L'associazione in partecipazione dopo la riforma del lavoro

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Il contratto di associazione in partecipazione con apporto di lavoro dopo la Riforma Fornero del mercato del lavoro

La legge 92/2012 (riforma del mercato del lavoro), modifica la normativa in materia di associazione in partecipazione con apporto di lavoro, al fine di rafforzarne la disciplina antielusiva.

Secondo l’art 2549 del Codice civile, il contratto di associazione in partecipazione “è il contratto in base al quale l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto”.

Il d. lgs. 276/2003, all’art 86 co 2, prevede che:

“Al fine di evitare fenomeni elusivi della disciplina di legge e contratto collettivo, in caso di rapporti di associazione in partecipazione resi senza una effettiva partecipazione e adeguate erogazioni a chi lavora, il lavoratore ha diritto ai trattamenti contributivi, economici e normativi stabiliti dalla legge e dai contratti collettivi per il lavoro subordinato svolto nella posizione corrispondente del medesimo settore di attività, o in mancanza di contratto collettivo, in una corrispondente posizione secondo  il contratto di settore analogo, a  meno  che  il  datore  di lavoro, o committente, o altrimenti utilizzatore non comprovi,  che la prestazione rientra in una delle tipologie di lavoro disciplinate nel presente decreto ovvero in un contratto di lavoro subordinato speciale o con particolare disciplina, o in un contratto nominato di lavoro autonomo, o in altro contratto espressamente previsto nell’ordinamento”.

I commi da 28 a 31 dell’art. 1 della riforma, modificano tale disciplina normativa.

Il comma 28 integra l’articolo 2549 del Codice civile al fine di prevedere che, qualora il conferimento dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non possa essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associanti (a meno che gli associati siano legati da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo). In caso di violazione del divieto in esame, il rapporto con tutti gli associati si considera rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il comma 29 fa salvi, fino alla loro cessazione, i contratti in essere che, alla data di entrata in vigore della legge di riforma del mercato del lavoro, siano stati certificati ai sensi dell’articolo 75 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

Il comma 30 introduce una più efficace disciplina antielusiva,disponendo che i rapporti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro, instaurati o attuati senza che vi sia stata un’effettiva partecipazione dell’associato agli utili dell’impresa o dell’affare, ovvero senza consegna del rendiconto (previsto dall’articolo 2552 del codice civile), si presumono, salva prova contraria, rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato (il previgente articolo 86 del D.lgs. n. 276 del 2003, di cui il comma 31 dispone conseguentemente l’abrogazione, si limitava invece a prevedere che il rapporto di lavoro si considera come di “lavoro subordinato”, ma non a tempo indeterminato, e non fa riferimento al caso di mancata consegna del rendiconto).

Infine, si precisa che tale presunzione opera nel caso in cui l’apporto di lavoro non presenti i requisiti di cui all’articolo 69-bis, comma 1-bis, lettera a), del decreto legislativo n. 276 del 2003, come introdotto dall’articolo 1, comma 26, della legge in esame; vale a dire il regime delle partite iva.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • justyna126

    ancora doppo tutte le riforme si prende in giro grazie a questo contratto.quando finira veramente?