Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare due decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale, compiendo un nuovo passo verso la definizione di un quadro normativo nazionale coordinato con l’AI Act europeo. Il Governo punta a costruire un sistema che favorisca l’innovazione tecnologica senza rinunciare alle tutele per cittadini, lavoratori e imprese.
Tra le novità più rilevanti per il mondo del lavoro emerge un principio destinato a incidere direttamente sulla gestione del personale: le decisioni che riguardano assunzioni, trasferimenti, sanzioni disciplinari e licenziamenti non potranno essere affidate esclusivamente a sistemi automatizzati. L’ultima parola dovrà sempre spettare a una persona fisica dotata di reali poteri decisionali. Una scelta che punta a evitare discriminazioni, errori algoritmici e processi opachi nella gestione dei rapporti di lavoro.
Licenziamenti e provvedimenti disciplinari: l’algoritmo non basta
Il nuovo decreto introduce una tutela particolarmente significativa per i lavoratori. Le aziende potranno continuare a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per analisi, organizzazione e supporto alle decisioni, ma non potranno delegare integralmente alle macchine le scelte che incidono sui diritti delle persone.
Secondo il testo esaminato dal Governo, la costituzione, la modifica o la cessazione del rapporto di lavoro dovranno sempre essere valutate e deliberate da un soggetto umano. Questo vale anche per i procedimenti disciplinari e per i licenziamenti.
La norma prevede inoltre che il lavoratore possa chiedere spiegazioni comprensibili sulle decisioni che lo riguardano. Il datore di lavoro dovrà chiarire se e in quale misura un sistema di intelligenza artificiale abbia influenzato la decisione finale e quali parametri siano stati presi in considerazione.
Particolarmente rilevante la conseguenza prevista in caso di violazione: il licenziamento disposto esclusivamente sulla base di una decisione automatizzata sarà nullo.
Formazione e riqualificazione: l’IA entra stabilmente nei percorsi professionali
Un altro pilastro della riforma riguarda la formazione. L’intelligenza artificiale viene considerata dal Governo una competenza trasversale destinata a interessare studenti, lavoratori, professionisti e dipendenti pubblici.
Per gli adulti sono previsti percorsi di alfabetizzazione digitale, aggiornamento professionale e riqualificazione finalizzati a facilitare l’adattamento alle nuove tecnologie e a favorire il reinserimento nel mercato del lavoro. L’obiettivo è evitare che la trasformazione digitale produca nuove forme di esclusione professionale.
Anche gli ITS Academy e l’istruzione superiore dovranno rafforzare i percorsi dedicati all’intelligenza artificiale, creando figure professionali in grado di operare nei settori tecnologicamente più avanzati.
Pubblica amministrazione: IA nei concorsi, nella formazione e nei servizi
Le novità interessano anche la pubblica amministrazione. Le amministrazioni potranno introdurre sistemi di intelligenza artificiale nei processi di reclutamento, nella gestione del personale e nell’organizzazione dei servizi.
Parallelamente sarà avviato un vasto programma di formazione destinato ai dipendenti pubblici. L’obiettivo è consentire al personale di comprendere il funzionamento degli algoritmi, valutarne limiti e rischi, garantire la protezione dei dati e mantenere sempre un controllo umano sulle decisioni amministrative.
Per dirigenti e responsabili della transizione digitale sono previsti percorsi specialistici di alta formazione coordinati con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione.
Professionisti: nuovi obblighi formativi e tutela dell’equo compenso
I decreti introducono novità anche per le professioni ordinistiche. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale entrerà nei percorsi di formazione iniziale e continua di avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti, ingegneri e altre categorie professionali.
Gli ordini professionali dovranno adeguare i propri regolamenti entro sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
Particolare attenzione viene dedicata all’equo compenso. Il Governo prevede che l’utilizzo di sistemi di IA non possa determinare una svalutazione del lavoro intellettuale. I parametri economici dovranno continuare a riflettere il contributo professionale effettivamente prestato e il livello di responsabilità assunto dal professionista.
Scuola e università: l’intelligenza artificiale entra nei programmi
Le nuove norme prevedono un’integrazione stabile dell’intelligenza artificiale nei percorsi scolastici e universitari.
Nelle scuole superiori verranno aggiornate le indicazioni nazionali per includere l’IA generativa e le tecnologie avanzate. L’argomento entrerà anche nell’educazione civica con particolare attenzione agli aspetti etici, alla cittadinanza digitale e ai rischi derivanti dall’uso improprio delle piattaforme online.
Per contrastare fenomeni di dipendenza digitale e utilizzo scorretto delle tecnologie, il Governo ha previsto un piano di formazione per i docenti finanziato con 100 milioni di euro.
Sanità e giustizia: l’IA come supporto, non come sostituto
Nel settore sanitario la formazione sull’intelligenza artificiale diventerà obbligatoria all’interno del programma ECM. Medici e operatori sanitari dovranno acquisire competenze tecniche, etiche e giuridiche per utilizzare correttamente questi strumenti mantenendo la piena responsabilità delle decisioni cliniche.
Analogo principio viene applicato alla giustizia. I magistrati potranno utilizzare sistemi di IA come supporto alla ricerca e all’organizzazione del lavoro, ma la decisione giudiziaria dovrà restare esclusivamente umana.
Polizia e riconoscimento facciale: uso limitato e controllato
Una parte dei decreti disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia.
L’identificazione biometrica in tempo reale sarà consentita soltanto in casi eccezionali, come la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce gravi alla sicurezza pubblica. Sarà necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria e l’utilizzo dovrà essere limitato nel tempo e nello spazio.
Viene inoltre esclusa la possibilità di creare banche dati biometriche attraverso raccolte indiscriminate di immagini dal web.
Risarcimenti più facili per chi subisce danni causati dall’IA
I decreti rafforzano anche la tutela dei cittadini che dovessero subire danni collegati all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale.
Tra le misure previste figurano un accesso più agevole alla documentazione tecnica dei sistemi utilizzati, una presunzione del nesso causale che alleggerisce l’onere della prova e la possibilità di agire direttamente nei confronti delle compagnie assicurative.
L’obiettivo dichiarato è rendere effettivo il diritto al risarcimento anche in un contesto caratterizzato da elevata complessità tecnologica.
Un miliardo di euro per l’ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale
Accanto alle regole arriva anche una strategia di sviluppo industriale. Il Governo conferma la destinazione fino a un miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital per sostenere startup, ricerca e imprese innovative attive nel settore dell’intelligenza artificiale.
Secondo i dati richiamati nel comunicato, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nel 2025 il valore di 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Un’espansione che l’Esecutivo intende accompagnare con regole, investimenti e nuove competenze per lavoratori, imprese e pubbliche amministrazioni.
Fonte: Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 177
