1 marzo, 24 ore senza di noi; sciopero degli immigrati

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Ad un anno dalla prima grande manifestazione dei lavoratori immigrati, oggi, si ripete nuovamente la giornata di lotta e di astensione al lavoro dei migliaia di immigrati che, piaccia o no, mandano avanti il nostro Paese.

Una giornata per dire no al razzismo, al continuo sfruttamento e ai ricatti. Una giornata per dire si ai diritti di tutti, a prescindere dal colore e dalla nazionalità.

In molte piazze italiane oggi si terranno cortei, e manifestazioni; le piazze torneranno a colorarsi di giallo (il colore ufficiale dell’iniziativa). Una nuova grande giornata di sciopero e mobilitazione per i migranti e con i migranti per chiedere:

  • l’abrogazione della Bossi-Fini;
  • Per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti;
  • l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza;
  • l’abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare;
  • la chiusura dei CIE;
  • una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa;
  • il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza

Così, il blog 1 marzo2010, creato in occasione della manifestazione dell’anno scorso apre così, nell’invitare tutti alla mobilitazione, afferma:” La situazione italiana di oggi è diversa da quella di un anno fa e forse ancora più grave. Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali.

Per tutte e tutti vige il ricatto quotidiano del razzismo istituzionale. In questo quadro la Bossi-Fini (in particolare la sua pretesa di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro con il “contratto di soggiorno”) si rivela più che mai come una legge inadeguata e ipocrita, che non combatte la clandestinità ma la crea, favorendo sfruttamento e lavoro nero e ponendo i migranti in una condizione di costante ricattabilità.

Per oltre 50mila immigrati, vittime della sanatoria truffa, non è stata trovata ancora una soluzione. Nel frattempo il governo è tornato a lanciare la lotteria del decreto flussi che – come tutti sanno – funziona principalmente da sanatoria mascherata. La questione della cittadinanza rimane insoluta e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza.

Le rivoluzioni di piazza che stanno attraversando il Nord Africa segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata: si evoca ancora una volta un inesistente “stato di emergenza” solo per non rispettare il diritto di asilo ed evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste”.

Ecco, allora se proprio non vogliamo partecipare alla mobilitazione, almeno riflettiamo sulla condizione dei tanti immigrati italiani. Non è solo un loro problema ma anche nostro! Il grande Mandela diceva: “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli”.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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