Aspi e licenziamento disciplinare

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Interpello al Ministero del Lavoro dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro su Aspi e licenziamento disciplinare

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha pubblicato un’importante risposta ad istanza di interpello presentata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro in materia di Aspi e licenziamento disciplinare.

L’interpello è stato presentato per conoscere il parere della Direzione generale del Ministero del Lavoro in merito alla possibilità che si configuri il diritto del lavoratore a percepire l’ASpI e il conseguente obbligo del datore di lavoro di versare il contributo per l’ASpI, nell’ipotesi di licenziamento disciplinare per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa.

In particolare, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro chiede se il licenziamento disciplinare possa costituire un’ipotesi di disoccupazione “involontaria”, per la quale è prevista la concessione della predetta indennità.

Leggi anche: Contributo ASpI per interruzione di lavoro a tempo indeterminato

Premessa

L’art. 2 della L. n. 92/2012 ha introdotto l’Assicurazione Sociale per l’Impiego o ASpI, un’indennità di disoccupazione ai lavoratori colpiti da disoccupazione involontaria che allo stesso tempo obbliga il datore di lavoro a versare un contributo per i casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Tale contributo è dovuto nelle stesse ipotesi in cui il lavoratore ha diritto all’ASpI (o la mini-ASpI).

Le cause di esclusione dall’ASpI e del contributo a carico del datore di lavoro sono tassative e riguardano esclusivamente i casi di dimissioni ad eccezione delle dimissioni per giusta causa o delle dimissioni intervenute durante il periodo di maternità tutelato dalla legge e nel caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Parere

Quindi, prosegue la nota, l’ASpI e il contributo non possono essere esclusi nel caso di licenziamento disciplinare. L’INPS è intervenuto con numerose circolari in merito per disciplinare espressamente le ipotesi di esclusione della corresponsione dell’indennità e del contributo in parola senza trattare l’ipotesi del licenziamento disciplinare.

Leggi anche: Approfondimenti su ASpI e mini-ASpI

A supporto di quanto sopra, continua il parere, si evidenzia che la Corte Costituzionale aveva statuito che, in caso di licenziamento disciplinare, venisse corrisposta l’indennità di maternità, in quanto un’esclusione avrebbe integrato una violazione degli artt. 31 e 37 della Costituzione, in quanto alla protezione della maternità andava attribuito un rilievo superiore rispetto alla ragione del licenziamento.

Applicando lo stesso ragionamento anche nel caso di specie il licenziamento disciplinare può essere considerato un’adeguata risposta dell’ordinamento al comportamento del lavoratore e, pertanto, negare la corresponsione della ASpI costituirebbe un’ulteriore reazione sanzionatoria nei suoi confronti.

Inoltre nel caso di licenziamento disciplinare non si può parlare di disoccupazione “volontaria” in quanto la sanzione del licenziamento quale conseguenza di una condotta posta in essere dal lavoratore, sia pur essa volontaria, non è “automatica”, senza contare che il licenziamento potrebbe essere impugnato e il giudice ordinario potrebbe successivamente ritenere illegittimo il licenziamento impugnato.

Conclusione

Atteso quanto sopra esposto, si conclude il parere, non sembrano esservi margini per negare il contributo a carico del datore di lavoro, in quanto lo stesso è dovuto “per le causali che, indipendente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI”.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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