Pensione anticipata nel 2022: come uscire dal lavoro? Le prospettive

In mancanza di una riforma delle pensioni o della proroga di misure presenti, dal 2022 tornerebbero i requisiti minimi della legge Fornero.


Pensione anticipata nel 2022: lo abbiamo ricordato più volte su queste pagine: il Governo Draghi si è opposto al rinnovo del meccanismo della pensione anticipata via Quota 100, il quale infatti è un provvedimento che terminerà i suoi effetti entro la fine dell’anno in corso. Insomma, dal primo gennaio 2022 sono attese significative novità concrete ma, in mancanza, all’orizzonte si profila il ritorno della legge Fornero.

Ebbene sì, si tratta proprio della controversa legge collegata alla figura della nota economista, che ha ricoperto la carica di Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel Governo Monti. Come infatti opportunamente rilevato dagli osservatori più attenti, con l’addio al meccanismo di Quota 100, in assenza di una riforma strutturale della delicata materia pensionistica, in prospettiva non può che esservi l’applicazione dell’art. 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, intitolato “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici“. In buona sostanza, si tornerebbe ai requisiti minimi della Fornero.

Pensione anticipata nel 2022: obiettivo nuove regole, in vista del prossimo anno

E’ chiaro a tutti che uno dei compiti primari del Governo nei prossimi mesi sarà anche mettere in atto una nuova riforma pensioni; con la finalità di dare misure di flessibilità in uscita, differenti da quelle al momento vicine ad essere accantonate.

In particolare, dal 2022 non sarà rinnovata la pensione anticipata con il meccanismo di Quota 100 in ragione del fatto che per le finanze dello Stato ciò sarebbe eccessivamente oneroso. Inoltre, per l’Unione Europea riproporre Quota 100 sarebbe iniquo, giacchè consisterebbe in un privilegio assegnato a pochi. Anzi, per le Istituzioni dell’Unione è auspicabile un ritorno alle regole introdotte nel 2011 dall’allora Governo Monti.

Sostanzialmente, occorrono novità e un nuovo sistema pensionistico ripensato con una riforma strutturale che però al momento è solo allo studio. Diverse le ipotesi avanzate in questi mesi, per sostituire Quota 100, tuttavia il Governo non sembra ancora aver deciso.

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In ogni caso, nell’agenda politica il tema pensioni, incluso quello della nuova ‘pensione anticipata’, permane come primario; rimarcando che Quota 100 (62 anni d’età e 38 di contributi), ossia la misura targata Salvini nell’ambito dell’esperienza di Governo con il M5s e Premier Conte, avrà il suo epilogo a fine 2021.  Ciò nonostante altri temi, come pandemia, lotta alla disoccupazione e riforma degli ammortizzatori sociali, restino preponderanti.

Cosa potrebbe succedere a fine anno?

Vero è che in tutta la prima parte del 2021, sono giunti idee e progetti per varare una riforma pensioni post Quota 100. Artefici di queste proposte sono stati i partiti e i sindacati: finalità comune superare la Riforma Fornero, da parecchio tempo bersaglio di critiche da più parti.

Il punto però è molto chiaro e concreto. Se entro la fine del 2021, il Governo Draghi non varerà una dettagliata riforma pensioni, con un nuovo meccanismo della pensione anticipata, vi sarà il temuto ritorno ai requisiti minimi della Fornero. In altre parole, conclusa Quota 100, da gennaio 2022 come opzioni possibili – per uscire dal mondo del lavoro e andare in pensione –  vi sarebbero:

  • la pensione di vecchiaia a 67 anni e almeno 20 anni di contributi per la generalità dei lavoratori;
  • la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Dette opzioni sarebbero sfruttabili da tutti, senza penalizzazioni. Ma avremmo di fronte il temuto scalone. Inoltre, il ritorno alla Fornero si verificherebbe senza adeguamenti all’aspettativa di vita ISTAT; che fanno accrescere l’età pensionabile di tre mesi ogni 2 anni fino alla fine del 2026 per la pensione di vecchiaia; e di 2 mesi 2 anni biennio dal 2027 per ambo le misure (per la pensione anticipata l’adeguamento è stato fermato fino al 2026).

Ricordiamo altresì che la pensione anticipata è in pratica una prestazione patrimoniale rappresentata dal versamento mensile di una somma di denaro da parte dell’INPS verso un lavoratore che – pur non avendo conseguito i requisiti di età previsti per la pensione di vecchiaia – ha comunque pagato contributi per un numero di anni consistente.

La proposta della Corte dei Conti in tema di riforma pensioni

Intanto, la Corte dei Conti ha reso pubbliche le sue analisi circa la spesa previdenziale nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica. Rileva soprattutto un passaggio del documento pubblicato dai magistrati contabili: nel prossimo biennio l’andamento della spesa previdenziale “potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici”. In altre parole, è stato rilevato che è necessario trovare velocemente una soluzione per rimpiazzare le uscite dal mondo del lavoro con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi (appunto il meccanismo di Quota 100).

Concludendo la Corte dei Conti – nel suo interessante Rapporto – illustra anche una sua proposta in tema di riforma pensioni e pensione anticipata. “Andrebbe esaminato il tema di come garantire una maggiore flessibilità in uscita preservando però, per la componente retributiva dei trattamenti, quegli elementi di equità attuariale che informano la crescente platea di lavoratori la cui pensione è calcolata con il metodo interamente contributivo. Sarebbe utile considerare l’ipotesi di costruire, eventualmente
con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro“. Staremo però a vedere se il contributo dei magistrati contabili sarà tenuto in stretta considerazione. Ciò in vista di nuove regole circa pensione anticipata e riforma previdenziale.