Per milioni di italiani il ritorno all’ora solare significa poter dormire un’ora in più. Per alcuni lavoratori, invece, accadrà esattamente il contrario: dovranno trascorrere un’ora aggiuntiva sul posto di lavoro. Succederà nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, quando alle 3 del mattino le lancette degli orologi torneranno indietro alle 2.
Una situazione che riguarda soprattutto infermieri, operatori sociosanitari, addetti alla vigilanza, operai delle fabbriche a ciclo continuo, lavoratori della logistica e tutti coloro che garantiscono servizi durante la notte.
Ma quell’ora di lavoro in più viene pagata oppure no? È automaticamente straordinario? E cosa deve fare chi ha il turno programmato proprio alle 2 o alle 3 del mattino?
Il cambio dell’ora solare solleva alcune questioni che riguardano non soltanto la busta paga, ma anche l’organizzazione dei turni e la corretta registrazione delle presenze.
Ora solare 2026: chi lavora di notte farà un’ora in più?
Per comprendere il problema basta immaginare un dipendente che normalmente lavora dalle 22 della sera alle 6 del mattino successivo.
In condizioni ordinarie, il turno dura otto ore. Nella notte del 25 ottobre, invece, quando saranno le 3, l’orologio tornerà a segnare le 2.
Il lavoratore attraverserà quindi due volte la stessa fascia oraria, quella compresa tra le 2 e le 3.
Il risultato è che, pur entrando alle 22 e uscendo alle 6, avrà lavorato nove ore effettive anziché otto, ipotizzando l’assenza di pause escluse dall’orario di lavoro.
Ma attenzione: non tutti i lavoratori notturni saranno necessariamente interessati. La durata effettiva dipenderà dagli orari di ingresso e uscita e dall’organizzazione dei turni.
L’ora in più viene regalata all’azienda?
Il principio generale è che il tempo effettivamente lavorato non può essere ignorato soltanto perché gli orologi sono stati spostati indietro.
Il Decreto legislativo n. 66 del 2003 considera orario di lavoro il periodo durante il quale il dipendente è al lavoro, a disposizione del datore e nell’esercizio delle proprie attività o funzioni.
Pertanto, se durante l’ora ripetuta il dipendente continua a svolgere normalmente la propria prestazione, quel periodo costituisce a tutti gli effetti tempo di lavoro.
Non esiste una regola generale secondo cui l’ora aggiuntiva del cambio all’ora solare debba essere lavorata gratuitamente.
Questo, tuttavia, non significa che debba necessariamente comparire in busta paga come un’ora di straordinario.
Occorre verificare l’orario contrattuale, il sistema di organizzazione dei turni e le disposizioni del contratto collettivo applicato.

È un’ora di straordinario oppure di lavoro ordinario?
Il fatto di rimanere al lavoro per nove ore invece di otto non comporta automaticamente il diritto alla maggiorazione per lavoro straordinario.
Secondo il D.Lgs. 66/2003, lo straordinario è il lavoro prestato oltre l’orario normale, tenendo conto anche della disciplina prevista dalla contrattazione collettiva.
Si possono quindi verificare tre situazioni:
- Straordinario: se l’ora aggiuntiva determina un superamento dell’orario normale, può essere riconosciuta come lavoro straordinario, con le maggiorazioni previste dal contratto.
- Recupero dell’ora: se consentito dalle regole contrattuali o dagli accordi applicabili, l’ora può essere compensata con una riduzione dell’orario in un altro momento o attraverso gli strumenti di recupero previsti.
- Riorganizzazione del turno: l’azienda può programmare diversamente gli orari per mantenere invariata la durata effettiva della prestazione, nel rispetto delle regole applicabili.
Bisogna inoltre considerare le eventuali maggiorazioni per lavoro notturno e domenicale. Molti CCNL prevedono trattamenti economici specifici, ma le diverse maggiorazioni non sono sempre cumulabili.
Per sapere quanto spetta effettivamente, quindi, è necessario verificare il contratto collettivo e gli eventuali accordi aziendali.
Chi deve iniziare il turno alle 2 o alle 3 cosa deve fare?
Il cambio dell’ora può creare un altro problema, spesso sottovalutato: cosa succede a chi deve iniziare o terminare il turno proprio durante il passaggio all’ora solare?
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre, infatti, la fascia oraria tra le 2 e le 3 si ripeterà due volte.
