Imprenditore Brindisino condannato per estorsione: busta paga regolare ma retribuzione no

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Il Tribunale di Martina Franca nel Brindisino, ha condannato una intera famiglia di imprenditori nel campo dei materiali edili di Villa Castelli, per molti reati che vanno dall’estorsione nei confronti dei dipendenti, alla tentata violenza privata nei confrondi di due sindacalistiti della Fillea CGIL che nel 2003, provarono a far luce sulla vicenda denunciata da alcuni lavoraotri e  facendosi porta voce dei diritti violati dei dipenendenti, alle minacce e alle ingiurie.

Dopo sette anni si è finalmente conclusa la vicenda; le condanne: Giuseppe Gallone, 4 anni e 8 mesi complessivamente per i reati di estorsione, tentata violenza privata minacce e ingiurie; il fratello Vito Antonio, un anno e 2 mesi pena sospesa; Domenico e Donato Gallone, figli di Giuseppe, e il capo operaio Ciro Gallone, sono stati condannati a 8 mesi ciascuno, pena sospesa.

La storia è tutta racchiusa in una interrogazione parlamentare a risposta scritta presentata dall’allora deputato Nichi Vendola al ministro del Lavoro dell’epoca il 27 febbraio 2003. “La Gallone Snc aveva uno stabilimento a Martina Franca, quello teatro dei fatti, un altro e la sede sociale a Villa Castelli, dove “c’erano lavoratori che con vent’anni di servizio risultavano ancora inquadrati con la qualifica di manovali e con l’assenza totale del rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro”.

“Dopop la denuncia di alcuni operai, venne a galla una storia di buste paga che non corrispondevano ai salari realmente versati. La Fillea Cgil inviò Angelo Leo sul posto, ma dal novembre 2002 al febbraio 2003 le minacce,(anche di morte), la resistenza allo svolgimento delle assemblee, l’aggressione fisica al rappresentante sindacale e le pressioni dirette sui lavoratori si susseguirono senza sosta”.

Con l’arrivo del sindacato, dal 1 gennaio 2003, i lavoratori iniziarono ad operare nel rispetto delle regole (per otto ore al giorno e non più nove, con l’esclusione del sabato e la paga percepita era corrispondente a quella riportata in busta paga)”.

Fino allo scontro più grave dove, per impedire una assemblea sindicale, l’imprenditore insieme ai suoi figli, al capo operaio, signor Ciro Gallone, e dal signor Vito Antonio Gallone, aggredivano fisicamente il sindicalista minacciandolo anche di morte.

Ora c’è una sentenza che punisce questi pseudo datori di lavoro e risarcisce il danno alle parti civili. Giustizia è stata fatta.

E’ impossibile vivere continuamente sotto ricatto, soprattutto in particolari zone del nostro paese dove la violenza e l’intimadizione sono uno “stile di vita”. L’unica alternativa è DENUNCIARE ogni soppruso; ne abbiamo il diritto. Facciamolo attraverso i sindacati, attraverso i giudici, insieme con gli altri lavoratori ma facciamolo!

Fonte: www.brindisireport.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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