Per la Fornero il lavoro non è un diritto. E la Costituzione allora non esiste

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


La Fornero nell'intervista al WSJ dichiara che il lavoro non è un diritto ma va guadagnato anche con il sacrificio, salvo poi correggersi. Infuriano le polemiche

Uno scivolone non da poco quello fatto dal Ministro del lavoro Fornero in un’intervista al Wall Street Journal. Il super ministro, a proposito della riforma del lavoro che, proprio in queste ore sta ottenendo le ultime fiducie del Parlamento Italiano,  ha infatti dichiarato: “il lavoro non e’ un diritto, va guadagnato anche con il sacrificio. Stiamo cercando di proteggere le persone, non i loro posti. L’attitudine delle persone deve cambiare”.

Salvo ovviamente poi precisare il tiro e correggersi: “Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione. Ho fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza”.

Vorrei ricordare al Ministro che il suo primo atto dopo la  nomina è stato di giurare sulla Costituzione della Repubblica Italiana; Costituzione che all’art 1, nel definire che tipo di Stato è l’Italia, stabilisce che:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fu il democristiano Amintore Fanfani a presentare la formula attuale che fu appoggiata dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano. Prima di arrivare alla forma tuttora vigente, vennero esposte varie proposte. La prima, presentata dal deputato Mario Cevolotto ometteva la formula “…fondata sul lavoro” e venne presentata il 28 novembre 1946. Questa, però, non piacque alla quasi totalità dei membri dell’Assemblea e venne definita algida e carente dei tratti precisi del nascente Stato Italiano. Fu Aldo Moro a chiedere di inserire un riferimento al lavoro. (fonte wikipedia).

Ma non solo. Per meglio specificare il concetto di Repubblica fondata sul lavoro, i nostri Padri costituenti hanno inserito nella Carta costituzionale anche l’art 4:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nulla da aggiungere e da commentare. Gli articoli della Costituzione sono chiari e inequivocabili. Il lavoro è un diritto di ogni cittadino italiano, certo sicuramente non è un diritto soggettivo nella definizione classica del termine ma, è una norma programmatica che impegna il Legislatore a promuovere le condizioni che rendano effettivo tale diritto.  E’ al cittadino che è attribuito il diritto dovere, attraverso il lavoro, di concorrere allo sviluppo del proprio futuro e di quello della nazione. E’ attraverso il diritto al lavoro che l’uomo concorre allo sviluppo della propria dignità e della dignità della colettività cui appartiene.

Dunque caro Ministro, non so ancora bene se la sua riforma sia o no una buona riforma; sarà il tempo a giudicare. So solo che tutte le classi politiche che si sono susseguite nel tempo, hanno di fatto, svuotato  il contenuto di questi due articoli della Costituzione. Che più che un diritto, il lavoro è diventato un lusso concesso a pochi e, ancor meglio se sono “figli di papà”. Che di sacrifici noi italiani ne facciamo fin troppi e voi politici e/o tecnici fin troppo pochi. 

Abbiamo provato tutti sulla nostra pelle che, le parole scritte nella nostra bella Costituzione sono, in alcuni casi come questo, belle parole di una bella fiaba oggi più che mai irreale. Pertanto, una cosa le chiedo: perlomeno non insulti anche la nostra intelligenza!

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

Altri articoli interessanti

  • Sebastiano

    Ci si dimentica di un’evoluzione del dopoguerra, consumistica della vita occidentale e dovrebbe essere chiaro che in Italia (e nei paesi occidentali in cui l’economia è diretta dal consumo) la costituzione va interpretata in questo modo: “Art.1: L’Italia è una Repubblica “democratica”, fondata sul CONSUMO”: per il consumo si assumono persone o si licenziano per soddisfare le esigenze di chi produce un bene o di chi il bene lo usa (consuma), quindi poche storie, c’è il materialismo nella conduzione della nazione e materialiste sono anche le teste che hanno avuto il privilegio di governare in questi tempi di crisi. Il fatto che la Fornero cerchi di conciliare le sue dichiarazioni lampo dopo le proteste ad esse, indica che abbiamo gente che conosce privilegi di vita, per le quali non c’è il pungolo della vita quotidiana, per molte, moltissime, tantissime, persone, un’esigenza semplice per -sopravvivere-.

  • niko

    BISOGNA CHE NON USIAMO PIU’ LE PAROLE MA I FATTI.CACCIAMO VIA I POLITI DAL PARLAMENTO,ANCHE CON LA BRUTTE MANIERE.

  • gabriella

    parole che sono pensieri, pensieri che sono convinzioni politiche e … diventano soluzioni ‘tecniche ‘ e che si traducono in norme e prassi che poco fanno sperare alle migliaia di giovani e meno giovani, maschi e femmine che disperatamente lottano, con sempre meno convinzione per avere diritto di esistere. in che mani siamo….