Chi deve iniziare a lavorare alle 2 deve presentarsi alle prime 2, quando è ancora in vigore l’ora legale, oppure alle seconde 2, dopo il cambio?
Non esiste una risposta valida per tutte le aziende. L’orario deve essere chiarito preventivamente dal datore di lavoro, tenendo conto della programmazione dei turni e delle esigenze del servizio.
Diverso è il caso di chi deve iniziare alle 3. Salvo differenti indicazioni organizzative, il riferimento è alle 3 dell’ora solare, cioè dopo che le lancette sono tornate indietro.
Il problema può riguardare anche chi deve terminare il servizio alle 2, perché bisogna stabilire se l’uscita sia prevista alla prima oppure alla seconda occorrenza di quell’orario.
Il consiglio è di chiedere conferma al datore di lavoro prima del turno, evitando di interpretare autonomamente gli orari.
Questo è particolarmente importante negli ospedali, nei servizi di vigilanza e nelle aziende a ciclo continuo, dove occorre garantire il corretto passaggio delle consegne tra colleghi.
Il datore di lavoro può far uscire il dipendente un’ora prima?
Una possibile soluzione consiste nell’organizzare diversamente il turno della notte tra il 24 e il 25 ottobre.
Per esempio, un lavoratore che normalmente presta servizio dalle 22 alle 6 potrebbe terminare alle 5, dopo avere svolto otto ore effettive, nonostante il cambio dell’orologio.
Questa soluzione richiede però un’adeguata programmazione aziendale e deve essere compatibile con il contratto e le esigenze del servizio.
In un ospedale o in una fabbrica a ciclo continuo, infatti, potrebbe essere necessario garantire la presenza del personale fino all’arrivo del turno successivo.
Non sempre, quindi, è possibile anticipare semplicemente l’uscita.
Attenzione alle timbrature e alla busta paga
Un problema concreto riguarda i sistemi di rilevazione delle presenze.
Un dipendente che timbra alle 22 e termina il servizio alle 6 potrebbe vedere registrate soltanto otto ore, nonostante ne abbia lavorate nove.
Questo può accadere quando il software calcola la durata del turno basandosi esclusivamente sugli orari di ingresso e uscita, senza considerare il cambio dell’ora.
In questi casi è necessario correggere il conteggio.
Chi lavorerà durante il cambio dell’ora dovrebbe quindi controllare il riepilogo delle presenze di ottobre e verificare che l’eventuale ora aggiuntiva sia stata correttamente contabilizzata.
Occorre inoltre verificare le maggiorazioni spettanti oppure, quando previsto, l’accredito dell’ora nel sistema di recupero.
Il trattamento potrebbe comparire anche nel cedolino successivo, in base ai tempi di elaborazione delle presenze.
Un turno di nove ore rispetta i limiti del lavoro notturno?
Il tempo effettivamente lavorato deve essere considerato anche ai fini dei limiti sull’orario di lavoro.
L’articolo 13 del D.Lgs. 66/2003 stabilisce, come regola generale, che l’orario dei lavoratori notturni non possa superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, secondo le modalità di calcolo e le eventuali deroghe consentite dalla normativa e dalla contrattazione collettiva.
Un turno di nove ore non costituisce quindi automaticamente una violazione, ma deve essere valutato nel rispetto delle disposizioni applicabili.
Restano inoltre da garantire i riposi previsti dalla legge, soprattutto quando il dipendente deve tornare in servizio nei giorni successivi.
In conclusione: l’ora lavorata non scompare con il cambio dell’orologio
Il ritorno all’ora solare del 25 ottobre 2026 mette in evidenza una differenza importante: quella tra l’orario indicato dall’orologio e il tempo realmente trascorso al lavoro.
Chi durante quella notte svolgerà nove ore effettive anziché otto non deve considerare automaticamente persa l’ora aggiuntiva.
L’ora lavorata deve essere conteggiata, ma non è necessariamente straordinario. Il trattamento dipende dall’orario contrattuale, dalle regole del CCNL e dagli eventuali accordi aziendali.
Allo stesso modo, chi deve iniziare o terminare il turno tra le 2 e le 3 dovrebbe ricevere indicazioni precise sull’orario da rispettare.
Il consiglio finale è quindi semplice: verificare preventivamente i turni, controllare le presenze e chiedere chiarimenti quando il conteggio non corrisponde alle ore effettivamente svolte.
