Novità importanti per i pensionati che hanno sottoscritto un prestito con la cessione del quinto o stanno pensando di richiederne uno. L’INPS ha aggiornato le proprie indicazioni, chiarendo come funzionano le trattenute sulla pensione, quando è possibile rinnovare un finanziamento e cosa succede se alcune rate non vengono pagate regolarmente.
Le indicazioni sono contenute nella circolare INPS n. 109 del 2 novembre 2026, che recepisce il regolamento e lo schema di convenzione approvati con la deliberazione n. 55 del 29 aprile 2026.
Non si tratta di una modifica automatica dei contratti già sottoscritti, ma di un aggiornamento delle regole operative che interessano pensionati, banche e società finanziarie.
Vediamo quali sono gli aspetti più importanti da conoscere.
Come funziona la cessione del quinto della pensione
La cessione del quinto permette di ottenere un prestito da una banca o da una finanziaria, restituendolo attraverso trattenute mensili effettuate direttamente dall’INPS sulla pensione.
Il finanziamento può durare da un minimo di 12 mesi fino a un massimo di 120 mesi, cioè dieci anni.
La rata non può superare il 20% della pensione disponibile e deve sempre essere garantito al pensionato un importo almeno pari al trattamento minimo previsto dalla legge.
L’INPS si occupa di trattenere e versare le rate alla finanziaria, ma non concede direttamente il prestito.
Quanto può essere trattenuto dalla pensione? Esempi pratici
Uno dei chiarimenti più importanti riguarda la quota cedibile, cioè l’importo massimo che può essere destinato mensilmente al rimborso del finanziamento.
Il calcolo viene effettuato sulla pensione al netto delle imposte e delle trattenute obbligatorie, salvaguardando il trattamento minimo.
Facciamo due esempi, utilizzando per semplicità una soglia minima ipotetica di 610 euro.
Pensione netta di 1.200 euro:
- Un quinto della pensione: 240 euro.
- Pensione residua: 960 euro.
- Rata massima teorica: 240 euro.
Pensione netta di 700 euro:
- Un quinto della pensione: 140 euro.
- Importo minimo da salvaguardare: 610 euro.
- Rata massima teorica: 90 euro.
Nel secondo caso non sarebbe possibile trattenere tutti i 140 euro, perché il pensionato scenderebbe sotto la soglia minima.
Gli importi sono soltanto esemplificativi: la quota effettiva viene determinata dall’INPS sulla posizione individuale, considerando anche eventuali altre trattenute.
Quali pensioni consentono di richiedere il prestito
Non tutte le prestazioni INPS possono essere utilizzate per ottenere una cessione del quinto.
Tra quelle ammesse rientrano:
- Pensioni di vecchiaia e anticipate;
- Pensioni ai superstiti;
- Assegni ordinari di invalidità;
- Pensioni di inabilità di natura previdenziale.
Sono invece escluse le prestazioni assistenziali, come l’assegno sociale, le prestazioni di invalidità civile e l’APE Sociale.
Un caso particolare riguarda l’assegno ordinario di invalidità soggetto a revisione. Il finanziamento può essere concesso anche prima della conferma definitiva, ma se la prestazione viene revocata l’INPS non potrà continuare a effettuare le trattenute su quell’assegno.
Prima del prestito serve la comunicazione di cedibilità
Per richiedere il finanziamento occorre ottenere la comunicazione di cedibilità, il documento che certifica quanto può essere trattenuto ogni mese.
Il pensionato può richiederla alla sede INPS competente utilizzando il modello AP107.
In alternativa, rivolgendosi a una finanziaria convenzionata, può ottenere il documento tramite la stessa società, prestando il necessario consenso al trattamento dei dati personali.
La comunicazione non garantisce automaticamente la concessione del prestito: la decisione resta alla banca o alla finanziaria.
Rinnovo della cessione del quinto: quando si può chiedere
Chi sta già rimborsando un finanziamento può richiederne il rinnovo, rispettando precise condizioni.
La regola generale prevede che sia trascorso almeno il 40% della durata originaria del prestito.
In particolare:
- Prestito quinquennale: rinnovo dopo due anni.
- Prestito decennale: rinnovo dopo quattro anni.
Esiste un’eccezione per chi passa da un finanziamento quinquennale a uno decennale per la prima volta, purché venga estinto il precedente prestito.
