Permessi elettorali per lavoratori dipendenti, cosa sono e come funzionano

Come funzionano i permessi elettorali per i lavoratori dipendenti? Vediamo come devono comportarsi i lavoratori che si trovano a prestare servizio nelle elezioni politiche, amministrative e referendarie come presidenti di seggio, scrutatori, segretari e rappresentanti.

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Oggi tratteremo un argomento di grande attualità, ovvero i permessi elettorali per i lavoratori dipendenti. Vedremo quindi come devono comportarsi i lavoratori che si trovano a prestare servizio nelle elezioni politiche, amministrative e referendarie. Domenica 4 marzo 2018, come ampiamente noto, si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano. Si vota dalle ore 7 alle ore 23 di domenica e lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura delle urne e si protrarrà quindi sicuramente oltre le ore 24.00, quindi fino alle prime ore del mattino di lunedì. Inoltre nella stessa data si voterà anche per il rinnovo dei Consigli regionali di Lazio e Lombardia.

Vi sarà quindi un vero e proprio esercito di persone impegnate nelle operazione di voto. I lavoratori dipendenti che si troveranno ad espletare ruoli quali:

  • presidente di seggio;
  • segretario;
  • scrutatore;
  • rappresentante di lista, di candidato o di gruppo di candidati.

hanno il diritto di assentarsi dal lavoro per il periodo corrispondente alla durata delle operazioni. Lo stesso vale sia per i ruoli imposti (Presidenti, segretari e scrutatori in quanto nominati dalla Corte d’Appello o chiamati dal comune o dai Presidenti di seggio) oppure per propria scelta cioè i rappresentanti di lista e di gruppo. Vediamo cosa dice la legge a riguardo.

Permessi elettorali per lavoratori dipendenti, cosa sono

Partiamo dal presupposto che in linea di principio tutti i giorni di assenza dovuti all’espletamento degli incarichi sopra elencati, sono considerati, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa. Bisogna poi fare alcune distinzioni in base ai giorni in cui si svolgono le votazioni prima e lo spoglio poi. Capita spesso infatti che le elezioni si tengano la domenica e il lunedì, oppure che le operazioni di spoglio durino fino al giorno successivo le votazioni. Vediamo quindi come considerare le giornate lavorative, quelle non lavorative e i festivi. Precisiamo infine che le votazioni riconosciute sono le comunali, regionali, nazionali e referendum.

Permessi per votazioni giornate lavorative

Si considerano giornate lavorative normalmente quelle del lunedì e del martedì (quando ad esempio si vota fino al lunedì e lo spoglio si conclude il martedì, ovvero dopo le ore 24.00). In base al calendario settimanale lavorativo del lavoratore possono essere considerate giornate lavorative anche il sabato e la domenica, quando i riposi cadono in altri giorni della settimana.

Relativamente a queste giornate il permesso elettorale consiste nell’assenza dal lavoro con retribuzione normale. Questo significa che la giornata di lavoro va retribuita normalmente, anche se le operazioni di voto durano per poche ore e non si arriva quindi alle ore lavorative.

Permessi giornate festive

Normalmente la giornata festiva corrisponde alla domenica. Potrebbero comunque capitare anche altri tipi di festività, quali ad esempio le festività patronali della propria città, oppure le festività nazionali. Per queste giornate i permessi elettorali consistono in un riposo compensativo che il lavoratore potrà utilizzare normalmente dopo il termine delle operazioni elettorali. Ad esempio se le operazioni di voto terminano il lunedì, il lavoratore si può assentare anche il martedì.

Questa giornata potrebbe anche essere monetizzata, cioè azienda e lavoratore, al posto della giornata di risposo compensativo decidono di inserire in busta paga una giornata lavorativa in aggiunta alla retribuzione normalmente percepita.

Giornate non lavorative

Per giornata non lavorativa si intende generalmente il sabato per i lavoratori con settimana lavorativa corta, che lavorano cioè dal lunedì al venerdì.

In questo caso i permessi elettorali consistono, come per la domenica e i festivi in un recupero di una giornata di riposo compensativo oppure con la monetizzazione di una giornata lavorativa in aggiunta alla retribuzione normalmente percepita.

Permessi elettorali: documenti da consegnare al datore di lavoro

Tutte le assenze del lavoratore dipendente per motivi sopra elencati, devono essere giustificate al datore di lavoro tramite presentazione di apposita documentazione.

  1. per prima cosa si dovrà esibire la chiamata ai seggi, ovvero la nomina a presidente, segretario, scrutatore o rappresentante.
  2. successivamente si dovrà esibire questo documento firmato dal presidente di seggio. Nel plico dei documenti presenti nei seggi si trovano anche fac-simile di permesso elettorale da consegnare al datore di lavoro. L’importante è indicare esattamente le giornate di effettiva presenza al seggio e l’orario di chiusura dello stesso. Questa documentazione va vistata anche dal vice-presidente del seggio.

Permessi elettorali chi paga

A differenza di altri permessi in cui solitamente il datore di lavoro anticipa la retribuzione per poi recuperarla dall’INPS, in questo caso la retribuzione è totalmente a carico del datore di lavoro.

Permessi elettorali, normativa

La normativa di riferimento per le assenze dal lavoro dovute alle elezioni è contenuta nella Legge 29 gennaio 1992, n. 69, Legge 21 marzo 1990, n. 53 Art. 119 e nel D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361

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