C’è una scadenza che torna ogni anno e che spesso passa inosservata, ma che può avere conseguenze molto pesanti per chi percepisce un’indennità di disoccupazione. Parliamo dell’autodichiarazione dei redditi da inviare all’INPS entro il 31 marzo.
Non si tratta di un adempimento per tutti, ma solo per una platea ben precisa di beneficiari di NASpI e DIS-COLL. Il problema è che, quando si rientra nei casi obbligati e non si invia la comunicazione, il rischio è concreto: si può arrivare a dover restituire tutte le somme percepite.
NASpI e DIS-COLL scadenza 31 marzo: cosa sapere
Il 31 marzo è una scadenza importante per alcuni percettori di NASpI e DIS-COLL. Non riguarda tutti, ma solo chi si trova in determinate condizioni.
Attenzione: non rispettare questo adempimento può avere conseguenze sulla prestazione. Conviene verificare subito la propria situazione.
Chi riguarda la scadenza del 31 marzo 2026
La scadenza del 31 marzo 2026 riguarda i percettori di indennità di disoccupazione come NASpI e DIS-COLL che si trovano in una situazione specifica.
L’obbligo scatta solo se:
- durante la percezione dell’indennità è stata avviata un’attività lavorativa autonoma o di impresa nell’anno precedente;
- si è esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (730 o modello Redditi).
In questi casi, il lavoratore deve comunicare all’INPS i redditi effettivamente percepiti nell’anno precedente. Per la scadenza del 2026, quindi, si tratta dei redditi relativi al 2025.
Cosa bisogna comunicare all’INPS
Chi rientra nell’obbligo deve trasmettere un’autodichiarazione dei redditi derivanti dall’attività autonoma o imprenditoriale svolta durante il periodo di disoccupazione.
Questa comunicazione serve all’INPS per verificare:
- il reddito effettivamente prodotto;
- la corretta misura dell’indennità;
- eventuali ricalcoli da effettuare.
La regola generale prevede che la NASpI venga ridotta in base al reddito dichiarato, in una misura pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di fruizione.
Come inviare l’autodichiarazione (modello NASpI-COM)
La comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in modalità telematica, utilizzando il modello NASpI-COM disponibile sul sito INPS.
In pratica:
- si accede al sito www.inps.it con SPID, CIE o CNS;
- si entra nella sezione dedicata alla NASpI o DIS-COLL;
- si compila il modello NASpI-COM indicando i redditi percepiti;
- si invia la comunicazione entro il 31 marzo.
È una procedura relativamente semplice, ma va fatta con attenzione, perché i dati dichiarati incidono direttamente sull’importo dell’indennità.
Cosa succede se non si invia la dichiarazione
Qui sta il punto più delicato.
La mancata trasmissione dell’autodichiarazione entro il termine previsto comporta conseguenze molto serie. L’INPS, infatti, può chiedere la restituzione delle somme percepite.
In particolare:
- si perde il diritto alla prestazione dalla data di avvio dell’attività;
- l’Istituto può recuperare tutte le mensilità erogate da quel momento;
- possono essere avviate procedure di recupero crediti.
In altre parole, non si tratta di una semplice dimenticanza sanabile senza effetti: l’impatto economico può essere rilevante.
Perché è importante rispettare questa scadenza
Questa comunicazione non è un passaggio formale, ma uno strumento necessario per mantenere il diritto alla prestazione in presenza di attività lavorativa.
La normativa prevede infatti che chi percepisce NASpI o DIS-COLL e avvia un’attività autonoma debba sempre informare l’INPS:
- inizialmente, indicando il reddito presunto;
- successivamente, comunicando quello effettivo.
Il mancato rispetto di questo obbligo interrompe il corretto rapporto con l’Istituto e porta alla perdita del beneficio.
Attenzione agli ultimi giorni: cosa fare subito
Chi si riconosce in questa situazione farebbe bene a non aspettare gli ultimi giorni.
Il consiglio pratico è di:
- verificare se nel 2025 è stata svolta un’attività autonoma o d’impresa;
- controllare se si è esonerati dalla dichiarazione dei redditi;
- accedere subito al portale INPS per inviare il modello NASpI-COM.
Muoversi in tempo evita errori e soprattutto il rischio di restituzioni che possono arrivare anche a importi consistenti.
Attenzione a non confondere: redditi presunti (31 gennaio) e redditi effettivi (31 marzo)
Un aspetto su cui è facile fare confusione riguarda le due diverse comunicazioni richieste dall’INPS nel corso dell’anno.
Da una parte c’è la dichiarazione dei redditi presunti, che va trasmessa entro il 31 gennaio. Questa riguarda sempre chi percepisce la NASpI e ha avviato (o prosegue) un’attività autonoma o d’impresa: in questo caso bisogna indicare il reddito che si prevede di percepire nell’anno in corso.
Dall’altra parte c’è invece la comunicazione dei redditi effettivi, oggetto della scadenza del 31 marzo, che serve a dichiarare quanto si è realmente guadagnato nell’anno precedente.
Le due scadenze hanno quindi funzioni diverse:
- 31 gennaio → comunicazione del reddito presunto per l’anno in corso;
- 31 marzo → autodichiarazione del reddito effettivamente percepito nell’anno precedente.
È importante non confondere i due adempimenti, perché entrambi incidono sull’importo della NASpI e sulla regolarità della prestazione. Saltarne uno o sbagliare la comunicazione può comportare ricalcoli, sospensioni o richieste di restituzione delle somme.
In sintesi
La scadenza del 31 marzo 2026 è un passaggio fondamentale per una parte dei percettori di NASpI e DIS-COLL.
Non riguarda tutti, ma solo chi ha avviato un’attività autonoma ed è esonerato dalla dichiarazione dei redditi. In questi casi, l’autodichiarazione è obbligatoria e va inviata tramite modello NASpI-COM.
Ignorare questo adempimento può costare caro: l’INPS può richiedere indietro tutte le somme percepite. Per questo è una di quelle scadenze da non sottovalutare.