Il rinnovo può essere effettuato con la stessa società oppure con una finanziaria diversa.
Non è però possibile mantenere contemporaneamente due cessioni del quinto sulla medesima pensione: il vecchio finanziamento deve essere estinto prima dell’avvio del nuovo piano.
Cosa succede se la pensione diminuisce e non basta per pagare la rata
La circolare distingue tra quota cedibile teorica, calcolata prima del finanziamento, e quota effettiva, realmente trattenuta ogni mese.
Se la pensione disponibile diminuisce oppure intervengono trattenute prioritarie, l’INPS può ridurre o azzerare temporaneamente la rata.
Attenzione: questo non significa che il debito venga cancellato.
Le somme non recuperate rimangono da regolare con la finanziaria e, quando ricorrono le condizioni, possono essere recuperate attraverso il meccanismo dell’accodamento.
Rate arretrate: quando la trattenuta può superare un quinto
Un chiarimento particolarmente importante riguarda l’avvio dei nuovi finanziamenti.
Se le trattenute iniziano dopo la decorrenza giuridica del contratto, possono accumularsi alcune rate arretrate.
Nei contratti di prima acquisizione, l’INPS può recuperarle applicando temporaneamente una trattenuta aggiuntiva rispetto alla rata ordinaria, fino al limite complessivo del doppio quinto, purché vi sia sufficiente capienza.
Per i rinnovi, invece, sono previste specifiche modalità operative per evitare sovrapposizioni tra vecchio e nuovo finanziamento.
Rate non pagate: il prestito può durare fino a 18 mesi in più
Quando alcune rate risultano parzialmente o totalmente insolute, può essere attivato il cosiddetto accodamento.
Questo meccanismo consente di proseguire le trattenute oltre la scadenza originaria del contratto, per un massimo di 18 mensilità.
L’accodamento non è automatico: deve essere previsto e specificamente accettato dalle parti, con il consenso della compagnia assicurativa e l’estensione della copertura.
Durante questo periodo, la finanziaria non può avviare o proseguire azioni di recupero per le rate interessate dall’accodamento.
Estinzione anticipata: cosa succede alle trattenute
Il pensionato può estinguere il finanziamento anticipatamente, in tutto o in parte.
Con il rimborso parziale è possibile rimodulare il piano, riducendo la rata, anticipando la scadenza oppure combinando entrambe le modifiche.
In caso di estinzione totale, la finanziaria deve comunicarlo all’INPS affinché interrompa le trattenute.
Se vengono prelevate ulteriori rate a causa dei tempi tecnici di elaborazione della pensione, la finanziaria deve restituire direttamente al pensionato le somme indebitamente ricevute.
Chi va in pensione con una cessione dello stipendio deve continuare a pagare?
Sì, nei casi previsti dalla legge. Se un lavoratore va in pensione mentre sta rimborsando una cessione del quinto dello stipendio, le rate residue possono essere trasferite sulla pensione.
È la cosiddetta traslazione, che opera purché la pensione sia cedibile e sufficientemente capiente.
La regola non si applica automaticamente ai prestiti con delegazione di pagamento dello stipendio.
Tassi di interesse: attenzione alle finanziarie convenzionate
L’INPS distingue tra società accreditate e convenzionate.
Le società convenzionate devono rispettare specifici limiti massimi di TAEG, aggiornati trimestralmente, con l’obiettivo di offrire condizioni più favorevoli rispetto alla media del mercato.
Prima di firmare è quindi importante confrontare non soltanto l’importo della rata, ma anche il TAEG, che indica il costo complessivo del finanziamento.
Cosa devono fare i pensionati che hanno già un prestito
Chi ha una cessione del quinto attiva non deve presentare automaticamente una nuova domanda o modificare il contratto.
È però consigliabile controllare periodicamente il cedolino della pensione su MyINPS, verificando l’importo delle trattenute e la loro corretta cessazione al termine del finanziamento.
Per contestazioni contrattuali, conteggi e rimborsi bisogna rivolgersi alla finanziaria: una semplice segnalazione all’INPS non interrompe automaticamente le trattenute.
La circolare n. 109 del 2026 chiarisce dunque le responsabilità dei soggetti coinvolti e le modalità di gestione del prestito, offrendo ai pensionati indicazioni utili per evitare problemi durante il rimborso.
Fonte: INPS, circolare n. 109 del 2 novembre 2026.
