Permessi retribuiti per la cura di animali domestici, novità in Italia

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Novità per i permessi retribuiti animali domestici dopo che ad una lavoratrice sono stati dati 2 giorni di permesso per la cura del cane malato

In Italia e per la prima volta in assoluto, sono stati concessi permessi retribuiti per la cura di animali domestici.

Un traguardo importantissimo reso possibile dal supporto della Lav ad una dipendente universitaria e che integra una importante disciplina sui periodi di tempo in cui potersi assentare con la normale retribuzione.

Il caso del primo permesso retribuito sugli animali domestici in Italia

Di recente una dipendente di una importante università italiana aveva richiesto un permesso dal lavoro per potersi occupare della cura del suo cane, presentando la richiesta come grave motivazione personale per ottenere un permesso retribuito. Ad oggi, tuttavia, non è previsto in modo esplicito tale casistica e di conseguenza alla richiesta della dipendente è seguito un rifiuto.

Con l’assistenza della Lav, è stato poi inviato una nuova richiesta da parte della dipendente universitaria, nella quale vengono elencate una serie di pronunce in argomento della Cassazione. I motivi sono stati ricondotti ad una donna che viveva da sola e necessitava di assentarsi per non abbandonare il suo cane e poter assistere l’animale domestico con uno specifico intervento medico.

Permessi retribuiti animali domestici, la prima volta in Italia

La vicenda della dipendente universitaria apre ad un nuovo ambito sui permessi retribuiti per le cure degli animali domestici. In particolare, si potrà richiedere anche tale opzione, avvalendosi della possibilità del lavoratore di assentarsi per grave motivo familiare o personale.

Tuttavia, sarà necessario produrre adeguata documentazione come un certificato del veterinario sulla urgenza della visita e dell’impossibilità di poter delegare ad altri la cura del proprio animale domestico (è il caso della dipendente universitaria che viveva da sola).

La Lav ha giocato sul fatto che la Cassazione, ha fatto  riferimento a norme del codice penale, ossia del reato di abbandono di animale. Non prestare le cure adeguate, infatti, è stato considerato come analoga casistica e dato luogo alla recente decisione di ammissione dei permessi retribuiti per motivi familiari e personali, ivi compresi quelli per la cura di un cane o di un gatto.

Come funziona in Italia la disciplina dei permessi di lavoro retribuiti?

Alla nuova disciplina che introduce per la prima volta in Italia l’assenza retribuita per la cura dell’animale domestico, vediamo alcune nozioni su come funziona in generale tale opzione.

I permessi di lavoro retribuiti sono in generale previsti per tutti i dipendenti pubblici e privati. Sono dei brevi periodi di tempo in cui è possibile assentarsi ottenendo la normale retribuzione prevista dal proprio contratto nazionale. Tra i principali riconosciuti ad oggi sono compresi ad esempio:

  • I motivi di lutto o infermità. Sono riconosciuti permessi retribuiti per un massimo di tre giorni all’anno. E’ necessario produrre adeguata documentazione e il legame di parentela è esteso a coniuge o parente entro il secondo grado.
  • Cura di un familiare disabile legge 104/92. I permessi retribuiti sono di 3 giorni o 18 ore al mese e possono essere concessi per parenti entro il secondo grado, coniuge o genitore.
  • Matrimonio. I permessi retribuiti sono pari a 15 giorni e possono essere richiesti anche nell’anno solare in cui si è contratto.
  • Esami e concorsi. Sono previsti 8 giorni all’anno e non cumulabili per richiedere permessi retribuiti su esami e concorsi. Inoltre, laddove iscritti in corsi di studio è possibile richiedere anche delle ore retribuite in genere per un massimo di 150.
  • Allattamento. I permessi retribuiti possono arrivare a due riposi quotidiani della durata di una ora. Possono essere richiesti per il primo anno di vita e anche dal padre se non usufruiti dalla madre. I suddetti permessi possono essere richiesti anche nel caso di grave handicap del bambino.

Permessi retribuiti anche nel caso di malattia di un figlio per tutte le malattie di ciascun figlio fino al compimento dei 3 anni, e a 5 giorni lavorativi per il figlio tra i 3 agli 8 anni.

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Sull'Autore

Laureata in economia e commercio con una tesi in Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, si occupa della redazione di contenuti economici da oltre 4 anni.

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