesi, fruibile in alternativa dal padre o dalla madre,nei primi otto anni di vita del bambino.

La richiesta, tranne in casi di oggettiva impossibilità, deve avvenire con un preavviso di almeno 15 giorni.
In particolare, il diritto di astenersi dal lavoro compete:

  • alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo obbligatorio per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
  • al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, (da godere dopo l’astensione abbligatoria) elevabile a sette nel caso in cui il padre eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, portando così il limite massimo complessivo, fruibile dai due genitori, a 11 mesi;
  • quando vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato no  superiore a dieci mesi.

Per i periodi di congedo parentale spetta una indennità – a carico dell’INPS – pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo, complessivo tra i due genitori, di 6 mesi, purché tale congedo sia fruito entro il terzo anno di vita del bambino.

I restanti mesi di congedo non prevedono alcuna indennità per i genitori, tranne nel caso in cui il reddito individuale non sia inferiore a due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo i pensione a carico dell’assicurazione obbligatoria.

Anche per i lavoratori a progetto (e in generali per i lavoratori definiti parasubordinati) aventi diritto al congedo di maternità, spetta anche un periodo per congedo parentale della durata ti tre mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Il trattamento economico è pari al 30% del reddito preso a riferimento per la corresponsione dell’indennità di malattia.

CONGEDO PER MALATTIA DEL FIGLIO

I genitori alternativamente possono astenersi dal lavoro:

  • per i figli di età inferiore a tre anni per il periodo corrispondente alla durata della malattia di ciascun figlio;
  • per i figli di età superiore ai tre anni e fino algi otto, nel limite di 5 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore, alternativamente, e per la malattia di ogni figlio;

Nel caso in cui il bambino dovesse essere ricoverato in una struttura sanitaria durante il periodo di ferie, il genitore può richiedere l’interruzione di queste ultime.

Per questo tipo di congedo non viene corrisposta la retribuzione al genitore che ne usufruisce, ma  i periodi di congedo sono computati nell’anzianità di servizio, con esclusione degli effetti relativi alle ferie, tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.

RIPOSI GIORNALIERI O RIPOSI DI ALLATTAMENTO

Nel corso del primo anno di vita del bambino, la donna lavoratrice ha diritto a2 periodi di riposo (anche cumulabili) durante la giornata lavorativa. Questi riposi sono pari a 2 ore se l’orario giornaliero lavorativo è di almeno 6 ore o 1 ora se l’orario è inferiore alle 6 ore. Infine, solo mezz’ora se la lavoratrice usufruisce dell’asilo nido o di altra struttura idonea all’interno dell’unità produttiva o nelle vicinanze di dove opera. Detti riposi si raddoppiano in caso di parto plurimo.

Gli stessi periodi di riposo spettano al padre:

  • se i figli sono affidati solo a lui;
  • in caso di morte o di grave infermità della madre;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
  • se la madre non è lavoratrice dipendente; aggiungo anche nel caso in cui la madre sia casalinga sulla base di una recente sentenza del Tribunale di Campobasso che abbiamo riportato nei giorni scorsi sul nostro blog.

Ultima considerazione spetta per i casi di IVG (interruzione volontaria della gravidanza)

  • Se questa avviene entro 180 giorni dall’inizio della gestazione, si considera malattia;
  • se avviene dopo il 180° giorno è considerato a tutti gli effetti parto.

In questo secondo caso la lavoratrice ha diritto all’astensione obbligatoria per i 3 mesi successivi al parto previa la presentazione del certificato medico attestante il mese di  gravidanza al momento dell’interruzione.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • vincenzo

    dal 1/4/2010 sono in congedo straordinario di due anni per assistenza coniuge con disabilita grave, prima dell'entrata in vigore della nuova riforma pensioni, avevo fatto verbalmente un accordo con la mia azienda che alla scadenza dovevo andre in pensione, volevo sapere se e ancora possibile,o se rientro in quei 10000 esonerati dalla riforma grazie anticipatamente certo di una vostra risposta.