Rivalutazione e perequazione pensioni 2023: ecco cosa cambia

Aumenti in vista per le pensioni grazie ad un recente decreto ministeriale anti inflazione. Perequazione e rivalutazione, quali novità?


Con una crisi energetica ed economica che sta costituendo un grave problema per i conti di milioni di famiglie ed imprese, uno degli obbiettivi delle istituzioni non può che essere contribuire al sostegno del potere d’acquisto contro il carovita e il boom dell’inflazione. Dunque non solo misure ad hoc per i lavoratori, come il bonus bollette, ma anche e soprattutto la rivalutazione pensioni per chi ha conseguito il diritto al trattamento previdenziale, avendone maturato i requisiti.

La conferma è arrivata: dal primo gennaio avremo la rivalutazione pensioni, con aumenti attesi pari al 7,3%. Certamente non un intervento risolutore rispetto ad una situazione socioeconomica molto incerta e ricca di incognite in vista del 2023, ma comunque un contributo in sostegno a tanti percettori di prestazioni Inps che, negli ultimi tempi, hanno fatto fatica a far quadrare il bilancio familiare mensile. Perciò cosa dobbiamo attenderci con il passaggio al nuovo anno? Quali i dettagli in merito alla citata rivalutazione pensioni? Cerchiamo di fare chiarezza di seguito, nel corso di questo articolo.

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Rivalutazione pensioni: le novità in vista del 2023

Si tratta di un periodo ricco di aggiornamenti sul fronte previdenziale. Infatti in questi giorni ai pensionati sta arrivando una mail da parte dell’Inps, la quale informa che l’istituto sta procedendo all’attribuzione della perequazione definitiva per l’anno 2021, come indicato dal cosiddetto decreto Aiuti bis. Nelle comunicazioni inviate l’ente indica che il conguaglio dovuto ai pensionati sarà versato con la rata del mese di dicembre 2022, con l’adeguamento della rata della pensione in pagamento.

Ma, come accennato in apertura, nel mese di gennaio 2023 vi saranno ulteriori aumenti per le pensioni. Infatti, in considerazione dell’adeguamento all’inflazione, avremo una rivalutazione pensioni per il 2023 corrispondente ad un +7,3%. Il Ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha così sottoscritto un decreto ad hoc il quale fissa che, dal primo gennaio 2023, sarà istituito un incremento degli assegni – in modo da rispondere al boom dei prezzi al consumo. Per questa operazione di adeguamento al mutato costo della vita è di riferimento, come al solito, la variazione percentuale avutasi negli indici dei prezzi al consumo, così come acclarato dall’Istat lo scorso 3 novembre.

Attenzione però: quando indicato in ambito ministeriale non è ‘definitivo’. Infatti alla luce della situazione turbolenta che stiamo vivendo, non è affatto escluso che tra novembre e dicembre l’inflazione possa crescere ancora. Conseguentemente per i pensionati potrebbe giungere un ulteriore conguaglio prima della fine del 2023, come già accaduto quest’anno (conducendo ad un ulteriore incremento dello 0,2%.).

Quali sono le pensioni che beneficeranno dell’adeguamento

Per quanto riguarda i trattamenti coperti dalla rivalutazione pensioni, chiariamo che il meccanismo si applicherà – in ampiezza – a tutti i trattamenti pensionistici versati dalla previdenza pubblica, dalle gestioni dei lavoratori autonomi, dalle gestioni sostitutive, esclusive, integrative, esonerative ed aggiuntive.

L’aumento vale anche per le pensioni dirette e a quelle ai superstiti – vale a dire la pensione indiretta e quella di reversibilità – al di là del fatto che esse siano integrate al trattamento minimo.

Qual è la percentuale di rivalutazione

La rivalutazione pensioni non varrà però allo stesso modo per tutte le pensioni, ma sarà legata all’ammontare del trattamento che il pensionato di fatto incassa mensilmente. In particolare, scatterà la rivalutazione al:

  • al 100% dell’inflazione, pertanto in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (pari quest’anno a 525,38 euro);
  • 90% dell’inflazione per le pensioni incluse tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 75% dell’inflazione per le pensioni sopra di 5 volte il trattamento minimo.

