La pensione dei giovani arriverà al 70% dell'ultimo stipendio

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Per i giovani lavoratori la pensione arriverà sempre più tardi ma, in compenso, il suo ammontare sarà il 70% dell'ultima retribuzione.

Come dice un vecchio detto popolare: “venga tardi e venga bene!”; e sarà proprio così con le future pensioni dei giovani di oggi.

Secondo uno studio dell’Inps, reso noto dal Corriere della Sera, l’agognata pensione si raggiungerà sempre più tardi con l’età ma, in compenso, potrà raggiungere il 70% dello stipendio per un lavoratore subordinato e, il 57% di quello di un lavoratore parasubordinato.

Sarà questo, dunque,  l’effetto del calcolo della pensione con il metodo contributivo che, si applica a tutti i lavoratori a partire dal 1995.  Per chi comincia a lavorare oggi, si legge nell’articolo del corriere, “ a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell’ultimo stipendio. Che si riduce al 54% per un lavoratore autonomo (ma questi versano all’Inps il 20% contro il 33% dei dipendenti). Anche ipotizzando il caso di un precario che restasse tale per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell’ultima retribuzione”.

Non male dunque. Almeno per una volta una notizia positiva per noi giovani.

continua a leggere l’articolo su www.corriere.it;   tabella: conti delle pensioni dei giovani tabella 2: evoluzione età pensionamento

 

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • Giorgio Infantino

    Relativamente allo studio dell'INPS citato, esso ha la stessa efficacia pratica di chi oggi dovrebbe azzardarsi a dire se mercoledi' prossimo (cioè tra soli 7 giorni) pioverà o non pioverà. Il calcolo delle prestazioni previdenziali ormai dipende infatti dall'ASPETTATIVA di VITA, il cui calcolo è stato delegato all'ISTAT (famoso ART. 23 comma 3).
    Messina, 12-10-2011 GIORGIO

  • Giorgio Infantino

    Stanti queste premesse, il problema non è con quanto in percentuale andremo ma in che condizioni (di capacità reddituale o di risparmio, per esempio). Grecia ed Irlanda stanno affrontando la CRISI del DEBITO, la prima con una popolazione affatto disposta ad accettare i sacrifici, l'altra con la popolazione che ha già accettato il 60% di taglio secco alla remunerazione. Quindi dire 70% o 57% (a parte la demografia) è del tutto irrilevante. Il 70% di 1000 è 700 ma il 70% di 400 è molto meno. La verità è che occorre una RIFORMA PREVIDENZIALE a 360 gradi che abbia almeno questi paletti: 1) UNIFICAZIONE di tutte le CASSE PREVIDENZIALI; 2) TAGLIO SECCO di almeno il 15% o il 20% dei nuovi oneri contributivi, bilanciato da tasse finalizzate a tassare i patrimoni tipicamente di "rendita", tipo le abitazioni, in modo da rilanciare i consumi dei meno abbienti; 3) RIPROGETTAZIONE della politica di controllo dell'immigrazione, dove dovremmo accogliere e non respingere, per avere, appunto, più MONTANTE PREVIDENZIALE PUBBLICO (vedi la California negli USA). Una riforma che questa classe politica NON FARA' MAI.

  • Mauro

    I versamenti INPS di un lavoratore autonomo sono ben superiori al 20% indicato. Ma dove li prendete questi dati?

    • http://www.inps.it/bussola/visualizzadoc.aspx?svi

      Tu invece dove li prendi?

      Comunque l'articolo è stato ripreso dal Corriere.it casomai vallo a chiedere a Stefano Patriarca, responsabile dell'area pensioni dell'ufficio studi dell'Inps

      Altro discorso è quello del sig. Infantino, che sicuramente persona esperta mette in discussione la tesi di Patriarca…

  • Penso che lo studio sottolinei solo una cosa scontata ma effettivamente poco evidenziata in passato. Del resto che le nuove generazioni andranno in pensione con un età e anni di contribuzione maggiore non è una novità.

    Non sono molto d'accordo con quanto dice Giorgio Infantino. L'unificazione delle casse può esser utile ma ha poco impatto considerando poi vincoli legali e rischi di ricorso.
    La riduzione del costo del lavoro riducendo i contributi è sicuramente utile e se ne parla da molto. Il fatto che non può esser compensata con tasse sulle rendite (che potrebbero esser comunque introdotte) ma con una revisione del sistema previdenziale che equilibri la situazione fra coloro che sono già andati in pensione o sono vicini e coloro a cui mancano ancora molti anni (in genere quelli con tutto il sistema contributivo).
    Il vizio di bilanciare mele con pere (tasse per la previdenza) è quello che ha condotto a questo disastro (nel 91 oltre il 50% dell'Irpef se ne andava per pagare le pensioni)

    Sulla questione immigrati mi sembra senza senso. In Italia lavorano (con contributi) solo la metà delle persone. Occorre quindi semplicemente aumentare il tasso di occupazione (che è diverso dal concetto di ridurre la disoccupazione). Che ce ne facciamo di immigrati se non c'è lavoro?