Come e quando andare in pensione nel 2023: tutte le novità

Con la stesura della Manovra fugato ogni dubbio su come e quando andare in pensione nel 2023. La guida rapida.


In attesa di una riforma pensioni strutturale e condivisa, appare opportuno chiedersi con quali modalità sarà possibile accedere alla pensione nel 2023, ovvero quali saranno i requisiti per conseguire i trattamenti previdenziali il prossimo anno.

Vi sono varie novità sostanziali nella bozza della manovra ed infatti dal primo gennaio avremo requisiti per le pensioni modificati in modo temporaneo, sempre con un occhio di riguardo ai criteri di prudenza e cautela in salvaguardia dell’equilibrio dei conti pubblici. E non mancheranno i ritocchi verso l’alto delle pensioni minime, peraltro già annunciati da tempo dal Governo.

Pertanto, come si andrà in pensione nel 2023? Ricapitoliamolo in sintesi nel corso di questo articolo.

Quota 103 in legge di Bilancio: come funziona l’accesso alla pensione nel 2023?

Come già abbiamo avuto modo di notare in queste pagine, la manovra economica intende puntare su una nuova misura ‘ponte’ in campo pensionistico. Ci riferiamo a Quota 103, vale a dire una terza via di pensionamento rispetto alle altre due già ben note. Di fatto Quota 103 sostituisce Quota 102, ovvero quel meccanismo di pensionamento anticipato che per il solo anno in corso permette a chi ne ha i requisiti, di andare in pensione con almeno 38 anni di anzianità a livello di contributi regolarmente versati e 64 anni di età anagrafica.

Ricordiamo altresì che nel triennio 2019-2021 è stato in vigore il meccanismo di Quota 100, che ha consentito il pensionamento alle persone con almeno 38 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica.

Lo scenario pensioni 2023 prevede dunque il seguente elenco di meccanismi di accesso al trattamento previdenziale:

  • pensione di vecchiaia, che impone a chi vuole utilizzarla 67 anni d’età già compiuti e 20 anni di contributi;
  • pensione anticipata, la quale si può ottenere con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e uno in più per gli uomini, senza requisiti di ambito anagrafico;
  • Quota 103, ovvero il meccanismo che può essere sfruttato per agevolare l’accesso alla pensione, ma a condizione di avere almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi.

Quota 103, in particolare, vuole costituire una misura provvisoria, in attesa che nel corso della legislatura sia varato il meccanismo di Quota 41, come già emerso nel programma dell’azione di Governo. E soprattutto il meccanismo vuole impedire il brusco ritorno allo ‘scalone’ della legge Fornero, una volta conclusa l’esperienza di Quota 102.

Tetto all’ammontare della pensione con Quota 103

Attenzione però, perché per coloro i quali accederanno a quest’ultima forma di pensionamento anticipato – ovvero Quota 103 – l’importo dell’assegno previdenziale sarà caratterizzato da un limite massimo, a controbilanciare lo stesso accesso al meccanismo di agevolazione previdenziale.

Infatti il nuovo canale d’uscita anticipata con 41 anni di contributi e 62 anni d’età sarà sottoposto ad un tetto massimo circa l’ammontare del trattamento. Quest’ultimo infatti non potrà oltrepassare comunque i 36.643 euro l’anno (ovvero cinque volte il minimo) e, dunque, in concreto i 2.815 euro lordi ogni mese (tenuto conto anche della tredicesima). In altre parole, sarà valevole un limite pari a 5 volte il trattamento minimo Inps fino alla data nella quale il soggetto avrà conseguito i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia.

Sfruttando il meccanismo di Quota 103, la pensione on potrà essere cumulata con altro reddito da lavoro, tranne quelli da lavoro autonomo occasionale non sopra i 5mila euro annui.

Secondo le stime effettuate da Bankitalia l’impatto di queste novità nell’assetto delle regole previdenziali, sui flussi di pensionamento e di riflesso sui conti pubblici, sarà tutto sommato di relativa entità e uguale a circa 0,7 miliardi nel 2023 e 1,1 in media all’anno nel posteriore biennio. E ciò comunque al lordo degli effetti indotti sulle entrate.

Confermata Opzione donna per il 2023

Proroga con novità per Opzione donna. Ci riferiamo al meccanismo che permette ora il pensionamento agevolato a tutte le donne lavoratrici con almeno 35 anni di contributi regolarmente versati, e 58 anni di età anagrafica se lavoratrici subordinate, o 59 se autonome. Ciò a condizione che accettino che il calcolo della pensione sia interamente compiuto con il metodo contributivo.

Ebbene, in manovra abbiamo la conferma del requisito contributivo così com’è adesso, ma anche l’irrigidimento del requisito anagrafico. Quest’ultimo infatti non sarà più differenziato tra lavoratrici subordinate ed autonome: semplicemente saranno imposti 60 anni di età alle donne, che caleranno  a 59 per le donne con un figlio e a 58 per quelle con almeno due figli.