In buona sostanza la rivalutazione pensioni dipende dalle fasce di reddito, e a questo proposito di riferimento è e resta la legge n. 448 del 1998, recante misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo.

Ma ovviamente sarà necessario aspettare le tabelle ufficiali Inps, per avere piena contezza degli incrementi effettivi. Senza dimenticare che un ulteriore rialzo dell’inflazione potrebbe modificare la rivalutazione, rendendo necessario un conguaglio apposito con un ulteriore decreto.

Rivalutazione pensioni: il fondamento normativo del meccanismo

Tecnicamente, quando si parla di rivalutazione annuale degli importi delle pensioni, allo scopo di adeguarli al costo della vita, si fa riferimento alla perequazione dei trattamenti in oggetto. La misura, come accennato, serve a proteggere il potere d’acquisto delle pensioni, rappresentando almeno un parziale sostegno contro l’erosione costituita dalla crescita dell’inflazione.

Alla luce di quanto previsto nella legge n. 41 del 1986 (legge finanziaria 1986), entro il termine del 20 novembre di ogni anno è stabilita – con decreto ad hoc del Ministero dell’Economia e delle Finanze – la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni. Conseguentemente, quest’ultima di fatto scatta al primo gennaio dell’anno immediatamente successivo, come adeguamento fondato sugli incrementi dell’indice annuo dei prezzi al consumo, così come acclarati dall’Istat (i dati di quest’anno risalgono ai primi di novembre).

Come detto sopra il decreto, sottoscritto dal Ministro Giorgetti lo scorso 9 novembre, prevede un +7,3% di aumento – ma non sono escluse correzioni al rialzo.

A livello di stime degli aumenti, possiamo affermare che per le pensioni minime non ci saranno, in verità, significative variazioni perché l’aumento sarà attorno ai 38 euro. Un po’ più alti gli incrementi per i trattamenti pensionistici più corposi – ed infatti per una pensione di mille euro lordi si avrà un incremento netto di poco superiore ai 50 euro netti. Saranno però le pensioni lorde pari a circa 4mila euro a beneficiare dell’incremento più consistente. E’ stato infatti stimato che per un importo netto iniziale di 2.826 euro (lordo 4.000 euro), la rivalutazione sia di circa 150 euro, per un ammontare finale di 2.970 euro circa.

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Come funziona il conguaglio nel 2023

Lo ribadiamo per chiarezza: l’aumento pensioni è stato quantificato sulla scorta della variazione percentuale che si è avuta negli indici dei prezzi al consumo, così come acclarata dall’Istat il 3 novembre di quest’anno. Perciò resta fuori dal calcolo il possibile incremento dell’inflazione per la rimanente parte di novembre e per il mese di dicembre di quest’anno. In altre parole se è vero che la rivalutazione pensioni cresce con l’aumento dell’inflazione, non è affatto improbabile che il prossimo anno vi sia un’ulteriore rivalutazione come conguaglio sull’aumento rimanente dell’inflazione 2022.

L’ipotesi in questione, non a caso, si è verificata anche quest’anno. Dal primo gennaio 2022 le pensioni sono state oggetto di rivalutazione pari all’1.7%. In un secondo tempo è però emerso che l’inflazione totale alla fine dello scorso anno era pari all’1,9%. Ecco perché le istituzioni hanno previsto da questo novembre un ulteriore aumento dello 0,2%.

Così si spiega l’invio delle tantissime email, cui abbiamo fatto riferimento sopra, le quali appunto informano i titolari di pensioni che l’Inps sta dando luogo all’attribuzione della perequazione definitiva per il 2021 – con conguaglio nella rata di dicembre del trattamento – così come previsto dal decreto Aiuti bis.

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