Equo compenso, ultime notizie: cosa sapere sul DDL all’esame del Senato

Il disegno di legge sull'equo compenso è alle battute finali. Ecco una guida completa su quanto prevede il DDL, prima del via libera in Senato


Il 29 giugno 2022 è arrivato l’ok in Commissione Giustizia del Senato al Ddl 2419 sull’equo compenso che passa ora al Senato per l’approvazione definitiva. Il testo ha l’obiettivo di tutelare i professionisti verso: banche, assicurazioni, pubblica amministrazione ed imprese con più di 50 dipendenti o con un fatturato superiore a 10 milioni di euro.

La tutela avviene con la previsione di un compenso equo:

  1. proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto;
  2. nonché alle caratteristiche della prestazione
  3. e definito comunque nel rispetto di decreti ministeriali
  4. ed aggiornato con cadenza biennale su proposta dei Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.

Vengono altresì previsti meccanismi di prevenzione degli abusi in mano ai singoli ordini oltre alla possibilità di sanzionare i professionisti che non richiedono compensi equi.

Ddl Equo compenso: il punto sulla situazione

Il DDL, come riportato da “Ansa.it” lo scorso 6 luglio, dovrà andare in Aula per il voto “quanto prima, probabilmente già a settembre”. A dirlo il sottosegretario alla Giustizia, con delega alle Professioni, Francesco Paolo Sisto.

Sempre sul provvedimento si è registrato l’appello del presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, pubblicato sul portale istituzionale “confprofessioni.eu”.

Nelle scorse settimane, ha spiegato Stella, avevamo

espresso tutte le nostre perplessità su un testo di legge che, per essere realmente efficace, necessita di alcune modifiche sostanziali, correggendo i passaggi che, paradossalmente, penalizzano gli stessi professionisti che si vorrebbero tutelare. Allo stesso tempo riteniamo imprescindibile impegnarsi per l’approvazione di una legge che, finalmente, garantisca i professionisti nei confronti dei committenti forti”.

Per tali ragioni, ancora Stella, non

possiamo che condividere le parole del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Antonino Galletti, che propone di approvare la legge emendando i due passaggi più controversi – il procedimento disciplinare nei confronti dei professionisti (articolo 5, comma 5) e la presunzione legale di equità delle convenzioni previste dall’articolo 6”.

Equo compenso: cos’è e come funziona

Con il termine “equo compenso” si intende un corrispettivo proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale, conforme ai compensi previsti per:

  • gli avvocati, con decreto del Ministro della giustizia;
  • i professionisti iscritti ai rispettivi ordini, con appositi decreti ministeriali;
  • le associazioni professionali, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del DDL (l’aggiornamento è previsto con cadenza biennale).

Il successivo articolo 5 (comma 3) dispone che i parametri di riferimento delle prestazioni professionali sono comunque soggetti ad adeguamento (sempre biennale) su proposta dei Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.

A chi si applica?

Il Disegno di Legge sull’equo compenso (articolo 2) opera per i rapporti aventi ad oggetto una prestazione d’opera intellettuale svolta (anche in forma associata o societaria) in favore di:

  • Imprese bancarie ed assicurative ovvero loro società controllate o mandatarie;
  • Imprese che nell’anno precedente al conferimento dell’incarico hanno occupato alle proprie dipendenze più di 50 lavoratori o hanno ottenuto ricavi annui superiori a 10 milioni di euro;
  • Pubblica amministrazione e società disciplinate dal testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.

Nullità delle clausole

L’articolo del DDL dispone la nullità delle clausole che:

  • Non prevedono un compenso equo e proporzionato all’opera prestata;
  • Vietano al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione;
  • Impongono l’anticipazione delle spese;
  • Attribuiscono al committente, vantaggi sproporzionati rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto o del servizio reso.

Clausole nulle

Sono altresì nulle, prosegue l’articolo 3 (comma 2) le

clausole e le pattuizioni, anche se contenute in documenti contrattuali distinti dalla convenzione, dall’incarico o dall’affidamento tra il cliente e il professionista

che consistano:

  • Nella riserva concessa al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali;
  • attribuire al cliente la facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto o di pretendere prestazioni aggiuntive che il professionista deve svolgere a titolo gratuito;
  • anticipazione delle spese a carico del professionista;
  • previsione di clausole che impongono al professionista la rinuncia al rimborso delle spese connesse alla prestazione dell’attività professionale oggetto della convenzione;
  • definizione di termini di pagamento eccedenti i sessanta giorni dalla data di ricevimento del documento (fattura o richiesta di contenuto equivalente) da parte del cliente;
  • previsione che, in caso di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all’avvocato sia riconosciuto “solo il minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate dalla parte” ovvero solo il minore importo liquidato, nel caso in cui la somma prevista nella convenzione sia maggiore;
  • previsione che, in caso di un nuovo accordo sostitutivo di un altro precedentemente stipulato con il medesimo cliente, la nuova disciplina in materia di compensi “si applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti nel precedente accordo, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati”;
  • previsione che il compenso pattuito per l’assistenza e la consulenza in materia contrattuale spetti solo in caso di sottoscrizione del contratto;
  • obbligo per il professionista di corrispondere al cliente o a soggetti terzi compensi, corrispettivi o rimborsi connessi all’utilizzo di software o banche dati, la cui utilizzazione sia richiesta dal cliente.

La nullità colpisce peraltro le singole clausole del contratto, ma non l’intero documento, che resta valido ed efficace.

Gli indennizzi per il professionista

Il giudice che accerta il carattere non equo del compenso pattuito (articolo 4) lo ridetermina e condanna il cliente al pagamento della differenza tra “l’equo compenso e quanto già versato al professionista”.

E’ altresì possibile che il giudice condanni il cliente a corrispondere fino al doppio della differenza appena citata, fatto salvo il risarcimento dell’eventuale maggior danno.

Qual è il ruolo degli ordini professionali?

La normativa (articolo 5) dispone che gli ordini e i collegi professionali possano:

  • Adire l’autorità giudiziaria qualora “ravvisino violazioni delle disposizioni vigenti in materia di equo compenso” (comma 4);
  • Adottare disposizioni deontologiche volte a sanzionare la violazione, da parte del professionista, dell’obbligo di “convenire o di preventivare un compenso che sia giusto, equo e proporzionato alla prestazione professionale richiesta”, in applicazione dei parametri previsti dai pertinenti decreti ministeriali (comma 5);
  • Adottare disposizioni deontologiche al fine di sanzionare la violazione dell’obbligo di avvertire il cliente, nei soli rapporti in cui la convenzione, il contratto o qualsiasi accordo con il cliente, siano “predisposti esclusivamente dal professionista”, che il compenso per la prestazione deve rispettare in ogni caso, a pena di nullità, i criteri stabiliti dalle disposizioni del DDL;
  • Emettere il parere di congruità non solo sui compensi e gli onorari ma, altresì, per tutte le spese documentate e sostenute (articolo 7 comma 1).

Presunzione di equità

L’articolo 6 del testo di legge riconosce alle imprese la possibilità di adottare modelli standard di convenzione, concordati con i Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.

In questi casi, i compensi pattuiti nelle convezioni, saranno considerati equi “fino a prova contraria”.

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