Non solo. L’accesso al pensionamento agevolato in oggetto potrà avvenire soltanto per le donne dipendenti che siano in una delle seguenti tre situazioni:

  • sono state licenziate o sono lavoratrici presso aziende per cui opera un tavolo di crisi aziendale (in queste circostanze il requisito anagrafico è di 58 anni, al di là del numero di figli);
  • effettuano assistenza da almeno un semestre ad un loro familiare (caregiver);
  • patiscono di una diminuzione della capacità lavorativa maggiore o uguale al 74%.

Come si può agevolmente notare, sì alla conferma della misura ma con significativi ‘aggiustamenti’.

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Confermata l’Ape sociale nel 2023

Non solo. Come era già stato annunciato, ecco la conferma in legge di Bilancio anche dell’Ape sociale, ovvero dell’anticipo pensionistico riservato a specifiche categorie di soggetti. L’Ape sociale consiste in un anticipo della pensione a carico dello Stato, versata dall’Inps a favore di chi può andare in pensione a 63 anni di età anagrafica.

Attenzione però, perché detta agevolazione previdenziale vale soltanto per alcune tipologie di persone ritenute vulnerabili, in una situazione di fragilità o comunque meritevoli di una tutela ad hoc. Ci riferiamo in particolare a:

  • disoccupati con almeno 63 anni d’età e 30 anni di contributi regolarmente versati;
  • soggetti che forniscono assistenza a familiari non autosufficienti (caregiver), con almeno 63 anni d’età e 30 anni di contributi regolarmente versati;
  • soggetti invalidi sopra il 74% con almeno 63 anni d’età anagrafica e 30 anni di contributi regolarmente versati;
  • lavoratori che hanno esercito compiti e mansioni gravose con almeno 36 anni di contributi versati.

Per quanto riguarda l’ultima categoria citata, non dimentichiamo però l’eccezione rappresentata da operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta. Per essi infatti il requisito contributivo per accedere all’Ape sociale scende a 32 anni.

Inoltre, l’ammontare mensile di questo trattamento non può oltrepassare i 1.500 euro e viene versato fino al raggiungimento dei requisiti necessari al pensionamento di vecchiaia, o fino all’ottenimento di un trattamento pensionistico diretto anticipato o conseguito prima rispetto all’età per la vecchiaia.

Età pensionabile 2021/2022

Per il biennio “2021/2022” vi è stato uno stallo dei requisiti pensionistici dei vari meccanismi di pensionato: dalla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata, passando per il cd. “sistema delle quote”.

Nelle seguenti righe, quindi, si riportano i requisiti pensionistici delle maggiori tipologie di pensionamento.

Età Pensione di vecchiaia

Iniziando dalla pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico rimane a 67 anni, per il biennio 2021/2022. Oltre al requisito anagrafico occorre avere anche almeno 20 di contributi.

Con riferimento, invece, ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, il requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni, si perfeziona, anche nel biennio 2021/2022, al raggiungimento dei 71 anni.

Età Pensione anticipata

Passando alla pensione anticipata, dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2026, i requisiti sono di:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il pensionamento è garantito a prescindere dall’età anagrafica.

Con riferimento, invece, ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, che consente l’accesso alla pensione con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e con il requisito del c.d. importo soglia mensile, è di 64 anni.

Età pensione lavoratori precoci

I lavoratori cd. “precoci” andranno in pensione, dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2026, con almeno 41 anni di contributi.

Sistema delle quote e requisiti pensionistici

Per il biennio 2021-2022, ai soggetti per i quali continuano a trovare applicazione il sistema delle cd. “quote”, possono conseguire tale diritto se in possesso:

  • di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni;
  • di un’età anagrafica minima di 62 anni.

Resta fermo il raggiungimento di:

  • quota 98, se lavoratori dipendenti pubblici e privati, ovvero di un’età anagrafica minima di 63 anni;
  • quota 99, se lavoratori autonomi iscritti all’INPS.

Comparto difesa: i requisiti pensionistici

Tutto invariato per il personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco, ossia del personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Per il biennio 2021/2022 tali soggetti dovranno maturare gli stessi requisiti anagrafici dell’anno in corso.

Lavoratori iscritti alla Gestione spettacolo e sport professionistico

Nessun incremento per i lavoratori assicurati alla Gestione spettacolo e sport professionistico, strutturata nel Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (FPLS) e nel Fondo pensione sportivi professionisti. I ballerini, ad esempio, andranno in pensione – dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2022, a 47 anni (sia uomini che donne).

Diversamente, i cantanti, gli artisti lirici e orchestrali andranno in pensione – dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021 – a 62 anni (61 anni per le donne). Dal 1° gennaio 2022, invece, anche le donne andranno in pensione a 62 anni d’età.

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