Pensione di invalidità civile: a chi spetta e come fare domanda

Che cos'è e a chi spetta la pensione di invalidità civile? A quanto ammonta l'assegno e come fare domanda? Ecco cosa sapere.

Che cos’è e a chi spetta la pensione di invalidità civile? Con questa guida andremo ad affrontare un tema molto delicato ed importante di uno Stato Sociale: la tutela previdenziale e la sicurezza sociale sono infatti temi di interesse collettivo ed è compito dello Stato rimuovere gli eventuali ostacoli di ordine economico e sociale. Le situazioni di invalidità sono quindi sicuramente tra le casistiche in cui la sicurezza sociale trova pieno fondamento.

È la Costituzione la prima fonte normativa, infatti all’articolo 38 sancisce che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

Il soccorso della collettività nelle ipotesi di soggetti meritevoli di maggior tutela è quindi uno dei principi cardine e il risvolto si ha sia nella possibilità di richiedere un assegno di invalidità sia negli accessi derogatori al diritto alla pensione. In questa guida ci soffermeremo sui i requisiti di accesso e come fare la domanda e se vi sono casi di cumulabilità con altri redditi.

Chi sono gli invalidi civili?

La L. 118/1971 disciplina l’invalidità civile come una condizione fisica e/o psichica che rechi una permanente incapacità lavorativa non inferiore ad un terzo (33%).

Ovviamente questa invalidità deve essere riconosciuta ed in base alla gravità della malattia al soggetto viene attribuita una specifica percentuale di invalidità. Questo da non confondere con il più noto “stato di handicap” riconosciuto dalla Legge 104/92 come “una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.

L’invalidità è l’incapacità di svolgere le attività tipiche della vita quotidiana o lavorativa. Entrando nello specifico possono essere riconosciuti invalidi i cittadini di età compresa tra i 18 e i 67 anni con minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo che abbiano una riduzione permanente della capacità lavorativa in misura superiore a 1/3 (33%).

Nelle altre fasce di età, ossia minori di 18 anni o con più di 67 sono riconosciuti invalidi se hanno difficoltà persistenti a svolgere compiti e funzioni proprie dell’età, e nel secondo caso solo ai fini dell’assistenza socio-sanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento.

Come avviene il riconoscimento dell’invalidità civile?

Prima di capire come farsi riconoscere lo stato di invalido civile, è necessario capire se la malattia di cui si è affetti ne dia diritto. L’elenco delle patologie considerate invalidanti viene rilasciato in alcune linee guida dall’Inps e sono suddivise per apparato, con l’indicazione della possibile percentuale di invalidità. Queste linee guida, per quanto piuttosto corpose non sono vincolanti, quindi, anche se una patologia non è stata o non è ancora riconosciuta dall’INPS potrebbe comunque essere riconosciuta una percentuale d’invalidità.

Il primo passaggio è il rilascio del certificato del proprio medico. A questo punto si deve fare domanda di invalidità all’INPS mediante portale web, call center o patronato. Questo comporta il passaggio nella commissione medica che accerta la percentuale di invalidità.

Leggi anche: Legge 104: a chi spetta e come fare richiesta

Come fare domanda

Solo a questo punto, con il rilascio del verbale della commissione si può richiedere la pensione in modo autonomo attraverso

  • il portale INPS con il proprio PIN INPS, SPID, CNS o Carta d’identità difgitale;
  • tramite contact center INPS;
  • oppure affidandosi ad un patronato.

Pensione di invalidità civile: a chi spetta e importi

Coloro che presentano un’invalidità civile, riconosciuta, dal 74% al 99% hanno diritto ad una prestazione economica a carico dell’INPS.

Oltre ai limiti di cui sopra è necessario il rispetto di un ulteriore vincolo, legato al reddito, che per il prossimo anno, il 2020 non deve essere superiore a 4.926,35 euro e conservare lo stato di disoccupazione.

È necessario fare una precisazione. Lo stato di disoccupazione viene mantenuto anche in presenza di un reddito da lavoro dipendente inferiore a 8.145 Euro; limite ben più superiore a quello indicato per il mantenimento dell’assegno.

Quindi, potrebbe capitare che pur mantenendo lo stato di disoccupazione, si perda il diritto all’assegno perché superato il limite previsto per la compatibilità.

Importo pensione invalidità civile

L’importo per il 2020 sarà di 286,81 euro mensili.

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Percentuale pensione invalidità civile

Innanzitutto come anticipato il diritto alla pensione d’invalidità civile spetta solo a coloro che sono riconosciuti civili, con una percentuale dal 74%.

Ogni anno, però, l’interessato deve presentare il modello “ICLAV” (invalidità Civile Lavoro) con il quale dichiara se presta o meno attività lavorativa; questo per verificare lo stato di disoccupazione. Infatti, il modulo richiede i redditi derivanti dallo svolgimento di attività:

  • di lavoro dipendente, siano anche a tempo determinato o parziale,
  • oppure quelli derivanti da contratti di collaborazione,
  • di attività di lavoro autonomo
  • o d’impresa
  • o qualsiasi altro reddito assimilato.

Non rilevano, invece, ad esempio:

  • pensioni,
  • assegni e indennità corrisposti o da corrispondere agli invalidi civili,
  • rendite infortunistiche Inail aventi natura di risarcimento,
  • pensioni di guerra di ogni tipo, assieme alle relative indennità accessorie.

Qualora si superi il limite di reddito annuale previsto per mantenere il diritto all’assegno di assistenza, l’interessato deve premurarsi di comunicare entro 30 giorni all’Inps il venir meno dei requisiti richiesti con le modalità già note di comunicazione all’istituto.

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