Riscatto della laurea 2019: cosa cambia con il decretone

La pace contributiva contenuta nel cosiddetto decretone, prevede interessanti novità sul riscatto della laurea. Vediamo di cosa si tratta e come funziona.

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Con l’approvazione del “decretone” si torna a parlare di riscatto della laurea ai fini pensionistici. In un contesto, come quello attuale, in cui i requisiti pensionistici rimangono spesso un’utopia e l’età della pensione è sempre più lontana, un tema interessante che potrebbe tornare di attualità è il cd “riscatto della laurea”. Un’opportunità, questa, sempre troppo onerosa fino ad ora; fattore che rende l’opzione impraticabile per la maggior parte dei laureati. Ma sembra che qualcosa si stia muovendo in questo senso.

Infatti, nella Pace Contributiva, il cui testo contenuto nel decreto-legge su Reddito di Cittadinanza e Quota 100 dovrebbe essere pubblicato a breve in Gazzetta Ufficiale, è contenuta una norma che consente di riscattare gli anni di studi universitari pagando un importo molto basso, di circa 5 mila euro per ogni anno di studi, che servirà ad avvicinare la pensione.

Attenzione però: il riscatto agevolato degli anni di laurea consente di avvicinare la pensione solo dal punto di vista anagrafico. Infatti, il montante contributivo rimane pressoché inalterato, non facendo lievitare il trattamento pensionistico finale.

Riscatto degli anni di laurea: come funziona

Normalmente grazie al riscatto della laurea i soggetti possono, se in possesso del titolo di studio, riscattare a proprie spese gli anni di studio universitari per avvicinare non soltanto l’età pensionistica, ma anche per aumentare il montante contributivo e ricevere di conseguenza un trattamento previdenziale più sostanzioso.

Di sicuro si tratta di un’opportunità in più a disposizione dell’interessato, in quanto consente di riconoscere alcuni periodi della vita (come per es. i periodi di studio) scoperti dal punto di vista previdenziale.

Per quali periodi?

Possono essere riscattati:

  • i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);
  • laurea (corsi di durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni);
  • diplomi di specializzazione che si conseguono successivamente alla Laurea ed al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;
  • i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999 cioè:
    • Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale;
    • Laurea specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea.

Possono essere altresì ammessi al riscatto i diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), con riferimento ai nuovi corsi attivati a decorrere dall’anno accademico 2005/2006, e che danno luogo al conseguimento dei seguenti titoli di studio:

  • diploma accademico di primo livello;
  • di secondo livello;
  • di specializzazione;
  • formazione alla ricerca.

Riscatto laurea agevolato: limiti e requisiti

Come anticipato in premessa, il decretone consente di poter riscattare i periodi universitari ai fini pensionistici con un contributo piuttosto vantaggioso rispetto ai metodo tradizionali, che rimangono ancora in piedi. Tale opportunità, però, presenta alcuni limiti e condizioni da rispettare. In particolare, il soggetto interessato

  • non deve aver compiuto 45 anni di età;
  • è possibile solo per i periodi da valutare con il sistema di calcolo pensionistico contributivo.

Quindi è possibile affermare che l’agevolazione non riguarda sicuramente chi aspira a quota 100. Inoltre, gli accrediti contributivi devono collocarsi in un periodo successivo al 1° gennaio 1996. In altre parole, devono essere assoggettati al metodo contributivo “puro”.

Prendiamo il caso di un lavoratore che ha meno di 45 anni e che intenda riscattare i percorsi di studi sostenuti per 5 anni nel 1995. In tal caso, il primo anno non può essere riscattato, in quanto è anteriore al 1° gennaio 1996 e rientrerebbe così tra i contribuenti misti e non puri. Tuttavia è possibile riscattare il resto degli anni, pari a 4 anni e 10 mesi (fine anno accademico a ottobre 2000).

Riscatto della laurea 2019: quanto costa

L’onere da sostenere per il riscatto del laurea per gli under 45 è lo stesso di quello previsto per gli inoccupati. In pratica bisogna moltiplicare l’aliquota prevista per i lavoratori dipendenti all’imponibile minimo annuo degli artigiani e commercianti iscritti alla gestione INPS, che per l’anno 2018 è pari a 15.710 euro (il valore del 2019 non è ancora stato reso disponibile dall’INPS).

Dunque, conti alla mano, per riscattare un anno di laurea bisogna pagare circa 5.184,30 euro.

Un bel risparmio in termini economici se consideriamo che normalmente si prende a riferimento l’ultima retribuzione imponibile del lavoratore prima della richiesta.

Facciamo un esempio. Un lavoratore under 45 ha un RAL di 30.000 euro e vorrebbe riscattare 5 anni di università:

  • con il metodo tradizionale, si troverebbe a pagare 9.900 euro all’anno, che moltiplicato per l’intero periodo universitario fanno ben 49.500 euro;
  • con la nuova agevolazione, invece, si paga solamente 5.184,30 all’anno, che moltiplicato per cinque fanno 25.921,50 euro.

In tal caso, il lavoratore si troverebbe a risparmiare ben 23.578,50 euro, che corrisponde quasi alla metà.


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